Viterbo – In tempi in cui la politica è fatta da dilettanti allo sbaraglio, l’eleganza e l’autorevolezza nel mondo della destra di Ferdinando Signorelli sono forse fuori moda. Ma proprio per questo mi piace fare gli auguri oggi al “principe nero”, come lo chiamai nel titolo di un articolo di molti anni fa, nel giorno del suo novantesimo compleanno.
Da Signorelli, medico ed ex senatore della repubblica, mi divide politicamente tutto, la distanza sul piano ideologico è siderale, ma, nonostante questo, il nostro rapporto è stato sempre improntato alla correttezza e alla cavalleria. Il che non toglie che ci siano state asprezze.
Ricordo tra i tanti episodi la sua mancata elezione del 1996 per un paio di centinaia di voti. Al suo posto venne eletto tal Giuseppe Fioroni. E Signorelli per qualche tempo durante la conferenze stampa concludeva dicendo che la colpa della sconfitta era del sottoscritto e di un giornalista del Messaggero. Cosa difficile, perché i giornalisti non spostano voti o ne spostano poche centinaia, ma in quel caso in effetti i voti di differenza erano veramente pochi. Anche in quel caso, le cose Signorelli non le mandava a dire. Meglio, molto meglio di certi squallidi personaggi politici sempre pronti a dar coltellate alle spalle.
Al di là della politica, mi lega a Ferdinando il rapporto con il fratello Paolo scomparso qualche anno fa. Conobbi Paolo per una intervista, due pagine tabloid, pubblicata su Corriere di Viterbo. Nel tempo con Paolo si mantenne sempre un legame, tanto che intervenne in momenti difficili su mie iniziative. Ricordo per tutti l’appello del 2006 contro la violenza politica, elaborato con Antonello Ricci. Paolo lo sottoscrisse immediatamente.
Insomma altri tempi in cui lo scontro ideologico poteva essere durissimo, ma si riusciva, nonostante tutto, a trovare dei terreni comuni nei quali incontrarsi.
Se penso che Ferdinando è stato senatore, e penso a chi oggi è senatore della repubblica vien da credere che un cataclisma abbia distrutto la cultura politica di questa nazione. Anche perché in quegli scranni si è seduto un certo Benedetto Croce…
Auguri a Ferdinando Signorelli, quindi, da cui tutto mi divide ma certamente non il senso della cavalleria.
Carlo Galeotti
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