Orte – Il carciofo ortano entra nel registro volontario regionale per le biodiversità dell’Arsial.
L’assessore comunale all’Agricoltura, Daniele Proietti, presenta i risultati degli studi condotti dall’Agenzia per lo sviluppo dell’agricoltura e l’università della Tuscia. Risultati che, spiega l’assessore, “certificano in maniera definitiva che il carciofo di Orte è a tutti gli effetti una specie a sé”.
Con l’iscrizione al registro dell’Arsial, il carciofo ortano viene riconosciuto ufficialmente tra le risorse genetiche autoctone a rischio di erosione. Il programma di recupero della cultivar, lanciato nel 2015, vede quindi un primo e importantissimo traguardo.
“Rispetto al più noto carciofo romanesco – continua Proietti – le differenze sono accertate a livello fenologico, genetico e morfologico”.
L’assessore assicura che “tutti quelli che assaggiano o cucinano il nostro carciofo capiscono subito la superiorità a livello di gusto, percentuale di scarto e facilità di conservazione”. Ecco perché “è possibile costruire un’economia intorno a questo prodotto”.
Un’economia di nicchia, ma che può avere del potenziale. “Il carciofo è la terza coltura ortiva più diffusa d’Italia – spiega Proietti – e la domanda supera l’offerta, tanto che spesso importiamo dall’estero. Se noi riusciamo ad avere un prodotto certificato come superiore, dobbiamo essere bravi a sfruttare il vantaggio. E ancora meglio sarebbe se gli studi confermassero che il nostro carciofo è riproducibile altrove: il prodotto acquisterebbe più popolarità e noi saremmo al centro di un circuito molto più grande”.
Il carciofo ortano è una varietà sviluppatasi sulle rive del Tevere, grazie alle condizioni biologiche e climatiche differenti rispetto all’areale di Roma. In passato la tradizione della cultivar si tramandava di generazione in generazione e da Orte partivano interi carri di carciofi diretti ai mercati ortofrutticoli del circondario. La pianta era così diffusa in città che prese anche il nome di un dolce tipico: il carciofo ortano, appunto.
Negli ultimi anni, invece, la specie era arrivata molto vicina all’estinzione. A conservarla solo uno sparuto gruppo di anziani coltivatori nei loro piccoli orti. Eppure ancora oggi, in certe bancarelle, è possibile trovare delle cassette di falso “carciofo ortano”.
“Abbiamo salvato la nostra tradizione – aggiunge Proietti – e adesso dobbiamo valorizzarla. Costituiremo un campo catalogo, che ci consentirà di conservare la pianta originaria, aggiustare il tiro sulle catene genetiche e reintrodurre i semi, rendendoli disponibili a chi si vuole avvicinare a questa coltura”.
“Il processo di recupero e rivalutazione ha già raggiunto tanti traguardi – conclude l’assessore -. Il prossimo passo sarà investire, perché la partecipazione cresce ogni giorno di più”.
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