Viterbo – “Il voto ad Astorre è la risposta democratica alle espulsioni ed esprime una domanda di cambiamento”. E’ un’analisi lucida quella che Alessandro Mazzoli fa sull’esito dei congressi di circolo per la scelta del candidato Pd alla segreteria regionale del Lazio. La Tuscia punta su Astorre (sostenuto dall’area che fa riferimento a Panunzi) che col 60,40% supera gli sfidanti Claudio Mancini (area fioroniana) fermo al 38 e Alemanni che non va oltre il 3. Dietro questo pronunciamento degli iscritti per Mazzoli c’è un messaggio chiaro e una volontà di cambiamento. Definisce “immonda” la gestione del tesseramento in città e e che la vittoria numerica nel capoluogo è stata conseguita con la scelta di chiudere il partito”.
Astorre sarà a Viterbo nel pomeriggio, alle 17,30 alla Corte delle Terme, per incontrare iscritti e simpatizzanti. Mazzoli prende in prestito le parole chiave della candidatura del senatore e cioè unità, umiltà e umanità, per indicare il nuovo corso che dovrà intraprendere il Pd.
“Sono molto soddisfatto – dice Mazzoli – dei risultati emersi dai congressi di circolo nella provincia di Viterbo che per molti versi ritengo anche straordinari. Ringrazio le iscritte e gli iscritti che hanno partecipato e hanno espresso il loro punto di vista. Il successo largo di Bruno Astorre, che supera il 60 per cento, sia nella Tuscia che a livello regionale, è senz’altro legato alla forza e all’autorevolezza della sua candidatura. Ma contiene anche un messaggio molto chiaro e cioè che bisogna cambiare strada se vogliamo cambiare il Pd. Questo messaggio riguarda sia le politiche nazionali del partito, ma anche il suo modo di essere a livello locale”.
Cosa intende?
“Non c’è dubbio, che in questo voto ci sia anche la sofferenza di tantissimi nostri iscritti per un partito che, a livello provinciale, è stato volutamente abbandonato dopo le ultime elezioni politiche e regionali. Di fatto, subito dopo il 4 marzo si è voluto azzerare il gruppo dirigente provinciale, senza fare nessuna discussione sia sulla sconfitta, per quanto riguarda le politiche, ma anche la vittoria che ottenemmo in quella stessa data alle regionali. Sono stati abbandonati i circoli e gli amministratori locali, perché, nel corso di questi mesi, la federazione provinciale è stata letteralmente chiusa. Poi, come se non bastasse, si è provveduto a espellere chi la pensava diversamente. Questo è il condensato degli ultimi mesi”.
Astorre ha vinto.
“Credo che il voto ad Astorre sia stata e sia la risposta democratica a quelle espulsioni. Esprime una domanda di cambiamento nel modo di essere del Pd sui nostri territori. Solo un anno fa eravamo alle prese con il congresso provinciale che si concluse con il 56% di consensi a Egidi e un bellissimo 44% a Manuela Benedetti. Anche in quel caso votarono gli iscritti, e ora, chiamati a riesprimersi, i rapporti di forza cambiano radicalmente. Credo ci sia da valutare, riflettere e soprattutto considerare questo pronunciamento che è solo un primo passo verso la seconda tappa di questo congresso regionale e cioè le primarie del 25 novembre. Il segnale mi sembra chiaro”.
Dice che il voto ad Astorre è una risposta democratica alle espulsioni che ci sono state nel partito. Ci faccia capire meglio.
“C’è stata in questi mesi una sofferenza del partito, la mancanza di iniziativa a livello provinciale e anche di una indicazione politica. Non era scritto da nessuna parte che noi dovessimo essere necessariamente commissariati. Non è stata consentita una discussione che per quanto difficile e accesa o complicata, probabilmente, avrebbe portato a una soluzione diversa da quella attuale. Basti guardare al calo delle iscrizioni nel corso del 2018, anche perché il commissariamento è iniziato molto tardi. Nel pronunciamento degli iscritti, secondo me, c’è anche questo: non solo l’indicazione per il segretario regionale, ma anche una risposta a un modo di essere del Pd che non andava affatto bene e che non è accettabile.
Il partito ha bisogno di discutere e di respirare, non può essere soffocato per un tempo così lungo. C’è una domanda di cambiamento, anche relativa ad alcune scelte che sono state compiute e che hanno riguardato le sospensioni o le espulsioni”.
