Viterbo – La voce è pacata e i modi sono gentili. Ma Maria Luisa Velardi ha la fermezza che ci si aspetta da chi è ai vertici della più grande azienda di Viterbo e provincia. Dal 2015 a capo della direzione amministrativa della Asl, interpellata da Tusciaweb, spiega come l’azienda sanitaria vigila sull’attività dei suoi dipendenti, alla luce delle inchieste sull’assenteismo della procura di via Falcone e Borsellino.
“Le regole ci sono e vanno rispettate”, afferma Velardi. E pur sottolineando che in quasi due anni nel mirino degli inquirenti sono finiti una trentina di lavoratori rispetto al mare magnum del personale sanitario, aggiunge: “È gravissimo andare a fare shopping durante l’orario di servizio. È gravissimo e non è corretto, anche perché quelli dello stipendio sono soldi dei cittadini”.
A novembre del 2017 la Asl di Viterbo ha nominato una nuova commissione ispettiva, divenuta operativa lo scorso maggio. “Una commissione ispettiva aziendale c’è sempre stata – spiega Velardi -, ma nell’ultimo anno è stata maggiormente articolata e strutturata. Ora ha uno regolamento specifico”. Composta da quattro membri nominati dal direttore generale, “formalmente non ha una durata massima – sottolinea la direttrice amministrativa – ma puntiamo a rinnovarla ogni due, tre anni”.
L’attività della commissione è suddivisa in ordinaria e straordinaria. La prima è una verifica a campione del personale delle varie sedi. Previo sorteggio, che viene effettuato lo stesso giorno dell’ispezione e immediatamente prima dell’inizio dell’attività. “L’ispezione – evidenzia Velardi – è fatta a campione perché partiamo dal presupposto che i cosiddetti furbetti del cartellino siano casi eccezionali e non la normalità”. L’attività straordinaria scatta invece su richiesta della direzione generale, qualora abbia ricevuto segnalazioni su presunte assenze non giustificate dei dipendenti.
Diverse le fasi di verifica della commissione. Tra queste quella documentale, la convocazione del dipendente, il controllo del badge e i sopralluoghi sul posto di lavoro. Qualora emergano violazioni o si rendano necessari approfondimenti, la commissione deve trasmettere gli atti al dipartimento della funzione pubblica. Se quest’ultimo ritiene che debbano essere fatte indagini di polizia amministrativa o giudiziaria, deve invece allertare la Guardia di finanza. “La Asl – sottolinea Velardi – non può, ad esempio, pedinare i lavoratori, questi tipi di controlli spettano agli inquirenti. L’azienda difficilmente si rende conto se c’è chi si allontana senza strisciare il cartellino per poi tornare a passarlo ore dopo. Se in quel lasso di tempo scatta il controllo della commissione ispettiva e il dipendente non è sul posto di lavoro nonostante non abbia strisciato il badge in uscita, si attiva il procedimento disciplinare per assenza ingiustificata. C’è una verifica interna e in caso la segnalazione alla procura”.
Alla Asl di Viterbo a vigilare sui dipendenti non pensa solo la commissione ispettiva, ma anche l’ufficio personale. “Controlla lo stato giuridico e il trattamento economico del personale, eventuali timbrature anomale e che le assenze per malattia siano giustificate con certificato medico – afferma Velardi -. Insomma, in azienda i controlli non mancano, anche se non si vedono. E il meccanismo è paragonabile a quello di una catena di montaggio, che culmina con la direzione strategica”.
E la direzione strategica di cosa si occupa? “Dà le direttive, fa funzionare la commissione ispettiva e fa sì che i controlli siano costanti e puntuali – spiega Velardi -. Inoltre sensibilizza i direttori di struttura complessa a vigilare sempre sull’attività dei dipendenti assegnati alle loro strutture, anche se questa è una mansione che hanno da contratto. Nella maggior parte dei casi quello di direttore di struttura complessa è un ruolo che, dopo aver vinto un concorso, si ricopre fino alla pensione. Ma ogni cinque anni la Asl deve confermare o meno l’incarico dopo una valutazione degli obiettivi raggiunti e delle capacità organizzative e professionali del dirigente. I direttori di struttura complessa non hanno un orario di lavoro fisso né l’obbligo di completare le sei ore giornaliere, che devono però essere recuperate o vengono trattenute dalla busta paga. Quando sono in servizio, i direttori di struttura complessa devono timbrare il cartellino e, una volta passato il badge, non possono di certo andare a fare shopping”.
La direttrice amministrativa Maria Luisa Velardi infine sottolinea: “La Asl di Viterbo fa nei propri dipendenti cultura del controllo. Una cultura che deve essere costantemente implementata, affinché non ci sia più nemmeno un episodio di assenteismo. Quando questo si verifica l’azienda non può che collaborare con gli inquirenti e adottare tutte le misure e i provvedimenti sanzionatori previsti dalla legge. Fino al licenziamento”.
Raffaele Strocchia
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