Viterbo – Venti stagioni da calciatore e 16 da allenatore. In totale 36, su 54 primavere.
Quella di Beppe Iachini si può definire senz’ombra di dubbio una vita dedicata al calcio, che per la prima volta lo vede fermo al palo dopo il divorzio col Sassuolo avvenuto a inizio giugno.
Arrivato in Emilia con la squadra al penultimo posto, il tecnico ha condotto i neroverdi a metà classifica conquistando la salvezza con largo anticipo. Un risultato che però non ha portato alla conferma.
Prima, tante avventure importanti su panchine di serie A e B, tra le quali spiccano le quattro promozioni in massima serie con Chievo Verona, Brescia, Sampdoria e Palermo e la stagione successiva sempre alla guida dei siciliani. La 2014-2015 per l’esattezza, chiusa all’11esimo posto col merito di aver lanciato due giovani talenti chiamati Andrea Belotti e Paulo Dybala.
Entrambi 21enni e protagonisti della vittoria del campionato nella stagione precedente tra i cadetti, formarono un’ottima coppia d’attacco in grado di segnare sei e 13 gol prima del salto verso il derby della Mole. Il ‘Gallo’, infatti, venne acquistato dal Torino per 7,5 milioni di euro mentre la ‘Joya’ passò alla Juventus per 32 milioni più otto di bonus. Per la felicità del presidente Maurizio Zamparini.
“Un paio di allenamenti furono sufficienti per capire che strada avrebbero fatto quei due” rivelò Iachini in passato mentre ieri sera, al premio Etrusco di Viterbo, l’allenatore ha ripercorso alcuni tratti della sua lunga carriera.
“Quando ho iniziato ad allenare Dybala nel Palermo aveva 18 anni – ha raccontato il tecnico -. Paulo deve giocare di punta e non trequartista. Quante litigate ho fatto con Zamparini sulla sua collocazione. A inizio stagione, in serie A, mi diceva: ‘Ti caccio via se lo fai giocare centravanti’. Alla fine ha preso 40 milioni di euro grazie alla sua cessione. Se giocava da esterno, con la gamba corta, difficilmente avrebbe fatto quei gol. Era giovane, aveva tanta qualità ma poca bravura nella tattica individuale. Alla fine degli allenamenti gli ordinavo degli esercizi individuali sullo smarcamento”.
Ricordi e aneddoti recenti che hanno strappato più di un applauso dalla platea. Così come quello su Mauro Icardi, altro gioiello lanciato da Iachini ma ai tempi della Sampdoria.
“Mauro ha esordito con me in serie B – ha proseguito l’allenatore -. L’ho notato durante le partite di metà settimana tra prima squadra e giovanili. Ho visto questo ragazzo dall’altra parte del campo: prima palla in profondità, un passante. Altra palla in profondità, mezzaluna. Ho chiesto chi fosse e il direttore mi rispose ‘Uno scemotto’. Il giorno dopo l’ho fatto venire in prima squadra. Aveva fatto due movimenti buoni e sono bastati. Era forte già a 17 anni“.
Sempre all’interno della relazione tecnica “L’importanza della tattica individuale nel contesto della tattica collettiva nel gioco di squadra” Iachini ha citato alcuni esempi più o meno recenti relativi alla sua carriera di allenatore e calciatore.
“Prima si giocava a uomo e come centrocampista ho marcato sia Maradona che Platini – ha concluso il tecnico –. A vent’anni mi ritrovai ad affrontare il francese, uno dei piu forti nello smarcamento. Ti guardava e si smarcava. Non c’erano i video prima della partita per vedere i movimenti e alla prima azione mi ha superato senza problemi. Dopo gli ho preso le misure: passo indietro e sguardo sull’avversario. Gli ho reso la vita più difficile. Adesso si gioca a zona ma non bisogna mai dimenticare il passato. Il calcio è velocità e il discorso è sempre lo stesso: bisogna fare gol il prima possibile e senza troppi passaggi. Poi se sei la Juve e hai Dybala, Cristiano Ronaldo, Cuadrado e via dicendo puoi stare più tranquillo perché te la risolvono, ma se sei una squadra normale non ti puoi permettere troppi passaggi in più”.
Samuele Sansonetti
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