Viterbo – Migranti sfruttati nei campi con paghe da fame, riguarda anche Viterbo il blitz sfociato in sei arresti questa mattina a Latina, tra cui due donne, un sindacalista e un ispettore del lavoro.
L‘operazione “Commodo” contro il caporalato, condotta dalla squadra mobile del capoluogo pontino, avrebbe smantellato un sistema di protezione e collusione che secondo gli investigatori avrebbe reso possibile lo sfruttamento selvaggio della manodopera straniera nei campi nelle zone di Latina, Roma, Frosinone e per l’appunto anche Viterbo.
Tre in carcere e tre ai domiciliari i sei indagati cui è stata notificata all’alba la misura di custodia cautekare disposta dal gip Gaetano Negro del tribunale di Latina su richiesta del procuratore di Latina, Carlo Lasperanza, e del sostituto Luigia Spinelli. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, all’estorsione, all’autoriciclaggio, alla corruzione e ai reati tributari. Tra gli arrestati ci sono il segretario provinciale della Fai-Cisl di Latina ed un ispettore del lavoro, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità dei lavori nei campi.
Oltre ai destinatari della misura cautelare ci sono altri 50 indagati, tra cui imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari ed esponenti del mondo sindacale, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità nel mondo del lavoro e tutelare i lavoratori.
Gli arrestati, tra cui due donne, sono risultati impegnati, tramite una società cooperativa con sede a Sezze, nel reclutamento e nello sfruttamento di stranieri (centrafricani e rumeni), somministrando illecitamente la loro manodopera a centinaia di aziende agricole committenti, avendo monopolizzato il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo.
Approfittando dello stato di bisogno, gli stranieri sarebbero stati trasportati nei campi a bordo di pulmini sovraffollati, privi dei più elementari sistemi di sicurezza, costretti ad affrontare una giornata lavorativa di almeno 12 ore a fronte di una retribuzione inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore.
In particolare, secondo gli inquirenti, il sindacalista finito in carcere è accusato di avere garantito protezione alla cooperativa grazie al suo ruolo, estorcendo l’iscrizione alla sua organizzazione ai lavoranti assunti dalla cooperativa, dietro la minaccia del licenziamento. L’ispettore del lavoro, impiegato all’ispettorato territoriale di Latina e finito ai domiciliari, è invece accusato di avere garantito copertura alla cooperativa in cambio di utilità economiche, elargendo consigli e indicazioni agli indagati utili ad eludere controlli e contestazioni da parte del suo ufficio.
Due degli indagati, un uomo e una donna fondatori della cooperativa, secondo gli inquirenti sarebbero stati capi e promotori del gruppo criminale.
L’indagine ha avuto inizio alla fine del 2017, a seguito degli interventi disposti dal servizio centrale operativo nell’ambito dell’operazione ad alto impatto denominata“Freedom”, finalizzata al contrasto del preoccupante fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro. Tali controlli hanno permesso di rilevare la presenza in alcune zone della città, nelle primissime ore della mattinata, di folti gruppi di stranieri in attesa di pulmini per essere trasportati nei campi.
Particolarmente significativo, per la procura, un sms intercettato in prossimità delle festività natalizie del 2017 scambiato dalla coppia: “A babbo natale ho chiesto 4000 disoccupazioni e un gatto”.
I servizi di osservazione hanno permesso di accertare che i braccianti provenivano anche dai centri di accoglienza straordinaria ed erano in attesa del riconoscimento della protezione internazionale.
Le indagini di natura patrimoniale hanno consentito di evidenziare la commissione dei delitti di trasferimento fraudolento di valori e dichiarazione infedele, in base ai quali sono stati sequestrati per sproporzione rispetto ai redditi dichiarati, ed in quanto provento di autoriciclaggio, 5 abitazioni, 3 depositi, 3 appezzamenti di terreno , 9 autovetture, 36 tra furgoni e camion, 1 società cooperativa, 4 quote societarie e numerosi rapporti bancari, per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro.
Operazione #SquadraMobile Latina e #Sco nei confronti di un´organizzazione criminale per caporalato e sfruttamento del lavoro di centinaia di persone impegnate in lavori agricoli in condizioni disumane.
Coinvolti anche un rappresentante sindacale e un ispettore del lavoro pic.twitter.com/kV2WMW7pZv— Polizia di Stato (@poliziadistato) 17 gennaio 2019
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