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Tarquinia - Don Luigi Merola, il prete di strada, ha partecipato all’incontro pubblico organizzato dalla Rete di scuole per la legalità 'Giovanni Falcone'

“Togliere la scorta al capitano Ultimo? Un segno di debolezza”

di Daniele Aiello Belardinelli
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Tarquinia - Don Luigi Merola al cinema Etrusco

Tarquinia – Don Luigi Merola al cinema Etrusco

Tarquinia - Don Luigi Merola al cinema Etrusco

Tarquinia – Don Luigi Merola al cinema Etrusco

Tarquinia - La professoressa Cinzia Brandi

Tarquinia – La professoressa Cinzia Brandi

Tarquinia – “Togliere la scorta? Un segno di debolezza. Tu rischi la vita e la scorta nasce proprio per prevenire i pericoli”. Don Luigi Merola non è un sacerdote qualunque e non ha dubbi sulla vicenda che ha coinvolto il capitano Ultimo. Ha sempre rifiutato la definizione di “prete anticamorra”, ma gli calza a pennello.

Per anni parroco di Forcella, quartiere del centro storico di Napoli, è stato il primo prete a denunciare la camorra. Vive sotto scorta dal 2004 e con la Fondazione di recupero minorile “’A Voce d’’e Creature” segue 200 bambini.

Al cinema Etrusco di Tarquinia ha presentato il 25 ottobre il libro “La camorra bianca”, nell’incontro organizzato dalla Rete di scuole per la legalità ‘Giovanni Falcone’ per gli studenti dell’Iis Vincenzo Cardarelli. Un’ora e mezza tutta d’un fiato per raccontare un’opera autobiografica e di denuncia, della mala giustizia e del malgoverno che hanno devastato Napoli. Una città che, nonostante tutto, è fatta anche di tante belle realtà ed esempi di cittadinanza attiva da cui prendere spunto per ripartire. Tra i presenti in sala il commissario prefettizio Giuseppe Ranieri, la dirigente scolastica Laura Piroli e la referente dell’iniziativa la docente Cinzia Brandi.

Don Luigi Merola, cosa pensa della scelta di togliere la scorta a figure simbolo dello Stato, come il capitano Ultimo?
“Non c’è solo la minaccia, perché quando arriva la minaccia c’è il comitato che predispone la sicurezza. Ma nel tempo un personaggio che assume un ruolo pubblico si fa anche tanti altri nemici e non solo quelli della criminalità organizzata. Anche se non sono un tecnico, ci saranno dei motivi per i quali tolgono la scorta. Mi auguro che non siano quelli economici, perché sulla sicurezza non si può risparmiare. Togliere due, tre scorte, dieci uomini, non risolve il problema. Quando si dice mandiamo gli uomini più in strada, dovremmo toglierli da tanti uffici inutili”.

Napoli non è solo camorra. Ci sono anche tante belle realtà che però non emergono sui giornali.
“Nella comunicazione spesso il bene non fa rumore e fa rumore solo il male. Dobbiamo dare spazio al bene. La bellezza del bene affascina. Anche se una persona fosse indecisa, nel vedere tante storie si caricherebbe. Pensa a quante persone sono impegnate nel volontario e quante potrebbero essere di più. Tra i giovani si ritiene che solo l’8% partecipa alla vita del volontariato, una cifra molto bassa. Dobbiamo presentare il bene per affascinare i ragazzi”.

Se lo stato fosse più presente sul territorio, ci sarebbe bisogno di un prete “anti-camorra”?
“In un quartiere come Forcella il prete deve stari fuori. Il problema è che occorre creare la squadra. Fare in modo che ognuno svolga il suo ruolo. Spesso capita di supplire il vuoto istituzionale. Questo è drammatico. Ho studiato per fare altro. Negli anni mi sono dato da fare. Quando lo stato è presente negli spazi e nel territorio, non potranno mai occuparli la camorra e la mafia. Negli anni la mafia e la camorra si sono impadronite di parte del nostro territorio, perché lo stato non l’ha controllato. Da prete bisogna vedere anche il lato positivo. Molti si sono salvati grazie alle associazioni. Fanno vedere che esiste una mano sulla spalla. Qualcuno che ti dice: non ti lascio solo”.

Daniele Aiello Belardinelli


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27 ottobre, 2018

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