Viterbo – La “Resurrezione di Cristo” di Andrea Mantegna sezionata e indagata dagli studenti dell’università della Tuscia. La passano al vaglio in ogni sua parte, dal supporto ligneo ai pigmenti, dalla composizione chimica ai leganti.
La “Resurrezione di Cristo” è un dipinto a tempera su tavola, databile tra il 1500 e il 1505 e conservato nell’accademia Carrara a Bergamo. Si tratta della parte superiore della “Discesa al limbo” e farebbe parte di un polittico, andato disperso nel Cinquecento, commissionato dai Gonzaga per il castello di san Giorgio di Mantova.
Il restauro della tela è a vista. Una prima fase di ripulitura, a cura della restauratrice Delfina Fagnani. “Durante il recupero pittorico – spiega Fagnani al Corriere della Sera, che ha riportato la notizia – dovrò ricreare un maggiore equilibrio tra le zone corrose e quelle integre, ricucendo il colore dove non c’è più, per ridare continuità alle pennellate ora interrotte per la presenza di piccole lacune cromatiche.
Sulla “Resurrezione di Cristo” l’università della Tuscia ha eseguito la termografia. La termografia è una tecnica di analisi non distruttiva che si basa sull’acquisizione di immagini nell’infrarosso.
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