Civita di Bagnoregio – Presepe vivente a Civita di Bagnoregio, numerosi anche quest’anno i consensi critici e un successo di pubblico dai numeri imbarazzanti. Si chiude in bellezza sabato 5 e domenica 6 gennaio.
Come per tradizione appuntamento in piazza San Donato alle 16,30 per la “mossa” narrativa di Antonello Ricci. Sotto l’attenta regia di Stefano Bizzarri, nella stupefacente cornice di una Betlemme più “vera” di quella originale, per vicoli e piazzette del borgo della Teverina poeticamente “appeso” sulla valle dei calanchi, il pastorello Benino sognerà stavolta l’arrivo dall’Oriente dei Re Magi.
Il presepe vivente di Civita è organizzato dalla Croce Rossa di Bagnoregio e Lubriano per conto del comune di Bagnoregio. I proventi sono ogni anno devoluti a scopo sociale.
Per i lettori di Tusciaweb alcune divagazioni letterarie del narratore Ricci, vera novità di quest’anno, e un primo bilancio della sua full immersion fra uomini e donne della comunità narrante bagnorese, umili e appassionati protagonisti della gran “macchina” corale del Presepe vivente.
Il mio mantello di narratore. Il mio splendido mantello di narratore: guai a chi me lo tocca! Perché me lo cucì indosso Tetyana: bravissima sartina, ucraina all’anagrafe ma ormai bagnorese d’adozione. Me lo cucì, provando e riprovando, sotto l’attenta supervisione di Anita, la costumista “capa”. E guai a chi me lo tocca, il mio mantello, perché a ogni replica del presepe vivente, lassù-lassù, in cima a quel ponte inaudito, voglio dire nel cuore dello stupefacente borgo di Civita di Bagnoregio… così, sospesi tra cielo mistico e terre argillose…
Guai a chi me lo tocca, perché Anita ogni volta che mi accompagna nel rito della vestizione – come in ogni rito che si rispetti – dopo aver fermato con due spille le maniche della sottoveste, dopo avermi chiesto se me lo “sento” addosso, beh, mi fissa negli occhi e mi fa: – Sei bello! E io non ho più paura, e mi sento pronto per entrare in scena, inedito personaggio-statuetta, felice-per-sempre come gli altri miei “colleghi”.
Anita, così timida da non volersi mai far fotografare. Guai a chi me lo tocca, infine, il mio mantello di narratore! Perché fu Stefano a sognarlo: Stefano Bizzarri, regista e factotum-Cireneo di tutto questo improbabile-poetico “circo”, di tutta questa complicatissima gran macchina corale. Fu Stefano il vero pastorello dormiente, il Benino che sognò l’idea. E subito mi telefonò, prendendomi in contropiede.
Perché – pensavo – che c’entriamo io e la mia bisaccia di storie, io e la catana dei miei racconti ad alta voce, con le “smanie” per la fotografia di intere famigliole assiepate in estasi a cospetto dell’incantevole – ma pur sempre senza parole, muto – tableau vivant della Sacra Famiglia, quadro vivente completo di asinello e mangiatoia, richiedente asilo nel suo pittoresco rudere-capanna rievocato-allestito nel vicolo là dietro, a due passi da quel che resta della casa di San Bonaventura? Che c’entrano storia e tradizione di ricerca della banda del racconto coi numeri da turismo di massa della “Città che muore”?
Con questa improvvisata comunità narrante il cui stesso cast, per mille motivi contingenti, varia di volta in volta di modo che, seppur ieri sei stato carceriere, oggi ti toccherà d’interpretare il ladrone. Ieri beduino oggi ebreo. O legionario romano. Come è successo all’infaticabile Angelo, quello che ogni volta, umilmente e con perizia, sopravvede alle delicate operazioni di montaggio della favolosa tenda beduina in piazza: in una delle prime repliche è stato “costretto” a correre all’ingresso del borgo, a infilarsi nella taverna di casa Medori e a costumarsi per interpretare Erode, assente giustificato!
Angelo, col suo simpatico naso adunco che tanto sa di Antico Testamento, nato a Bagnoregio ma cresciuto a Milano: per cui, mentre lo senti che dà consigli e suggerimenti ai “facchini” del suo gruppo, ti sembra di ascoltare Giorgio Gaber in piazza a Civita… Che c’entro io, insomma? Ma Stefano-Benino deve avere una qualche magica virtù incantatoria: perché quel giorno gli ho risposto di sì, così d’istinto, sì-tutto-d’un-fiato. Certo, fra mille preoccupazioni e affanni e ansie da prestazione. Ma so di aver fatto la cosa giusta: perché Stefano-Benino la sa lunga.
E posso fiutarlo in aria, senza inganni, ogni volta che scendo giù per le scale e riesco in piazza, in mezzo alla gente, vestito di tutto punto, col mio meraviglioso mantello da narratore indosso e mano nella mano accompagno il giovane Pastorello in-carne-e-ossa, l’impagabile Maila, fin dentro l’accampamento beduino: dove lei si addormenterà, poggiata a un basto da somaro, per il tempo della mia breve “mossa”. Cosicché anche oggi l’incredibile sogno-dentro-ad-un-sogno che è il Presepe vivente di Civita di Bagnoregio potrà accadere.
Lo sento: c’è come un’attesa, nei visi curiosi e assorti delle centinaia di turisti che si affollano intorno alla corda, c’è come una voglia. C’è voglia di racconto. E allora, che aspettiamo? Andiamo a cominciare.
Antonello Ricci
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