Torrjos – Riceviamo e pubblichiamo – La cinofilia di Federcaccia Lazio brilla sul tetto del mondo con Francesco Meconi.
Il giovane appassionato di Faleria, da tempo eccellenza nazionale consolidata nella specialità Sant’Uberto, ha conquistato in Spagna il titolo mondiale individuale nella categoria spaniel, con la sua springer Felcina di San Fabiano.
Perfetto, a dir poco, il turno del concorrente e del suo ausiliare, che lo ha messo nelle condizioni ideali di incarnierare entrambe le pernici rosse di prima canna. La prestazione di Meconi, unita al terzo posto del compagno di squadra Ermanno Soldi, è valso anche l’oro a squadre per la Nazionale italiana. In entrambi i casi, a finire sul secondo gradino del podio sono stati i padroni di casa spagnoli.
E proprio ai padroni di casa devono giungere i complimenti per l’organizzazione impeccabile e la qualità dei terreni scelti per il difficile confronto. Dal 25 al 27 ottobre, infatti, la cittadina di Torrjos, non distante da Toledo nella Castilla-La Mancha, ha ospitato il campionato mondiale di caccia pratica e Sant’Uberto, evento che ha catalizzato l’attenzione di migliaia di appassionati di tutto il mondo.
Pernici rosse in grande quantità, fiore all’occhiello della cinofilia da ferma e da cerca spagnola, terreni idonei per qualsiasi specialità (si passava da ampie stoppie e coltivazioni ai boschetti frammisti a oliveti) e tante occasioni di incontro, con la possibilità dell’errore sempre in agguato come contraltare alle numerose possibilità per gli ausiliari e per i loro conduttori.
Serviva equilibrio, dunque, e Meconi insieme a Felcina hanno dimostrato di possederne, imponendosi su cani e conduttori provenienti da ben 17 nazioni, selezionati attraverso le eliminatorie proprio come il giovane tesserato di Federcaccia Lazio. Al quale, oltre ai complimenti del presidente nazionale Gian Luca Dall’Olio, incassa gli elogi pubblici del presidente regionale Aldo Pompetti e dell’intero consiglio regionale.
“La specialità del Sant’Uberto – le parole di Pompetti – rappresenta qualcosa in più che una ‘semplice’ prova cinofila, poiché testa l’affidabilità del cacciatore, la sua etica nei confronti del selvatico da reperire e abbattere il rispetto delle norme in vigore e soprattutto, l’osservanza di tute le misure di sicurezza durante l’azione di caccia. Essere campione del Sant’Uberto significa, prima di tutto, essere un vero cacciatore, sotto ogni aspetto. Ecco perché, a maggior ragione, siamo orgogliosi che un nostro corregionale abbia vinto il titolo mondiale. Questa vittoria è anche il premio di tanto lavoro di preparazione e di formazione dei nostri tesserati in materia di sicurezza ed etica venatoria. Ancora bravo Francesco!”.
Federcaccia Lazio
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