Viterbo – (g.f.) – “Lago di Bolsena, occhio all’inquinamento da plastica e attenzione ai relitti”. In provincia si firma il contratto di lago, fiume Marta e costa tirrenica ed Enrico Paziani della polizia provinciale, punta il dito su due criticità che riguardano il bacino lacuale.
Non solo la qualità delle acque. Un altro tipo d’inquinamento va tenuto sotto controllo. Quello da materiali solidi. Seppure qualcosa è stato fatto.
“Abbiamo vietato l’uso di plastica per le reti e altro e c’è stato un calo sensibile della presenza – osserva Paziani – ma il problema arriva dai torrenti che recepiscono le acque, dai terreni, dalle cunette, ogni volta che piove si raccolgono materiali che finiscono nel lago. La plastica va fermata prima”. Si può fare.
Dalla plastica alla navigazione: “Sollecito la consulta del lago – prosegue Paziani – a rivedere il regolamento, ormai vecchio di 12 anni”. Da aggiornare. Le barche, molte, abbandonate, chiedono vendetta e soprattutto una soluzione. “Diventano relitti e i relitti sono di nessuno.
Facciamo un divieto d’abbandono, si stabilisca un punto di raccolta per togliere tutto il materiale e poi definire un regolamento”. Ad esempio: “Stabilire – propone Paziani – che le imbarcazioni si lasciano solo in aree autorizzate”.
Problemi in acqua e pure appena fuori, a riva. “Le baracche dei pescatori – sostiene Paziani – sono tenute in condizioni disastrose, alcune in eternit. Serve educazione ambientale, studiamo un piano affinché siano tutte in legno, tenute come si deve”.
Paolo Equitani, sindaco di Bolsena, è molto critico. “Il contratto è importante e deve servire a noi per alzare la voce. La politica deve darci risposte, perché quando si tratta di decidere non si trova nessuno – osserva Equitani – l’impianto di depurazione al lago, ad esempio, è ancora lontano dall’essere concluso, dopo cinque o sei anni, non è stato fatto niente e il cantiere portato avanti in modo più che discutibile”.
E il peggio sembra ancora dover venire: “Pare che i soldi siano finiti. Intanto l’impianto è stato abbandonato e si è degradato, con Cobalb in fallimento, privata di finanziamenti ha accumulato un debito non più gestibile”. Basterà un contratto e annesso manifesto?
A palazzo Gentili, ieri la firma del manifesto d’intenti del contratto del lago di Bolsena, fiume Marta e costa tirrenica. Uno strumento di programmazione strategica che parte dal basso, sullo stile dei contratti di fiume, come ricorda Luciano Dottarelli, club Unesco Lazio, coordinatore del progetto.
Nella sala del consiglio, sindaci, associazioni di categoria e di cittadini, il presidente della provincia Pietro Nocchi e la consigliera regionale M5s Silvia Blasi.
Il contratto prende il via a febbraio 2017, prima limitato al solo lago di Bolsena. “Poi – spiega Dottarelli – si sono unite Tuscania e Tarquinia, che stavano portando avanti iniziative autonome, chiedendo d’aderire e dando vita a uno strumento unico di programmazione”. In sala c’è anche Cristiana Arenali, dell’ufficio di scopo della regione, istituito lo scorso luglio.
“Tra gli obiettivi che ci poniamo – osserva Dottarelli – un lavoro di ricognizione delle difficoltà esistenti sul territorio, quindi predisporre un piano d’azione, individuando progettualità da finanziare. Ma conta molto la spinta del territorio”.
Se dall’alto non ci si accorge di criticità presenti sul territorio, è il territorio che si organizza. La vede così Silvia Blasi (M5s): “Grazie alle associazioni ambientali e di cittadini si è lavorato nel tempo alle tante problematiche del territorio”. La qualità della acque, giusto per fare un esempio. “Siamo fuori dagli obiettivi imposti dalla direttiva Ue – ricorda Blasi – da raggiungere già nel 2015.
La regione ha approvato un piano di tutele delle acque ed è passato un emendamento con il quale si stabilisce come per i fiumi che non raggiungano la qualità delle acque prevista, la regione sostiene la costituzione immediata dei contratti di fiume”.
Silvano Olmi (Fare Verde) punta sulla depurazione e gli scarichi che finiscono nel fiume Marta e poi in mare. Il contratto è sottoscritto anche da Cgil, Cisl e Uil.
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