Viterbo – (g.f.) – La “città termale” si allarga. Da 123 a 147 ettari. Con il rinnovo della concessione mineraria al comune da parte della regione, l’area nel capoluogo destinata al termalismo cresce. Per ora in quantità e non in qualità.
I nuovi progetti sono ancora nei cassetti di palazzo dei Priori. Eccetto i privati, qualcuno si sta muovendo, come in zona Oasi o al Paliano, in comune sulle ex Terme Inps è ancora notte fonda.
In seconda commissione ieri si doveva discutere la delibera che recepisce nuova perimetrazione e rinnovo della concessione, ma è stato tutto rinviato. Servono approfondimenti, occorre capire, bisogna approfondire. C’è tempo.
Del resto, l’impianto in strada Bagni, tanto per fare un esempio, è in abbandono da decenni, l’amministrazione Michelini è passata senza fare sostanzialmente nulla in cinque anni. Non solo: arriva adesso in commissione la delibera che recepisce le determine regionali sulla concessione. Il cui rinnovo trentennale è datato 26 ottobre 2017. “È passato un anno”. Giulio Marini (FI) lo rimarca. Non per scandire il tempo, semmai per rimarcare il dato politico verso il centrosinistra.
Chi è arrivato da poche settimane ha gioco facile nel giustificarsi col chiedere tempo. Purché non sia un alibi, anche se sospetto c’è. Meglio concentrarsi sui numeri.
“La concessione – spiega l’assessora Claudia Nunzi (Termalismo) – attribuisce 24 litri al secondo alle Terme dei Papi, 10 al pozzo Gigliola, che fa riferimento alle ex Terme Inps e 6 al Sant’Albino, per le Salus Terme”.
Critica verso chi c’è stato prima di Arena, Lina Delle Monache (Impegno comune): “L’amministrazione Michelini su questo fronte è stata molto deficitaria e oggi scontiamo un grave ritardo”. Finora grosse accelerate non se ne sono viste.
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