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Viterbo - Polizia stradale - Secondo le indagini si sarebbero serviti di due cellulari, una microcamera digitale e un dispositivo elettronico vibrante per dare o ottenere informazioni dall'esterno

Esami di guida col trucco, cinque denunciati

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Polizia stradale - Il comandante Gianluca Porroni

Polizia stradale – Il comandante Gian Luca Porroni

Viterbo – Esami di guida col trucco, cinque denunciati.

Due cellulari, una microcamera digitale incollata sulla parte interna di una maglietta scura, all’altezza dello sterno, sulla quale era stato appositamente praticato un piccolissimo foro centrale per avere una visione completa e perfetta dello schermo, un dispositivo elettronico con girocollo da posizionare a contatto con il corpo per avvertire le “vibrazioni”/indicazioni di risposta inviate dai complici.

E’ quanto hanno sequestrato gli uomini della polizia di stato della squadra di polizia giudiziaria della sezione polizia stradale di Viterbo, denunciando cinque giovani stranieri, che secondo le accuse avevano costituito una vera e propria “associazione” dedita a tali tipologie di truffe.

Tutto nasce dal sospetto segnalato dai funzionari della locale motorizzazione, secondo i quali, alcuni stranieri, pur conoscendo appena la lingua italiana, riuscivano a superare brillantemente gli esami teorici per il conseguimento della patente di guida.

Da tale input prendeva corpo un’attività d’indagine effettuata dagli agenti della stradale nei confronti di alcune persone che, impiegando sistemi fraudolenti, ottenevano dall’esterno suggerimenti per il superamento degli esami.

Nello specifico, venivano denunciati ex articolo 1 comma 1 e 2 legge 19 aprile 1925 numero 475 e 110 c.p., in concorso tra loro, una ragazza marocchina di 27 anni e un ragazzo pakistano di 33 anni, candidati alla prova d’esame per il conseguimento della patente di guida alla motorizzazione civile di Viterbo, due pakistani di 34 e 25 anni, oltre a un indiano 32enne, quali mediatori tra i candidati e le autoscuole nonché organizzatori della procedura che consisteva nell’utilizzare un dispositivo telefonico, fornito dagli organizzatori ai candidati, attraverso il quale suggerire le risposte corrette delle prove d’esame.

I candidati in questione, infatti, erano in contatto con i loro suggeritori esterni mediante l’apparecchiatura elettronica, che è risultata essere camuffata e/o occultata sotto gli indumenti. Nel caso di specie, è stata applicata anche l’aggravante penale specifica dell’aver superato la prova d’esame per l’accesso alla prova pratica.

Sono in corso ulteriori attività di indagine finalizzate all’individuazione di eventuali altri complici.


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27 febbraio, 2019

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