Tarquinia – Non bastava una maggioranza litigiosa, non bastavano gli scontri fra i tre gruppi in consiglio e tra assessori in giunta, non bastavano le dimissioni da parte del sindaco Pietro Mencarini. Irrevocabili, come da lui stesso affermato.
La già incandescente situazione al comune di Tarquinia è destinata a esplodere, per una voce che circola insistentemente da giorni. Una bomba, se confermata.
Il primo cittadino sarebbe stato spiato, durante riunioni anche importanti, nel suo ufficio. Una spy story era quello che mancava alla disastrata coalizione.
Spesso, durante gli incontri, pare che facesse la sua comparsa un telefonino appoggiato su un tavolo, lasciato in carica. Così si dice.
Solo che il cellulare non si stava solo ricaricando. In realtà sarebbe stato messo in funzione anche il registratore. Per prendere nota e ascoltare poi con calma il contenuto delle conversazioni.
Qualcuno, evidentemente, ci teneva a essere sempre informato su tutto quello che accadeva nella stanza del primo cittadino.
Nel palazzo comunale stanno prendendo molto seriamente la vicenda, che se confermata, sarebbe più che seria. Al punto che se ne dovrebbe parlare anche nel consiglio comunale convocato per domani alle 18, proprio per discutere le dimissioni di Mencarini.
Una seduta da registrare.
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