Montefiascone – Il cardinale Joseph Aloisius Ratzinger, nella veste di prefetto della congregazione per la dottrina della fede, eletto poi papa con il nome di Benedetto XVI il 29 aprile 2005 e ora sommo pontefice emerito, oltre ad essere un teologo di fama e un biblista notevole, si palesò anche un attento studioso di architettura e urbanistica.
Infatti riportò alla luce un restauro straordinario effettuato alla basilica di San Pietro da Luigi Vanvitelli “architetto capo della Reverenda Fabbrica di San Pietro” nella seconda metà del settecento. Venne evitato il crollo della cupola con un sistema di contenimento di “catene”, sei giganteschi anelli di ferro che bloccarono per sempre le lesioni.
Il restauro, come fu scritto dal futuro papa, durò ben cinque anni, dal 1743 al 1748, e fu un intervento provvidenziale “oltre ad arrestare l’insorgenza di ulteriori lesioni, scongiurò definitivamente il rischio di possibili collassi dell’intera basilica”.
Di questo straordinario restauro, una parte poco conosciuta ma di fondamentale importanza, interessa una concattedrale della nostra diocesi: fu infatti il duomo di Santa Margherita a Montefiascone, con la sua cupola che servì a modello per la realizzazione dei restauri. L’allora papa Benedetto XIV, all’inizio del suo mandato, preoccupato per la cupola che sembrava in procinto di crollare, ordinò la costituzione di apposite commissioni di eminenti scienziati allarmato dalle asserzioni negative.
Fu chiesto il parere del fisico Giovanni Poleni da Padova che doveva esaminare lo stato di degrado e porvi tempestivamente rimedio. Quest’ultimo dopo aver studiato con grande cura la struttura s’interessò sulle opere dell’architetto Carlo Fontana e in particolare sulla sua cupola costruita tra il 1670 ed il 1674 a Santa Margherita in Montefiascone. Doveva servire da modello per eventuali restauri in San Pietro.
Il Poleni si recò personalmente a Montefiascone nel 1743 per vedere la maestosa cupola del Fontana. Così descrisse quell’esperienza: “Io medesimo fui con attenzione a vedere nel luogo di Montefiascone quest’ultima cupola che ottimamente resiste. E vi osservai due grossi cerchioni di ferro che la cingono tutt’intorno per la schiena de’ Costoloni di essa trapassando…”.
Raccomandò cosa simile anche per il maggior tempio della cristianità. Non si affidò ai soli calcoli teorici ma esaminò il problema anche attraverso degli esperimenti studiando la resistenza dei campioni di ferro rettilinei e piegati.
Il papa approvò con entusiasmo le proposte del Poleni e così Luigi Vanvitelli venne incaricato della realizzazione. Benedetto XIV stesso si recò personalmente in San Pietro per benedire il primo cerchione da collocare nella cupola ed assistere alla posa. In tutto ne furono collocati sei, fra il 1743 e il 1748, il più grande con un diametro di sessanta metri. Esaminando lo schema della distribuzione di questi cerchi si ottiene l’impressione che il Poleni fosse addirittura guidato, o almeno fortemente influenzato da Carlo Fontana.
Su richiesta del papa Poleni riunì tutto il materiale raccolto per il restauro in un libro “Le memorie istoriche della gran cupola del tempio Vaticano”, vi vennero anche aggiunte le tavole disegnate ed incise dall’artista veneziano Antonio Visentini. Tra i disegni spicca la “macchina divulsoria” del 1743 un apparecchio impiegato dal Poleni in occasione del suo intervento per determinare la sezione delle catene da collocare nella grandiosa mole saggiando la resistenza del metallo.
Le catene collocate ancora oggi svolgono la loro preziosa funzione di rinforzo della cupola di San Pietro.
CURIOSITÀ
Diverse sono le analogie che uniscono le due chiese. Entrambe sono basiliche; tutte e due sono sorte nel rinascimento: la costruzione di Santa Margherita è iniziata nel 1483 mentre San Pietro ha visto la posa della prima pietra il 18 aprile 1506. Entrambe sono state terminate nel XVII secolo: la basilica di Montefiascone il 16 dicembre 1674 (la facciata sarà rifatta con i campanili nel 1841), San Pietro alcuni decenni prima il 18 novembre 1626. L’arcibasilica romana, questa la sua definizione, oltre che essere la chiesa più grande del mondo ne ha anche la cupola con il diametro di ben 41,50 metri mentre Santa Margherita è la sesta cupola d’Italia con i suoi 24,90 metri. Per finire San Pietro ha unconcerto di sei campane, con la più grande “il campanone” di 8950 chilogrammi, mentre sul campanile di Santa Margherita sono collocate dieci campane di varie misure, naturalmente con dimensioni ridotte, la più grande di 1035 chili è dedicata a Santa Lucia Filippini.
Marcello Mari
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