Viterbo – (g.f.) – “Ricordiamo un grande viterbese. 7 ottobre 1981. Sono passati 37 dalla morte di Luigi Petroselli e il sindaco Giovanni Arena, sulla tomba del politico viterbese e primo cittadino di Roma parla di una persona il cui ricordo è ancora vivo. Oggi più che mai.
Arena è legato a Petroselli da un doppio ricordo. Quando era sindaco suo padre Salvatore, Petroselli era consigliere comunale. Danila Corbucci consegna a Giovanni Arena un numero di Quaderni viterbesi, quindicinale del Pci, con un articolo scritto dal padre, per la morte di Petroselli.
La descrizione è molto precisa: “La sua carica di umanità, lealtà, la sua semplicità – scriveva Salvatore Arena – avevano permesso d’instaurarsi di un sincero rapporto d’amicizia”. Da fronti opposti.
L’altro ricordo, fino a stamani Giovanni Arena non lo conosceva. Glielo racconta la moglie di Petroselli, Aurelia, presente al cimitero di san Lazzaro con le sorelle Velia, Adina e Rita, familiari e politici, tra cui il consigliere regionale Pd Enrico Panunzi e l’ex Giuseppe Parroncini, Alessandro Mazzoli e Andrea Egidi.
“Sono stata insegnante per mezzo di sua papà – dice Aurelia Petroselli a Giovanni Arena – suo padre era preside e chiese di un’insegnante. Io sono siciliana, mi ero appena laureata. Volevo accettare un incarico in Friuli Venezia Giulia, ma ho rinunciato per venire a Viterbo. Era il mio destino, incontrare Luigi attraverso suo padre”.
Ricordo che inorgoglisce il primo cittadino. “Ha messo lo zampino – osserva Arena – in questa storia d’amore. In quei tempi si sono intrecciati i destini di mio padre con la signora Aurelia, che ha incontrato Petroselli. È stato un grande viterbese, riconosciuto da tutte le forze politiche. Mio padre ne parlava come un galantuomo e i romani ancora oggi ne parlano”.
Enrico Panunzi per la prima volta interviene alla cerimonia che si ripete ogni anno. “Lo faccio con piacere e adesione personale – osserva Panunzi – ricordo una volta andai a Tarquinia da responsabile enti locali del partito.
Un compagno mi disse che quando Petroselli veniva in città, arrivava un’ora prima, andava nei bar, nei locali, a parlare con la gente. Poi confrontava quello che sentiva con ciò che dicevano dentro la sezione”.
Quest’anno c’è anche Paolo Masini, ex assessore al comune di Roma: “Il mio primo atto non appena ricevuta la delega alle periferie è stato portare un fiore qui sulla sua tomba. A Roma, quando si dice il sindaco è Petroselli. Non ce n’è un altro, nonostante ne siano passati parecchi”.
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