Fabrica di Roma – I passaggi a livello di Faleri a Fabrica di Roma e di Catalano a Civita Castellana non verranno chiusi. Enrico Panunzi e il prefetto portano a casa il risultato. Storia finita. Ieri mattina.
“Non possiamo chiudere un passaggio a livello e dividere una comunità in due continuando però a far passare le persone sui binari”. Lo ha detto Giovanni Bruno, prefetto di Viterbo. Qualche istante di silenzio. Come a chiedersi se si possano battere le mani a un prefetto. Il sindaco di Fabrica Mario Scarnati fa un cenno con la testa. Standing ovation.
L’assist qualche minuto prima l’aveva servito il consigliere regionale Enrico Panunzi. “È inconcepibile che ci sia qualcuno ridotto in schiavitù nella propria abitazione”.
Infine, dulcis in fundo, la soluzione. Spetta all’amministratore unico di Astral Antonio Mallamo, arrivato quasi a fine riunione. A mettere il punto. “Astral si farà carico di costruire un passaggio a livello con tutti i crismi. Nel frattempo cerchiamo i finanziamenti per costruire il cavalcavia. Per un anno”. E se i soldi non si trovano? “Vorrà dire – ha aggiunto Mallamo – che resterà il passaggio a livello anche in futuro”. “Ma i soldi li troviamo”, ha sottolineato subito Panunzi. Scarnati chiede l’applauso anche per l’amministratore d’Astral.
L’occasione, questa mattina. Alla sala consiliare del comune di Fabrica di Roma. Si discute appunto della linea ferroviaria Roma nord che collega Viterbo con la Capitale. Risale agli anni trenta del secolo scorso. “Una linea fatiscente”, così l’ha definita Panunzi. Oltre cento passaggi a livello, di cui un ottantina senza sbarre. Due ore e mezza di percorrenza per 102 chilometri di tratta. Dalla città dei Papi a piazzale Flaminio. Quando venne costruita i tempi si aggiravano attorno alle 5 ore.
Pomo della discordia, due passaggi a livello. Uno a Faleri, comune di Fabrica, e uno a Catalano, Civita Castellana. Entrambi senza sbarre. Tutti e due, secondo un progetto del 2009, vanno chiusi. Per impedire il passaggio delle persone. Perché le sbarre non ci sono e il rischio di finire sotto a un treno per distrazione effettivamente c’è. C’è anche la necessità di ridurre la percorrenza di una ventina di minuti almeno. E di farlo in tutta sicurezza.
La soluzione individuata qualche tempo fa, al momento non è più praticabile. In parte. L’idea era di chiudere i passaggi e costruire un cavalcavia a Faleri e un sottopasso a Catalano. Il secondo si può fare, il primo no. Mancano i soldi. E ci vogliono due milioni di euro che però nessuno ha in cassa.
Non i comuni, non la Regione né tantomeno chi si occupa della ferrovia, Astral e Atac innanzitutto. Quindi niente cavalcavia. Il sottopasso invece si farà.
Tuttavia, nel frattempo, e questo succede a Faleri, duecento persone, in una comunità che ne conta duemila, hanno rischiato di essere tagliati fuori dal mondo. Se il passaggio a livello fosse stato infatti bloccato, disponendo ad esempio due barriere, una da una parte e una dall’altra, chi abita nell’ex zona di pian del trullo avrebbe avuto vita dura. Sicuramente per raggiungere i servizi necessari alle esigenze della vita quotidiana. Tutti dall’altra parte della barricata. Dalla spesa alle colonnine di acqua dearsenificata. Dagli uffici comunali a tutto il resto.
Per poterci arrivare, si sarebbero dovuti aggirare i binari. Tre chilometri di strada. Con la necessità di andare in macchina a fare tutto. Perché anche i mezzi pubblici sono oltre lo steccato.
Un centinaio le persone in sala ieri mattina. Con loro, oltre al prefetto, Panunzi e Scarnati, anche il sindaco di Civita Gianluca Angelelli, Angelo Mautone del ministero dei lavori pubblici e il vice di Corchiano Pietro Piergentili. Situazione tesa. La gente vuole sapere, si fa sentire. Aspettano Mallamo.
Panunzi intanto scherza con Scarnati. “Mi ha chiamato il sindaco – ha detto subito Panunzi -, dopo due anni che non lo sentivo”. “Sì, ma abbiamo fatto pace”, ha risposto Scarnati. “Certo – ha ribattuto il consigliere regionale -, ma dopo le elezioni”.
“Troviamo una soluzione – ha poi proseguito Panunzi – altrimenti questa cosa non si può fare”. La tavolinata è a ferro di cavallo. Da una parte Astral, Atac e ministero. Dall’altra le amministrazioni locali. Al centro il sindaco Scarnati, il consigliere regionale e il prefetto Bruno che su un punto alza la voce. Quello della sicurezza.
Lo pone Giovanni Battista Incastro della direzione esercizio ferrovie Atac. “I passaggi a livello vengono chiusi per una questione di sicurezza. Anche se il treno dovesse andare a due all’ora in prossimità degli stessi”. Poche parole, dette da chi di sicurezza se ne intende garantendola ogni giorno lungo una tratta ferroviaria difficile da gestire. Come a dire che i passaggi si chiudono non per vezzo ma perché c’è un’esigenza seria di fronte alla quale non si può girare la testa dall’altra parte.
Il prefetto coglie al volo e chiude la partita. Chiedendo ad Astral una relazione sugli 80 passaggi a livello senza sbarre. Mallamo è arrivato. Il passaggio non verrà chiuso. Arrivano invece le sbarre. Aspettando il cavalcavia.
Daniele Camilli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY