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Capranica - Domenico Lucano punta il dito anche contro l'ex ministro dell'interno Mario Minniti - Il sindaco di Riace a tutto tondo alla consegna della tripla cittadinanza: parla di immigrazione, del suo modello d'accoglienza e della vita dopo l'inchiesta giudiziaria che lo ha travolto

“Il governo Salvini-Di Maio non rispetta i diritti umani”

di Raffaele Strocchia
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Domenico Lucano

Domenico Lucano

Domenico Lucano e Vittorio Sgarbi

Domenico Lucano e Vittorio Sgarbi

Domenico Lucano e Pietro Nocchi

Domenico Lucano e Pietro Nocchi

Capranica - La cerimonia per la tripla cittadinanza a Domenico Lucano

Capranica – La cerimonia per la tripla cittadinanza a Domenico Lucano

Capranica - La cerimonia per la tripla cittadinanza a Domenico Lucano

Capranica – La cerimonia per la tripla cittadinanza a Domenico Lucano

Capranica – Domenico Lucano è provato. Lo testimoniano le sue movenze, traspare dai suoi occhi, lo si sente dalla sua voce. Domenico Lucano è stremato da un’inchiesta giudiziaria che lo ha fatto finire prima ai domiciliari e poi gli ha imposto il divieto di dimora a Riace, di cui è sindaco. “È come se fossi in esilio – dice -. Sto vivendo un periodo difficilissimo, in cui sono al centro di un dibattito mediatico molto forte, che è il riflesso dell’attuale fase politica”.

Da ieri il sindaco calabrese è cittadino onorario di Sutri, Capranica e Oriolo Romano. E durante la cerimonia ha parlato del sistema d’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo che ha messo in pratica. Il modello Riace. “Uno sguardo ha cambiato la mia vita – racconta Lucano -. Era il ’98, non ero ancora sindaco e di immigrazione non ne sapevo nulla. Dalla statale Jonica ho visto una moltitudine di persone venire dal mare. Erano bambini, donne e uomini che fuggivano dalle guerre e dalla miseria ed erano in cerca di una terra dove poter vivere e immaginare un futuro. Il vento li aveva accompagnati a Riace, che fino ad allora era stata una città di partenze e di emigrazioni verso le Americhe. Erano rimasti seicento abitanti, ed erano soprattutto anziani che trascorrevano le giornate raccontandosi lo scorrere della vita. Non c’erano prospettive, il centro storico era deserto e le case abbandonate. Le abbiamo occupate e abbiamo ricostruito una nuova comunità. Abbiamo recuperato la scuola, l’ambulatorio medico e i servizi. Le vecchie botteghe sono diventate dei laboratori: la magliaia di Herat, i vasai di Kabul, gli aquiloni di Islamabad”.

Per Lucano, Riace diventa un’opera d’arte. “Una piccola opera d’arte umana – sottolinea -. Le vecchiette calabresi, spesso vestite di nero, si incrociavano nelle stradine con donne che indossavano il burqa, costumi arabi o africani. Una dimensione fiabesca, con il centro storico che era diventato un luogo di contaminazione. E da un’apertura umana era nata una nuova Riace. Con volti differenti, volti di tutto il mondo. Abbiamo aderito ai programmi d’accoglienza, abbiamo dato vita a una società multietnica e a un’organizzazione sociale dei servizi. Abbiamo ricreato la speranza, per le genti che arrivavano e per la comunità locale. Nel 2015 eravamo 1600 abitanti, di cui 700 immigrati. Non ce ne siamo nemmeno accorti, mentre altri comuni hanno gridato all’invasione. E ne avevano accolti solo dieci. Questa nostra apertura ha attirato anche turisti solidali da tutto il mondo. A Riace non si andava più solo per i bronzi, ma pure per capire come una piccola comunità fosse riuscita a fare questo gesto di umanità”.



Lucano evidenzia la spontaneità del suo impegno e parla della sua famiglia. “In questi anni l’ho un po’ sacrificata – ammette -, ma quello che ho fatto mi ha coinvolto sempre di più. Mi ha coinvolto mano a mano, fino a diventare qualcosa da cui non sono potuto tornare indietro. Sono andato oltre, ma è stato tutto spontaneo. Il mio forte impegno sociale e politico ha fatto di me un sindaco diverso dagli altri. Volevo riscattare Riace e dare un futuro alle nuove generazioni. Volevo costruire un mondo migliore, e lo volevo costruire partendo da un governo locale. Sono entrato in contatto con l’umanità che soffre. Con bambini, donne e uomini che non hanno alternative né possibilità. E attraversando il Mediterraneo provano a sopravvivere alle ingiustizie del mondo. Si aggrappano alle onde durante quei viaggi, che sono viaggi della speranza ma anche della morte. Non possiamo rimanere insensibili, eppure abbiamo dato vita a un’epoca disumanizzata e a una società delle barbarie. Viviamo le relazioni con fastidio, perché esaltiamo il nostro ego. Siamo convinti che al centro di tutto ci siamo solo noi, e per questo il vicino non ci riguarda”.

Lucano è sotto inchiesta dal 2017: è stato arrestato e poi gli è stato imposto il divieto di dimora a Riace. “Agli inquirenti? Non riesco a voler male – dice -. Ma a un certo punto si è messo in moto un sistema che ha portato alla chiusura di questa esperienza d’accoglienza. Un sistema che mi ha criminalizzato e che ha macchiato la mia anima. Oggi a Riace di immigrati ne sono rimasti solo un centinaio. La scuola, l’asilo multietnico, l’ambulatorio medico, le botteghe d’artigianato sono state chiuse. Le attività sul turismo solidale vengono condizionate. Insomma, è stata disintegrata quella società multietnica che per vent’anni è stata la speranza di una nuova umanità. In tutto il mondo e non solo a Riace, dove ora è tornata a rimbombare la voce del silenzio”.

Lucano punta il dito contro l’ex ministro dell’interno Mario Minniti e l’attuale governo gialloverde. “Minniti – sostiene il sindaco calabrese – ha fatto accordi con i capiclan libici affinché internassero gli immigrati nei campi di concentramento, e questa sua visione ha spianato la strada a Matteo Salvini. Oggi Minniti dice di condividere il modello Riace e di essere d’accordo con me… Ha comunque una grandissima e gravissima responsabilità, come ce l’ha anche l’attuale governo che non rispetta i diritti umani e ha aggredito le politiche d’accoglienza”.

Quello di Lucano è comunque un messaggio di speranza. “I problemi fondamentali della Calabria sono la ‘ndrangheta e le emigrazioni, non le immigrazioni. Perché collettività, fratellanza e solidarietà sono valori antitetici a quelli negativi delle mafie. Stato, prefettura, procura e magistratura cosa faranno ora con Riace? Come contrasteranno i condizionamenti della criminalità organizzata? La popoleranno con tantissimi agenti delle forze dell’ordine. Riace ha insegnato che accoglienza e immigrazione non sono uguali a paura e dramma sociale, slogan su cui sono state costruite campagne e fortune elettorali. Riace ha disintegrato questa falsa equazione e se è stato possibile in un piccolo comune, è possibile ovunque. Un’altra Italia, un’altra Europa, un altro mondo sono possibili”.

Raffaele Strocchia


Multimedia: video: Domenico Lucano: “A Riace non c’è più nessuno, lo stato vuole riempirla di poliziotti?” – Sgarbi: “Inchiesta su Lucano è politica” – Giovanardi: “Riace modello di integrazione” – Gallery: Cittadinanza onoraria a Domenico Lucano

Articoli: Vittorio Sgarbi: “I giudici sono socialmente pericolosi” – Domenico Lucano: “Questa cittadinanza ha il sapore della libertà”


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17 dicembre, 2018

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