Roma – “Un documento che in ambito privato si qualificherebbe come pubblicità ingannevole, o più facilmente come falso in bilancio”. Con un lungo articolo su Repubblica, l’economista Roberto Perotti, professore ordinario di Economia politica all’università Bocconi di Milano, stronca senza mezzi termini la manovra di bilancio del governo Conte.
Perotti introduce i suoi concetti affermando che la manovra “è frutto di dosi massicce di dilettantismo e ciarlataneria”, poi va nel punto dei due “cavalli di battaglia” del documento: pensioni e reddito di cittadinanza.
Per quanto riguarda le prime, l’economista definisce “drammaticamente insufficiente” la cifra di sette miliardi stanziata dal governo per soddisfare le promesse elettorali. Inoltre denuncia un controsenso tra il governo, che “stanzia la stessa cifra per ognuno dei prossimi tre anni”, e “tutte le simulazioni dell’Inps”, che mostrano come “la spesa pensionistica aggiuntiva aumenterà nel tempo, e di tanto”.
Parole di fuoco anche contro il reddito di cittadinanza. Oltre a criticare il fatto che “il governo non ha mai rinnegato le soglie di integrazione, quindi la cifra rimane 15 miliardi, contro i 7 stanziati”, il professore espone forti dubbi sul tema delle offerte di lavoro. “Chi decide quando un’offerta è congrua? – chiede Perotti – È facile prevedere che i Tar avranno molto, ma molto lavoro”.
Ma le bordate più forti se le prende la sottosegretaria all’Economia, Laura Castelli, rea di aver “affermato in televisione che un aumento dello spread non aumenta i tassi pagati dalle famiglie sui mutui”. Un’affermazione che Perotti definisce “sciocca”, perché “quando lo spread sale, il tasso di interesse su depositi e sulle obbligazioni bancarie sale. Di conseguenza, deve salire il tasso che una banca guadagna su prestiti alle imprese e mutui alle famiglie, altrimenti le banche perderebbero soldi”.
Castelli, che “come tanti suoi colleghi, è drammaticamente impreparata” diventa l’emblema dell’invettiva dell’economista contro l’intero governo. Un governo che “non si rende conto di quanto siano penosamente imbarazzanti tante persone che hanno responsabilità di decisione e di comunicazione”, o in alternativa “abituato a pensare che l’analisi della realtà sia irrilevante e che con gli insulti, le urla e la ripetizione ossessiva di teorie della cospirazione si possa far ingoiare quasi tutto a quasi tutti”.
Perotti fu commissario economico alla spending review durante la presidenza del consiglio targata Matteo Renzi. Un incarico abbandonato nel 2017 per divergenze sulle misure adottate per combattere la spesa pubblica, definite “quantitativamente piccole, ma molto spesso elettorali”.
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