Vetralla – “Il Partito democratico deve farsi ascoltare e per farlo dobbiamo cambiare”. A Vetralla arriva il presidente della regione Nicola Zingaretti, intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.
Gallery: Zingaretti alla festa dell’Unità
Sul palco il consigliere regionale Enrico Panunzi. La sala del cinema Exelsior è piena. Tanto Pd e tanti cittadini, oltre seicento persone. Si parla del partito: ripartire o rifondare, la segreteria e la candidatura di Zingaretti, il governo e i Dem all’opposizione, l’Europa e i sovranisti. Dopo il saluto del sindaco di Vetralla, Franco Coppari, che ringrazia Zingaretti per essere sempre stato vicino all’amministrazione e gli augura d’essere il prossimo segretario nazionale, il segretario della sezione locale del Pd, Stefano Grego, mette subito i piedi nel piatto chiedendo: “Più Europa e un partito dove i militanti contino veramente”. E racconta la vita nel circolo locale del Pd: “Ci riuniamo tutte le settimane. Per discutere”. Un esempio da cui ripartire. Poi le domande, con Zingaretti che risponde punto su punto.
Partito democratico, dal 40% al 17%, le vittorie e poi il tonfo
“Parlare di cosa è successo – spiega Nicola Zingaretti – vuol dire discutere dei nostri errori. Senza dimenticare che siamo parte di un movimento che ha perso, ma noi il 4 marzo nel Lazio abbiamo vinto le regionali. Mi candido alla segreteria perché non ci siano reticenze, stavolta”. Per combattere contro due opposti estremismi tra i Dem. “Uno punta alla liquidazione del Pd. Sono contrario rispetto a chi dice che dopo la sconfitta il Pd vada sciolto, ma va detto anche no alla conservazione”. Parlando chiaro. “Non si può pensare che abbiamo perso solo per avere comunicato male e gli italiani non ci hanno capito. Dobbiamo guardare in faccia il mostro, che non sono solo le cose inquietanti che dice Salvini. Il nostro problema non è fare opposizione a Salvini, ma capire perché hanno scelto lui e non il Pd. Perché quelle idee che non condividiamo sono così popolari. Domande che fanno male, ma dobbiamo partire da lì, altrimenti non troveremo la risposta alla crisi”.
Un partito che deve cambiare
“Noi dobbiamo cambiare – dice Zingaretti – perché alla radice della nostra crisi c’è il fatto che nonostante il lavoro portato avanti dal nostro governo, le persone si sono sentite sole. Non c’eravamo nel momento del bisogno. La prima cosa da fare è la ricostruzione dell’agenda economica e sociale della sinistra, che tiene insieme crescita ed equità. Rifondare il nostro modo d’essere forza organizzata”. In una direzione chiara: “Ricostruiremo un soggetto collettivo degno di questo nome, se riscopriamo la bellezza della fiducia tra noi. Finora abbiamo vissuto il pluralismo come la ricerca del nemico da abbattere”. A Viterbo il Pd ne sa qualcosa. “In regione abbiamo vinto ed è stato possibile grazie a una squadra di cui sono orgoglioso. In un quinquennio drammatico, con una coalizione larga, non c’è stato un comunicato stampa uno contro l’altro”.
Pd in piazza ma anche nella rete
“La nostra presenza deve essere in strada, in piazza ma anche sulla rete. Abbiamo guardato con sufficienza a questo fenomeno. Esattamente come facemmo con Berlusconi e le sue televisioni. Non dobbiamo avere la puzza sotto il naso. La rete non sostituisce la vita, con le persone ci si parla, ma la rete è un luogo in cui ci si orienta, la gente ci studia, dibatte e si forma opinioni. Dobbiamo essere migliori anche lì, altrimenti continua a prevalere solo chi racconta bugie”. Un passaggio non facile. “Il vero tema è farsi ascoltare e per farlo, dobbiamo cambiare”.
Movimento 5 stelle e Lega: “Non sono la soluzione ai problemi del paese”
“Non ci sono spazi per realizzare il loro contratto. Due movimenti con piattaforme alternative su tasse, sociale, giustizia e idea di democrazia. Sono forze che non trovano una sintesi, perché governano con parlamentari pentastellati, ma l’identità è di estrema destra. Sono certo che larga parte dell’elettorato pentastellato non volesse quest’agenda di governo”. Nel frattempo, il Pd ha un progetto da costruire: “Partendo dal comprendere perché l’elettorato ci ha abbandonato. Il 13 e 14 ottobre a Roma ci sarà Piazza Grande. Due giorni per capire e ripartire”.
L’Europa e il “gigantesco imbroglio dei sovranisti”
I sovranisti sono i più grandi attentatori della sovranità italiana. Potremo continuare a essere un paese sovrano solo se l’Europa esiste. Se muore, rispetto a grandi potenze come Usa, Cina Russia, l’Italia sarà spazzata via. Colonizzata”.
“Mentre ci distraggono con i migranti, il governo taglia i fondi alle periferie”
“Dobbiamo essere più chiari e reattivi. Il calo dell’80% di sbarchi è merito del governo di centrosinistra. Noi ci siamo preoccupati di far diminuire il numero, ma anche delle persone, di salvare le vite di quella gente. Un risultato del governo Gentiloni e degli altri. Quello attuale, mentre ci distrae con i 140 migranti bloccati sulla nave Diciotti, cancella decine di milioni di investimenti sulle periferie. Gridano alla paura mentre ci distraggono levando soldi destinati alle fasce sociali che di più avvertono insicurezza e necessità d’essere difesi”.
Al consigliere regionale Enrico Panunzi piace che nell’incontro non si sia parlato di beghe, soprattutto quelle locali. “Cambiamo passo – osserva Panunzi – in regione siamo arrivati con 800 milioni di disavanzo corrente nella sanità. Adesso siamo non solo in pareggio, ma anche sopra. La gente i risultati li sta vedendo. In passato la gente è stata espulsa dal mondo del lavoro, adesso nella sanità sono partire le assunzioni”.
Ma il partito è a un bivio. “Dobbiamo decidere il prima possibile. Non scegliere vuol dire dare il colpo di grazia. Quando siamo stati rieletti in regione, qualcuno ha detto: non ce la farete. Guardate le leggi approvate dal consiglio regionale in questi mesi”.
Giuseppe Ferlicca
Panunzi: “Basta attendere, è ora di decidere, serve la svolta”
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY