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Operazione "Ovuli di Pasqua" - Condanne a sei e quattro anni di reclusione

Reggiseno, trolley e pannolini alla cocaina, condannati ambulante e baby sitter

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Operazione "Ovuli di Pasqua"

Operazione “Ovuli di Pasqua” – L’ambulante condannato a sei anni di reclusione

Operazione "Ovuli di Pasqua"

Operazione “Ovuli di Pasqua”

Operazione "Ovuli di Pasqua"

Operazione “Ovuli di Pasqua”

Operazione "Ovuli di Pasqua"

Operazione “Ovuli di Pasqua” – Il trolley

Operazione "Ovuli di Pasqua"

Operazione “Ovuli di Pasqua”

Viterbo – (sil.co.) – Reggiseno, trolley e pannolini alla cocaina, condannati a sei anni e quattro anni di reclusione, nonché a 26mila e 18mila euro di multa, due nigeriani.

Sono un “ambulante” e la “baby sitter” della moglie, di 45 e 35 anni, arrestati dai carabinieri del Norm della compagnia di Ronciglione il 5 aprile del 2012 mentre erano in macchina con due bimbi di due e quattro anni. 

La pm Eliana Dolce aveva chiesto sei anni e mezzo per l’uomo e sei anni per la donna e multe, rispettivamente, di 27mila e 26mila euro.

La donna è stata l’unica a farsi interrogare, prima della sentenza, con l’aiuto di un’interprete di lingua inglese in quanto, su richiesta del collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, è emerso che a sei anni dal suo arrivo in Italia, dove sarebbe giunta due mesi prima dell’arresto, non sarebbe ancora in grado di parlare la lingua. 

L’operazione fu ribattezzata “Ovuli di Pasqua”, per la prossimità con la festività. Vennero arrestati l’ambulante e la moglie e la loro baby sitter, fermati per un controllo tra Carbognano e Fabrica di Roma, a bordo di una Nissan Almera bianca, sulla quale i tre viaggiavano con i due figli di 2 e 4 anni della coppia.

Furono trovati in possesso di oltre mezzo chilo di cocaina, interamente confezionata in ovuli, per un totale di 47 involucri tutti identici tra loro.

La baby sitter viaggiava con due ovuli nascosti nel reggiseno. Nell’abitazione degli ambulanti, con cui la donna conviveva, a Corchiano, furono invece trovati un trolley riconducibile al 45enne, contenente 43 ovuli per un peso pari a 440 grammi. Altri due ovuli erano nascosti tra i pannolini usati, in un secchio sul terrazzo. 

La baby sitter e il difensore hanno scaricato tutto sulla moglie dell’ambulante, che non si è mai visto in aula al processo.

Sarebbe stata la datrice di lavoro, anch’essa nigeriana, a farla venire in Italia per farle fare da baby sitter ai figli mentre era impegnata nella sua attività di spaccio. Le avrebbe sequestrato i documenti per tenerla soggiogata. L’avrebbe costretta a nascondere la droga nel reggiseno (anzi le avrebbe detto di ingoiarla). Le avrebbe inviato lettere intimidatorie perché, per farsi scarcerare, dopo quattro mesi aveva “parlato” col gip.

Da ben sei anni, ha detto l’imputata, non vedrebbe i suoi tre figli rimasti in Nigeria. Nessuno vorrebbe più saperne di lei al suo villaggio. Le sarebbero morti tutti i parenti stretti. Quando infine è scoppiata in un pianto dirotto, il presidente Mautone ha detto che poteva bastare.

Poco dopo la condanna di entrambi gli imputati, anche se con con lo sconto rispetto alla richiesta della procura. 

 


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18 ottobre, 2018

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