Viterbo – Commercio: altro che un piano, il comune va piano. Parecchio piano. La vecchia amministrazione l’ha predisposto e mai varato, ma i successori di Michelini non sfigurano affatto.
Dopo essere passato di corsa in commissione e inserito d’urgenza all’ordine del consiglio comunale, il piano del commercio ieri è arrivato in aula e lì è rimasto. Sono 17 articoli e in sei ore ne sono stati approvati a malapena quattro. Come media, un po’ deludente ed è stato l’unico argomento trattato.
Sarà perché da urgente, come ha spiegato Luigi Maria Buzzi (FdI), nel frattempo è diventato importante.
Era urgente, perché ieri scadeva la moratoria di sei mesi, in assenza della quale, un’orda di compro oro, distributori automatici di bevande, cambio valute avrebbe invaso il centro storico (queste attività il piano le cassa in buona parte della città dentro le mura).
Invece, l’urgenza all’improvviso è si è trasformata in all’importanza. Del documento.
Talmente importante, che dalle 15.45 alle 21,45, il consiglio è riuscito ad approvare la strabiliante cifra di quattro articoli. Nel caos e nella confusione che ormai sono tipici di ogni seduta.
Massimo Erbetti (M5s) si chiede come mai non ci sia più fretta, quante sono le attività pronte ad aprire in assenza di una normativa precisa.
L’assessora Alessia Mancini (Sviluppo Economico) rassicura: “Avendo iniziato la discussione, è possibile una piccola proroga della moratoria. Purtroppo, chi doveva aprire ha già aperto, due nuovi distributori, uno a piazza delle Erbe. Per questo, arrivati a palazzo dei Priori abbiamo stabilito la moratoria”.
Il piano vuole regolamentare lo sviluppo delle attività commerciali, magari favorendo quelle nel centro storico, ormai in via d’estinzione. Ma si è partiti da lontano. Le attività fuori. L’inversione richiesta da Chiara Frontini (Viterbo 2020), per partire dal centro, è stata respinta. Così, sono tutti andati fuori. Di senno e dalle mura.
L’opposizione ha fatto la sua parte, presentato emendamenti, ma solo uno dei 5 Stelle ha avuto la “fortuna” d’essere recepito. Alla minoranza non è piaciuto. Il no alle modifiche e poi, il piano stesso.
“Non c’è una visione – sostiene Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) – il centro è malato ed è come se tu il malato lo giri perché ha una piaga da decubito. Magari la piaga guarisce, la malattia no”.
Martina Minchella (Pd) si sarebbe aspettata uno strumento un po’ più all’avanguardia, mentre dalla maggioranza, Paolo Bianchini (FdI) pensa ai negozi, ma anche alle case: “Se non investiamo in politiche abitative e non riportiamo la gente a vivere in centro, non si va da nessuna parte”.
Quindi una promessa o un auspicio: “I fondi in questo senso dovranno essere rilevanti nel prossimo bilancio”.
Ma che sul piano c’è andato meno piano è Giacomo Barelli (Viva Viterbo): “Più che altro, è fuffa”. Due parole, colpito e affondato.
“Punta solo a piccoli problemi – continua Barelli – all’interno si ricordano le caratteristiche della città, l’importanza dell’università, il declino del centro storico e quanti sono i residenti. Dobbiamo incentivare e rilanciare la città, non servono belle parole”.
La maggioranza, un po’ difende il piano del commercio e un po’ alza le mani. Arriva dalla precedente amministrazione.
L’assessora di allora, Sonia Perà, ci aveva provato a farlo approvare. Ma il centrosinistra era a pezzi, senza numeri. Solo un’illustrazione in commissione, dove Insogna, oggi Fondazione e allora Psi, se l’era presa per la mancata condivisione. Santucci (Fondazione all’opposizione Fondazione oggi in maggioranza) era contrario ai criteri. Mentre Ubertini (allora consigliere FdI oggi assessore Lega) aveva tagliato corto: “Il percorso del documento si ferma qui”. Era il 31 marzo 2018.
Commissionato per ventimila euro, il centrodestra se lo è ritrovato e un po’ lo ha modificato.
In bene o in peggio, presto per dirlo. Siamo solo a 4 articoli approvati e ne mancano ancora 13. Per arrivare a 17. Meno male che la discussione continua giovedì prossimo e non di venerdì.
Giuseppe Ferlicca
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