Viterbo – Le linee programmatiche di governo espresse dal sindaco Giovanni Arena sono, appunto, linee programmatiche, cioè sono un quadro generale delle “intenzioni” e delle “priorità” su cui si muoverà l’amministrazione da lui guidata.
Qualcuno potrà obiettare che c’è un po’ di tutto e che allo stato attuale si tratta di un “libro dei sogni”. Ma quando assieme a Umberto Laurenti e Carlo Scipio sottoponemmo ai candidati sindaci una linea programmatica intitolata “Viterbo che vorremmo” sottolineammo che allo stato si trattava (anzi, si “doveva”) trattare di un libro dei sogni, perché la realtà si cambia veramente solo se si esprimono dei sogni, cioè delle utopie creatrici, con l’intento di realizzarli.
Non mi preoccupa quindi che il sindaco Arena si sia limitato a illustrare degli “intenti”; anzi, mi dà soddisfazione constatare che la maggior parte di questi coincidano con quelle “raccomandazioni” che ci eravamo permessi di sottoporre ai candidati sindaci e che tutti loro avevano condiviso.
Ci sono provvedimenti che viene da definire “obbligati” per conservare i meccanismi di funzionamento essenziali di una comunità cittadina efficiente (organizzazione della macchina amministrativa, manutenzione urbana, attenzione alle frazioni, cura dei servizi sociali, promozione scolastica, garanzie di sicurezza, ecc) altri che dovrebbero consentire di sfruttare al meglio le vocazioni della città per un suo sviluppo turistico ed economico, come il termalismo, la valorizzazione dei beni storico-artistici e ambientali e la promozione culturale; e altri ancora che consentirebbero di far fare un balzo in avanti alla qualità della vita secondo i criteri adottati dalle città più progredite italiane e europee, come la creazione di una smart-city a misura di abitante e di turista, una particolare cura della sostenibilità ambientale e la creazione di un apposito ufficio con cui ricercare fondi (istituzionali e privati) per progettare il futuro di Viterbo.
Se posso offrire un contributo a questo grande disegno, insisterei ancor più su alcuni punti: il primo, irrinunciabile, realizzare la progressiva chiusura del centro storico al traffico veicolare, incrementando il trasporto pubblico, ampliando la politica dei parcheggi extramoenia, e incentivando la vivibilità e la appetibilità socioeconomica del centro storico stesso; il secondo, fare di Viterbo una vera e propria “città termale” a tutti gli effetti, recuperando le ex Terme Inps e destinando l’area dell’ex ospedale ad un resort di alto livello che faccia da attrattore turistico internazionale; il terzo, fare di Viterbo una “città verde”, adottando una vera e propria strategia paesaggistica, con lo sviluppo di parchi, anche tematici, piste ciclabili, piazze giardino, orti urbani e con una loro costante valorizzazione; il quarto, e non certo ultimo, fare di Viterbo una città accogliente per tutti coloro che l’abitano, che si sentano rispettati e motivati a vivere in una città a loro misura, chiunque essi siano, perché è così che si educa il cittadino a rispettare e ad arricchire la propria città.
Aggiungerei ancora un più esplicito richiamo alla necessità di lavorare assieme e continuativamente con le associazioni del terzo settore, perché sono quelle che esprimono in modo più in-mediato certi bisogni collettivi.
Comprendo le perplessità delle opposizioni; perché non è facile trasformare il sogno in utopia creatrice di fronte ai limiti di spesa di un comune e ai freni della prassi burocratica, magari con il contorno delle invitabili divergenze ideologiche e personali che sorgono in una composita coalizione di governo.
Sta a questa amministrazione trovare le strade operative per trasformare le idee in fatti; ha cinque anni di tempo, ma già dalla direzione dei suoi primi passi si potrà comprendere l’itinerario, ciò che effettivamente saprà fare.
Non è una programma semplice quello esposto dal sindaco Arena, anche perché si cimenta con alcuni obiettivi che in passato sono stati già formulati ma che non è stato possibile raggiungere, segno che sono di ardua realizzazione. Ma quanto meno non sembra un programma di minima, un tirare a campare tanto per soddisfare gli elettori di bocca buona con qualche contentino da strapaese; perché è chiaro che se uno si propone cento, per salvare la faccia deve ottenere almeno cinquanta, e di questi tempi riuscire a realizzare la metà di ciò che ci si propone, non è cosa da poco.
Le opposizioni faranno bene a incalzare il sindaco, è un loro diritto e un loro dovere; ma se è umanamente e politicamente comprensibile esprimere delle perplessità, forse non è politicamente corretto che il bambino che deve ancore nascere, dopo una gestazione certo non breve, già sia fatto oggetto di discriminazioni e di pregiudizi. Semmai, come cittadini, staremo speranzosi a vedere.
Francesco Mattioli
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