Tarquinia – “Hanno tradito la fiducia dei cittadini che avevano creduto alle promesse di cambiamento”. Anselmo Ranucci è tranciante. Il consigliere comunale del Pd stronca la maggioranza, dopo le dimissioni del sindaco Pietro Mencarini.
“La verità viene sempre a galla. Stavolta più che mai rende giustizia alle vicende di questi ultimi giorni. Le dimissioni del sindaco sono da attribuire unicamente a motivi politici. – prosegue Ranucci – Non ha mollato per motivi di salute, da lui stesso definiti emerite cavolate. Conosco Pietro da tantissimo tempo. Siamo cresciuti insieme e mi lega a lui, per quanto abbiano fatto di tutto per farci litigare, un’amicizia solida e indissolubile.
Mai si sarebbe tirato indietro, se non fosse stato portato allo sfinimento da personaggi famosi per i loro trascorsi ondivaghi nel mondo politico tarquiniese. Sono contento che queste cose le abbia dette lui, senza metafore, con parole chiare, che non lasciano ombre di dubbio. Mencarini ha dichiarato alla stampa che le sue dimissioni sono da ricercare nei gruppi di potere che tengono in ostaggio la maggioranza e antepongono l’interesse privato all’unico perseguibile da chi fa l’amministratore, quello generale”. Parole che il consigliere comunale definisce pesanti come macigni.
“Indirizzate contro i gruppi guidati da Catini e Serafini, sempre in lotta per garantirsi un futuro politico – aggiunge -. Onore al sindaco. Poteva trincerarsi dietro la sua malattia, ma ha voluto parlare chiaro alla città. Ha voluto evitare strumentalizzazioni. È stato un uomo vero che non è sceso a ricatti e condizionamenti da chi è artista nel farlo. Hanno litigato più per mettersi la fascia tricolore che per trovare soluzioni ai problemi dei cittadini. Non hanno risolto un problema vero e sul primo, quello di San Giorgio, sono affondati. Non è l’età che fa di un uomo un buon amministratore. Ci vuole competenza, passione, esperienza. Ci vuole e ci voleva una squadra all’altezza, cosa che il sindaco, del tutto inesperto in quest’ambiente, non ha avuto. Anzi sono stati proprio loro a costringerlo a dare le dimissioni e a lasciare Tarquinia senza guida. Senza amministrazione. Senza futuro”.
Per Ranucci l’aspetto più mortificante è l’aver tradito la fiducia che i tarquiniesi avevano riposto in questa maggioranza. “È finita come tutti già sapevamo. – dichiara – Quando un anno fa, i cittadini hanno scelto questo nuovo corso. Fare l’amministratore di una città complessa come Tarquinia è difficile. Gestire le poche risorse economiche richiede lungimiranza, programmazione e competenza. Nulla s’improvvisa. Nulla può essere lasciato al caso.
Ma come amministratore di questa meravigliosa città che, con le dimissioni del sindaco Mencarini termina definitivamente la propria esperienza politica, voglio fare tre ringraziamenti dovuti. Il primo ai tutti i miei concittadini, nessuno escluso, che per anni mi hanno dimostrato affetto e riconoscenza per il lavoro che ho sempre cercato di fare con onestà e passione. Il secondo al sindaco dimissionario, per aver avuto il coraggio di dire la verità sui fatti accaduti, con parole chiare che non danno alibi a nessuno e bocciano in maniera definitiva questa nuova classe politica.
Giovane sì, ma del tutto incompetente a guidare Tarquinia. Il terzo ai dipendenti comunali con i quali ho trascorso anni bellissimi. In un momento dove sono stati portati ad esempio d’inefficienza, dico ai cittadini che devono andare orgogliosi di questo apparato amministrativo. Mai uno scandalo ha sfiorato gli uffici di piazza Matteotti. La loro onestà non è stata mai messa in dubbio e questo merita di essere sottolineato”.
Il consigliere comunale conclude con una frase di Martin Luther King: “La più grande tragedia di questi tempi, non è il clamore assordante dei cattivi, ma nel silenzio spaventoso delle persone oneste”.
Daniele Aiello Belardinelli
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