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Viterbo - L'ex segretario provinciale Pd torna a parlare a quasi un anno dalle dimissioni - Il suo ruolo, ie primarie, il futuro del partito e un po' anche le comunali

Toh, chi si rivede… Andrea Egidi

di Giuseppe Ferlicca
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Andrea Egidi

Andrea Egidi

Viterbo – (g.f.) – Che fine ha fatto Andrea Egidi? Da ormai un anno non si occupa più delle questioni viterbesi. Dalla sua candidatura alle regionali 2018. Ex segretario provinciale Pd, carica da cui si è dimesso, oggi è presidente della commissione regionale per il congresso che eleggerà il nuovo segretario nazionale. Parla delle primarie: “Mi auguro milioni di elettori” e meno delle comunali nella Tuscia. Si vota in 27 centri, compresi Tarquinia e Civita Castellana.

È stato eletto presidente della commissione regionale per il congresso, com’è stato finora lo svolgimento dei lavori?
“Posso dire positivo grazie a un atteggiamento unitario delle diverse mozioni che si stanno confrontando. Alle spalle abbiamo un congresso regionale molto teso, anche sul capitolo regole e ognuno di noi, me per primo, tende a dare un contributo di serenità al percorso congressuale, come è giusto che sia”.

In che consiste il suo ruolo?
“Abbiamo il compito di sovraintendere al corretto svolgimento del congresso, dai circoli alle primarie aperte e quindi aiutare il territorio a far sì che tutto fili liscio. Poi, siamo l’organismo che giudica in via definitiva i ricorsi e le contestazioni sulle violazioni delle regole. Questo è l’aspetto più delicato, sul quale mi sto dedicando per evitare divisioni, anche in forma preventiva.”

Parlava di un clima disteso nel Lazio, anche a Viterbo?
“Da Viterbo arrivano segnali incoraggianti, la ripresa di un clima di serenità. Da questo punto di vista voglio ringraziare chi sta dirigendo il congresso, quindi la commissione locale, e Massimo Baldi, il sub commissario della federazione, che la dirige.”

Com’è andata a livello di partecipazione, nella Tuscia e nel Lazio, la prima fase del congresso, quella che ha interessato gli iscritti?
“Nel Lazio hanno votato 17mila iscritti su un potenziale di oltre 33mila aventi diritto. Tra le federazioni medio grandi la nostra è quella con l’affluenza più alta. Diciassettemila votanti nel Lazio non sono pochi, calcolando che tra i potenziali aventi diritto c’erano anche gli iscritti 2017 che potevano rinnovare e votare. È evidente che dal 2017 è cambiato il mondo e ci può stare un calo in termini di partecipazione e di iscritti formalmente in regola”.

A voi, come diceva, ricorrono le commissioni provinciali in caso di problemi, ci sono stati molti casi?
“Non troppi. Abbiamo avuto qualche caso a Roma e nella Tuscia su questioni che avevano già caratterizzato il congresso regionale. Tutte vicende che abbiamo gestito con intelligenza e senso di responsabilità”.

Si sa già come saranno organizzati i seggi per le primarie? In piazza o nelle sedi del partito, in particolare nel capoluogo?
“La fase delle primarie parte da domenica con la convenzione nazionale, credo faremo gli stessi seggi delle ultime primarie nazionali. Generalmente sono all’aperto, i nostri gazebo, ma non escludo si organizzeranno pure in luoghi chiusi. Noi comunque privilegiamo la piazza, i gazebo, siamo un partito che vuole stare in mezzo alla gente”.

Cosa si aspetta dal voto delle primarie?
“Mi auguro milioni di elettori al voto. Ne abbiamo bisogno come l’aria. E tutti ci dovremmo prendere l’impegno di richiamarli sempre, nel corso degli anni, di non dimenticare quegli elenchi negli stanzini delle nostre sedi. Ascoltarli, chiedere loro un impegno contro questo governo che sta portando il paese fuori da qualsiasi logica coerente con la sua storia e collocazione internazionale. Con le primarie del 3 marzo chiediamo uno sforzo di mobilitazione per le Europee, contro il governo, per l’alternativa”.

Dal giorno dopo il Pd dovrà lavorare a importanti appuntamenti elettorali, come le Europee, appunto. Sarà in grado di ritrovare unità e slancio, dopo le ultime sconfitte elettorali, che non sembrano ancora del tutto metabolizzate?
“Più elettori democratici andranno al voto più il Pd potrà ricostruire la sua unità e tornare a vincere. L’importante è che non si ricominci con il tiro al piccione sul segretario eletto, lo sport che ha caratterizzato gran parte della nostra vita interna e della nostra storia, con riflessi pesanti all’esterno, in termini di credibilità. Si elegge il segretario e il segretario è di tutti e si sostiene, proprio come stiamo facendo nel Lazio con Bruno Astorre”.

Lei è il presidente della commissione regionale per il congresso, ma è anche molto vicino a Claudio Mancini, avversario di Astorre alla segreteria regionale, che lei non ha sostenuto.
“È così che funziona, non solo perché Astorre ha deciso in modo saggio di mettere tutti al lavoro, formando un gruppo dirigente plurale e unitario. È un dirigente politico molto concreto, schietto e ha le idee chiare. Con lui c’è un rapporto più che positivo e il fatto di dirigere la commissione pur non avendolo votato, non mi fa effetto, anzi, è un ottimo modo per costruire, come stiamo facendo, un buon lavoro comune”.

Europee, ma anche elezioni comunali. A Viterbo si vota in molti centri, ma l’attenzione è puntata su Tarquinia e Civita Castellana. Nel primo caso, un ritorno al governo al comune è alla portata del Pd?
“Non mi occupo di questioni viterbesi, come sa, dal 10 marzo del 2018 e non ho intenzione di farlo ora, spero solo in scelte sagge in grado di farci vincere”.

A Civita Castellana dopo dieci anni si chiude un ciclo, in un comune che in passato ha riservato sorprese non gradite al centrosinistra. Il Pd in questi anni ha saputo creare le basi per preparare il dopo Angelelli?
“Come le dicevo, non parlo di Viterbo, almeno non ora, verrà il tempo.”

Eppure in qualche modo di Viterbo se n’è occupato. È andato alla convenzione provinciale, tutto documentato da un post sul suo profilo Facebook.
“Certo, sono stato a fare il garante e il post di cui parla ha più a che fare con l’affetto che provo per la gente di questa federazione. Ho passato oltre dieci anni con molti di loro, resta una parte significativa della mia vita. Ma non è valutazione politica. Per quello che conta, è dire che sento ancora un legame fortissimo con quella comunità, non c’è rancore”.

Giuseppe Ferlicca


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1 febbraio, 2019

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