Viterbo – “Senza una sovranità europea le sovranità nazionali sono fumo o propaganda”. Il filosofo, politico e accademico Massimo Cacciari ha preso parte ieri alla conferenza, Quale idea di Europa, organizzata nella sala conferenze della Provincia. Promotori dell’evento Elvira Federici, Francesca Marzo, Enzo Palmisciano, Giulia Ragonese, insieme a Rete futura.
Massimo Cacciari si è rivolto alla platea dicendo fin da subito che bisognerebbe capire che l’europa è necessaria, ma è anche giusto interrogarsi su quale tipo di europa bisogna puntare perché “non si può non vedere che l’europa di oggi è diversa da come era stata pensata all’inizio”.
“Dobbiamo sostenere il confronto con imperi come la Russia, la Cina, l’India o gli Stati Uniti. Come è possibile che di fronte a ciò gli stati europei si fanno la guerra tra loro – ha detto Cacciari -. La dimensione europea è il minimo indispensabile per reggere questa situazione”.
In sala per confrontarsi sul tema c’erano anche il vicepresidente della regione Lazio Massimiliano Smeriglio, la professoressa dell’università di Messina Caterina Resta, Marco Furfaro coordinatore nazionale di Rete futura, il presidente della provincia Pietro Nocchi. Tra il pubblico, con una sala conferenze al completo, anche i consiglieri regionali Enrico Panunzi e Marta Bonafoni.
Il filosofo ha poi indicato quelli che per lui erano gli obiettivi e i pilastri dell’Unione europea alla sua nascita. “Tutti erano convinti che l’europa doveva essere cristiana, ossia fondata sui principi di solidarietà e sussidiarietà. Poi c’era la componente liberale, e non liberista, secondo cui la proprietà obbliga a una responsabilità nei confronti della civitas e pertanto si credeva nella logica che il profitto andava redistribuito. Poi la terza componente era quella social democratica, che accentuava alcuni caratteri come l’intervento dello stato – ha detto Cacciari per poi aggiungere -. Tra queste componenti culturali e politiche c’è stato un compromesso durato trenta anni, dal dopoguerra in poi. E oggi ci chiediamo dove sono queste componenti?”
Oltre un centinaio le persone in sala e a loro Cacciari si è rivolto più volte durante il suo intervento, per cercare soluzioni condivise.
“Come ripartire quindi con una nuova idea di europa?” Per l’ex sindaco di Venezia ricominciando dalla “volontà politica”. Per il filosofo oggi “l’europa deve fare da sola. All’inizio del cammino europeo anche gli Stati Uniti volevano un’europa unita. Oggi però non è più così e non perché c’è Trump. Gli Stati Uniti contavano sull’europa per fare da blocco con l’unione sovietica, ma oggi l’unione sovietica non c’è più e noi non abbiamo negli stati uniti una sponda”.
Per il filosofo la crisi dell’europa è nel concepirsi ognuno come un individuo. “Oggi ognuno pensa a se stesso. Se c’è uno stato con un avanzo commerciale se lo tiene per sè, per rendere più forte la sua presenza nell’unione e il suo dominio sull’euro. Pensiamo alla Grecia. Non si viene incontro alle esigenze dello stato in difficoltà”.
Per Cacciari il cambiamento è possibile. “Va cambiato il modo di pensare. Non è colpa dell’europa è colpa dei singoli stati. Senza una sovranità europea le sovranità nazionali sono fumo o propaganda. Oppure ancora peggio le sovranità nazionali ci portano al disastro”.
Massimo Cacciari è poi intervenuto per parlare di immigrazione. “L’europa aveva trovato un accordo nelle quote, ma sono gli stati che non hanno voluto rispettarlo. La crescita demografica in Africa o la contieni dando occupazione, lavoro e con una politica di investimenti o ti si rovescia addosso – ha detto -. L’europa doveva immaginare l’Africa come parte della sua politica e invece oggi sono i cinesi a investirci”.
A intervenire anche la professoressa Caterina Resta che ha indicato la necessità di un punto di rottura, parlando anche di immigrazione. “Le risposte del passato non bastano più. C’è bisogno di rottura e discontinuità con quanto è stato fatto fino a oggi: sul piano delle politiche sociali soprattutto – ha detto per poi aggiungere – senza queste non c’è soluzione ai flussi migratori. Bisogna poi ripensare al concetto di cittadinanza con un’idea dell’inclusione e non della negazione. In questo può aiutare la riscoperta della cultura, scientifica e umanistica. La cultura umanistica è la radice dello spirito europeo”
Anche il il coordinatore nazionale di Rete futura è intervenuto per offrire la sua visione di europa tra disillusione e speranza. “La mia generazione che era quella erasmus aveva l’idea di far parte di un modello, di un insieme di culture diverse che nel confronto volevano crescere. Avevamo l’idea che la nostra emancipazione era qualcosa di più che la realizzazione di noi stessi. Io però credo anche nell’europa, in un’europa che garantisce i diritti civili – ha detto -. All’inizio la differenza tra noi e gli Stati Uniti era nel welfare: avevamo l’idea che non si era soli, che se inciampavi c’erano le istituzioni che ti avrebbero aiutato. Sembrava esserci l’idea di un processo di emancipazione collettivo in cui tutti si sarebbero sentiti realizzati”.
Marco Furfaro ha poi concluso: “Oggi spero che la politica provi a riunirsi in vista delle europee per rimettere in campo un’idea di rifondazione. Bisogna sempre ricordare che si sta bene se stanno bene anche gli altri”
A chiudere la conferenza il vicepresidente della regione Lazio Massimiliano Smeriglio. Nel suo intervento ha parlato di crisi ma anche della forza e della volontà di ripartire con un progetto diverso. “Si è perso il senso comunitario e collettivo. Su questo bisogna ricostruire il progetto – ha detto per poi aggiungere -. Oggi viviamo la crisi della democrazia. Non c’è più rapporto tra sviluppo e ridistribuzione. Dobbiamo ripartire e farlo presto, le elezioni europee sono alle porte.”
Maurizia Marcoaldi
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