Alle votazioni non è filato tutto liscio, ci sono stati problemi a Viterbo e nelle frazioni, ma anche a Vignanello dove un gruppo di militanti che non si è potuto iscrivere e partecipare ha chiesto che il voto venisse annullato…
“A me pare che ci sia ben poco da festeggiare per la vittoria a Viterbo e a Vignanello di Claudio Mancini che conosco bene e verso cui provo grande rispetto. Quei risultati però sono stati raggiunti impedendo letteralmente a decine e decine di persone di iscriversi liberamente al partito. E la gestione del tesseramento nella città di Viterbo è stata immonda. Immonda – ripete -. Quella vittoria numerica, è stata coseguita con la scelta di chiudere il partito”.
Io che oggi sono sospeso, e che non ho responsabilità di quanto accaduto, mi sento di chiedere scusa ai tanti iscritti e ai militanti umiliati e offesi nei loro diritti fondamentali. Altri dovrebbero chiedere scusa molto più di me, perché vorrei ricordare che la nostra Costituzione, all’articolo 49, recita che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. E se la legittima battaglia politica per le proprie idee e convinzioni finisce per calpestare i diritti delle persone vuol dire che c’è qualcosa di grave che non è sostenibile e che richiede un cambiamento radicale. Quanto è accaduto significa calpestare la natura del Pd e credo che ogni iscritto, militante ed elettore, come poi è avvenuto, sente che questo metodo che non può continuare”.
Ciambella, commentando il voto nel capoluogo, ha detto che “da più parti, si è tentata per mesi una campagna di delegittimazione del gruppo dirigente di Viterbo città”. Cosa ne pensa?
“Mai accaduta questa cosa. Si è sempre chiesto al gruppo dirigente di questa città di ascoltare. Di ascoltare il voto delle politiche e delle regionali che non è stato preso in considerazione e di ascoltare all’interno del partito chi diceva che c’era bisogno, in città, di scelte più unitarie e non divisive. Non si è voluto farlo per un eccesso di arroganza di cui non se ne sentiva assolutamente il bisogno. Questo è quello che è accaduto.
Inutile che si cerca di caricare la responsabilità su altri. Non c’è stata alcuna opera di delegittimazione, ma la ricerca insistente all’interno del partito, prima provinciale e poi cittadino, di soluzioni e scelte più condivise e unitarie che aiutassero complessivamente il Pd. Ora la vera esigenza che ha il partito è di tenere porte e finestre aperte per ritrovare tutta la sua gente, quella delusa e quella che si è allontanata. Le persone che continuano a sentire la necessità di un punto di riferimento che può essere soltanto un Pd rinnovato e rilanciato che torni a rappresentare una speranza per l’Italia. Il nostro problema principale è, attualmente, chi governa l’Italia che, con la propaganda, dice di essere dalla parte dei cittadini che hanno più bisogno, mentre nella realtà, con le decisioni che prende, difende i più forti, danneggiando la credibilità del paese e la sua possibilità di crescita economica e produttiva”.
Che fare dunque?
“I nostri iscritti, votando Astorre, ci hanno richiamato alla necessità di tornare a fare la politica di un Pd forte e radicato una battaglia limpida contro quelle forze populiste, sovraniste e nazionaliste che ci governano e che stanno producendo gravi danni che rischiamo di pagare nei prossimi anni in modo molto pesante”.
Oggi, Astorre è a Viterbo alle 17,30 alla Corte delle Terme.
“E’ l’occasione per lui di incontrare militanti e simpatizzanti – sia iscritti che non – visto che è una manifestazione aperta. Da parte nostra, invece, c’è l’opportunità di conoscerlo più direttamente, di ascoltarlo e di aprire formalmente la campagna elettorale per le primarie.
Credo, per usare le parole chiave della candidatura del senatore, che questa debba essere dedicata all’unità, all’umiltà e all’umanità che si addicono molto bene alle esigenze e alle domande di oggi.
Unità perché è necessario ricostruire un Pd unito nei suoi valori di fondo, nella sua missione e nei suoi obiettivi prioritari. Umiltà, perché dobbiamo riconoscere gli errori compiuti e dimostrare di saper ascoltare ciò che il popolo ci ha detto prima al referendum del dicembre 2016 e poi il 4 marzo del 2018. Infine, umanità perché abbiamo il dovere di rimettere al centro le persone, sia dentro che fuori del partito, rispettare tutte le storie e ricostruire appunto con umanità una comunità di donne e di uomini liberi. Questo – conclude – è il senso di una candidatura, di un progetto e della volontà di rimettersi al lavoro”.
Paola Pierdomenico
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