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Lezioni di democrazia - Piergiorgio Odifreddi presenta il suo ultimo libro al teatro Caffeina di via Cavour - Domani l'ultima della tre giorni organizzata dalla Fondazione di Andrea Baffo

“La democrazia è irrealizzabile”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Federico Meschini e Piergiorgio Odifreddi

Viterbo – Federico Meschini e Piergiorgio Odifreddi

Viterbo - Piergiorgio Odifreddi

Viterbo – Piergiorgio Odifreddi

Viterbo - Federico Meschini

Viterbo – Federico Meschini

Viterbo - Federico Meschini e Piergiorgio Odifreddi

Viterbo – Federico Meschini e Piergiorgio Odifreddi

Viterbo - La presentazione del libro "La democrazia non esiste"

Viterbo – La presentazione del libro “La democrazia non esiste”

Viterbo - Piergiorgio Odifreddi

Viterbo – Piergiorgio Odifreddi

Viterbo – “La democrazia è irrealizzabile”. Piergiorgio Odifreddi la pensa così, al punto da scriverci un libro per la Rizzoli presentato ieri sera a Viterbo nell’ambito delle conferenze dedicate appunto al tema della democrazia e organizzate al teatro di via Cavour dalla Fondazione Caffeina cultura.

“Lezioni di democrazia”, questo è il titolo del ciclo di conferenze voluto dal team di Andrea Baffo and Co. Dal 21 al 23 settembre, dalle cinque alle 11 di sera. Prima di Odiffredi ci sono stati Giovanni Orsini, Massimo Bordin, Enrico Mentana, Edoardo Novelli e Alessandro Gilioli. Oggi ci saranno invece Luigi Di Gregorio (ore 16), Francesca Scopelliti, Sergio Talamo e Vittorio Pezzo (ore 17), Marco Ferrante (ore 18) e Stefano Feltri (ore 19).

Ingresso libero. Alle 18, Fino ad oggi e sempre al teatro Caffeina, democrazia per i bambini.

“La democrazia non esiste. Critica matematica della ragione politica”. Il titolo per esteso dell’ultimo lavoro di Odifreddi. Logico e matematico, docente presso la Cornell University e l’Università di Torino. Da logico ha prima affrontato Dio passando infine alla politica. Dimenticandosi però che fede e democrazia non sono riconducibili soltanto alla matematica. 

“La democrazia non solo non esiste come opinione – dice Odifreddi intervistato da Federico Meschini – ma quando si cerca di precisare meglio il concetto di democrazia ecco che quest’ultima ci appare anche irrealizzabile”.

La matematica utilizzata a fini politici. Condorcet, il rivoluzionario francese della fine fine del ‘700 fu il primo a farlo. “I sistemi elettorali – spiega Odifreddi – sono invece l’esempio più lampante. La democrazia si estrinseca nei voti dell’elettore ma chi vince viene deciso da meccanismi che gli elettori non possono stabilire. 

Odifreddi racconta della democrazia impossibile che attraverso i paradossi. Del sorride e del gelataio innanzitutto. Il primo dimostra come “il singolo voto non sposta nulla. Non si è mai vista un’elezione vinta per un solo voto. Non è il voto di un singolo individuo che sposta la vittoria. Nonostante questo la gente continua ad andare a votare. Paradossale”.

Il paradosso del gelataio insegna invece che i “partiti che tendono a convergere al centro per accaparrarsi gli indecisi perdono poi le proprie ali estreme. Perché devo votare uno che finge di essere di sinistra essendo quando poi è uno di destra”.

Infine il teorema di Arrow, il padre della teoria delle scelte sociali che nel 1972 gli vale uno dei primi Nobel per l’economia. “Arrow dimostra – commenta Odifreddi – che il modo migliore per soddisfare le condizioni minimali per una democrazia è la dittatura. Uno solo al comando, uno solo che decide”. Un po’ come accade già a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso con fascismo e nazismo sbucati fuori dalle pieghe della democrazia. 

“La democrazia non esiste”. Tema vecchio come il cucco. Non solo un discorso o punto di vista logico-matematico. I greci della democrazia temevano l’esito fraticida. Il suo possibile evolversi in guerra civile. Una guerra tra bande in mezzo a una marea di schiavi privi anche del diritto alla vita. Strumenti paragonabili a qualsiasi altro strumento di lavoro. Così li pensava Aristotele. Il messaggio evangelico introdusse incarno’ poi la democrazia nella storia facendo della croce non più un simbolo di umiliazione destinato a ladri e schiavi ribelli da schernire sulla pubblica piazza ma di emancipazione e riscatto da ogni tipo di schiavitù e oppressione. L’impero romano non seppe fare a meno degli schiavi e crollò, come racconta Aldo Schiavone nella “Storia spezzata”, pur avendo tutte le conoscenze per poter sviluppare autonomamente una vera e propria fase capitalistica dell’impero.

Dal cristianesimo in poi la storia non fu più la stessa perché da quel momento in poi, con la scoperta dell’individuo e della libertà intesa come libertà individuale fino all’habeas corpus di dodici secoli più tardi, la democrazia da quel momento in poi fu possibile. Al punto che Spinoza la vede per primo come grande incompiuta e al suo interno un ulteriore possibile sviluppo, un verso e proprio potere costituente verso un altrove che Marx chiamerà comunismo. Da allora la storia della democrazia ha seguito un nuovo corso, intrecciandosi per la prima volta con quella dei lavoratori.

Daniele Camilli

 

 


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23 settembre, 2018

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