Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Come Comitato di quartiere di San Pellegrino, libera associazione di cittadini residenti, rigorosamente priva di connotazioni politiche, abbiamo seguito con interesse il dibattito che si è svolto in comune sul nuovo piano per il commercio e abbiamo apprezzato i provvedimenti approvati, relativamente alla salvaguardia del nostro borgo, anche se mancano ancora precise misure economiche per incentivare l’apertura di nuove attività commerciali e se, soprattutto, non si chiarisce da chi saranno effettuati i controlli sull’applicazione delle nuove regole.
Per quanto ci riguarda le misure adottate sono perfettamente in linea con l’obiettivo di riqualificare il centro storico, che andiamo sostenendo presso le diverse amministrazioni comunali da alcuni anni e riteniamo che esse rappresentino un traguardo, minimo, ma significativo di questo percorso.
La tutela di San Pellegrino era un atto dovuto da parte delle istituzioni, che lo hanno per tanti anni abbandonato nel degrado, ignorando che, se il turismo è una concreta risorsa per la città, il quartiere che con il palazzo papale ne costituisce il nucleo originario, merita ogni possibile salvaguardia. E auspichiamo che con il tempo questa tutela venga estesa a tutto il centro storico, che conserva rare bellezze architettoniche e importanti testimonianze del passato, oggi poco valorizzate.
Le misure restrittive nei confronti di alcune attività commerciali (soprattutto pub e locali di mescita) hanno suscitato molte polemiche: qualcuno ha gridato al tradimento della legge sulla libera concorrenza, perché vengono introdotte delle sperequazioni rispetto a chi esercita in altre zone della città.
In sostanza non si vuole riconoscere la specificità e la fragilità del quartiere, che avrebbe dovuto godere da tempo di una salvaguardia, ben prima che vi si instaurasse una movida molesta e degradante, se la legge fosse stata correttamente applicata.
Il legislatore ha infatti eliminato tutti i vincoli alla libera concorrenza, ma sapientemente escluso “quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, (ivi incluso l’ambiente urbano) e dei beni culturali” (Dlgs n. 22 del 2016 -legge Monti-comma 4, art. 1).
Anche a voler dimenticare la legislazione precedente, volta alla salvaguardia dei beni culturali, a partire dalla nostra Costituzione, recentemente la Legge n. 137 del 6 luglio 2002, il Dlgs. n. 42 del 22 gennaio 2004 e da ultimo il Dlgs n. 222 del 25 novembre 2016 (Scia 2) hanno ribadito il principio che la protezione dei beni di grande interesse storico artistico è imprescindibile. Libertà di commercio dunque sì, per tutelare la libera concorrenza, ma solo in subordine alla difesa dei beni più preziosi della comunità e della salute dei cittadini, come è giusto che sia in ogni provvedimento che ha a cuore il futuro del paese.
Lungo il percorso tutelato dal piano del commercio (la zona tra piazza San Lorenzo e via San Pellegrino) sono attualmente presenti 3 bar e 3 pub, alle cui recriminazioni la stampa viterbese sta riservando un’ampia cassa di risonanza, dedicando scarsa attenzione ai problemi dei residenti e agli interessi della città, che dovrebbero avere una considerazione più ampia nel dibattito pubblico.
Vengono quantificati i danni arrecati agli esercizi di mescita dalla chiusura anticipata di un’ora e per i soli mesi invernali, ma non i danni arrecati dalla movida ai proprietari degli immobili, che hanno a loro volta compiuto degli investimenti consistenti, acquistando e restaurando le loro case, il cui valore ha oggi subito un vero crollo sul mercato immobiliare, ben oltre quello riscontrato nel resto della città. Addirittura gli operatori delle agenzie immobiliari sconsigliano ai clienti l’acquisto di case nel centro storico, per via della movida, anzi, la lontananza dalla stessa viene segnalata come elemento di pregio per le abitazioni in vendita.
Dunque i residenti non solo hanno ricevuto un danno economico, ma non possono nemmeno godere a pieno titolo delle loro abitazioni, perché subiscono in continuazione il disturbo nel riposo notturno e il degrado provocato davanti alle loro case dalle tracce lasciate da chi, legittimamente, frequenta il quartiere in cerca di divertimento, ma dimentica le regole del vivere civile.
Chi poi suggerisce che il problema del rumore e degli schiamazzi sia facilmente risolvibile con una spesa minima per le doppie finestre, evidentemente ha una scarsa conoscenza della struttura del quartiere: i vicoli stretti di San Pellegrino fanno da cassa di risonanza, incanalando e amplificando i rumori; il peperino con cui sono costruiti gli edifici è un buon conduttore del suono e dentro le case gli schiamazzi si avvertono talvolta più forti che non con le finestre aperte.
E per concludere non è accettabile che agli abitanti di questo quartiere, che non sono molti, ma comunque molti di più di quanto si vuol far credere, debba essere inflitto l’obbligo di asserragliarsi in casa con le finestre chiuse e con i condizionatori accesi, quasi a mo’ di punizione. Senza considerare poi che il regolamento dell’ornato e anche il buon senso, vietano l’istallazione dei motori dei condizionatori in bella vista sulle facciate delle case di un quartiere medievale.
La logica vorrebbe che fossero i locali ad essere insonorizzati, come avviene nei luoghi civili, e soprattutto che non si trasformassero all’occorrenza in locali all’aperto, quando la maggior parte della loro clientela staziona sulla strada.
E’ ancora più assurdo inoltre che si scatenino contrapposizioni tra diverse categorie di imprenditori: chi ha aperto strutture di accoglienza per i turisti nel centro storico ha colto un’ opportunità offerta dall’aumento del turismo nella città, documentato da tutti i dati statistici e dagli introiti della tassa di soggiorno. Il comune farebbe certo bene a controllare per evitare abusi, ma è innegabile che se il turismo rappresenta una risorsa importante, è necessario che la città sia accogliente, rispetti anche il riposo di chi viene a visitare le ricchezze artistiche e culturali e non mostri un centro degradato dalla movida.
La presenza dei giovani a San Pellegrino è certamente cosa gradita e nessuno li vuole cacciare, tutti i luoghi di incontro sono luoghi di scambio e di cultura, ma non è certamente cultura lo sballo del fine settimana, non lo sono gli schiamazzi e i gesti vandalici che profanano lo spirito dei luoghi e l’intimità delle persone. I giovani viterbesi meriterebbero maggiori opportunità per relazionarsi e divertirsi in modo costruttivo.
Come ci ricorda il sociologo Mattioli il problema della crisi dei centri storici è diffuso e complesso, e ai problemi complessi non si danno mai soluzioni semplici. Ma non possiamo nemmeno rassegnarci ad assistere alla distruzione del prezioso patrimonio di bellezza e di storia inciso nelle pietre dei nostri borghi.
Occorre mediare tra interessi e bisogni diversi e occorre che ciascuno faccia la sua parte, evitando campanilismi e schemi precostituiti, ma senza dimenticare l’obiettivo principale, che è quello di rispettare le memorie dei luoghi e di non tradire la loro anima.
Per dirla con Calvino, nel famoso dialogo tra Kublai Kan e Marco Polo:
“Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
– Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra… ma dalla linea dell’arco che esse formano.
…
– Perché mi parli delle pietre? E’ solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde:- Senza pietre non c’è arco”.
Maria Elena Pierini
Comitato di quartiere di San Pellegrino
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