Viterbo – (g.f.) – Compensi ai revisori dei conti, diecimila euro l’anno. Anzi, 17mila euro. No, 14mila e 22mila al presidente. Chi offre di più?
L’organo va rinnovato, scade giovedì e l’amministrazione comunale arriva all’ultimo minuto e pure con le idee confuse. Una delibera di giunta in cui il compenso per i due componenti segna 17mila 500 euro dai diecimila 700 precedenti, mentre per il presidente si arriva a quasi 22mila euro.
Le cifre ballano, si fa difficoltà a comprendere.
Il centrodestra dà i numeri. Non una novità e nemmeno troppo originale. Ma è così.
Tanto l’opposizione quanto la maggioranza, a cominciare da Paolo Muroni (FI), contestano l’aumento, incalzando l’assessore al Bilancio Enrico Maria Contardo (Lega). A gran voce gli chiedono di lasciare i compensi così come sono.
“Se i professionisti nominati voglio accettare bene – osserva Giulio Marini (FI) – altrimenti possono rinunciare”. Della serie, prendere o lasciare.
È necessario sospendere i lavori, prendere il pallottoliere e rifare tutti i conteggi. Numeri a caso. “Pare che stiamo giocando a tombola”, Luisa Ciambella (Pd) è sconfortata, ma alla fine qualcosa torna. Conti a cura di Paolo Muroni: “Controllata la norma – fa notare Muroni – e calcolate le maggiorazioni obbligatorie, i compensi ammontano a 14.779 euro annui per i revisori, mentre al presidente 22.154 euro”.
Questi i conti, ma la maggioranza non conta sul voto dell’opposizione. “Visti i numeri al lotto che finora abbiamo sentito – osserva Ciambella (Pd) – col rispetto di chi ci ha lavorato, l’opposizione si riserva di votare in consiglio comunale, dopo avere valutato bene i numeri”. Passa a maggioranza.
Ma i compensi non sono la sola grana. Alla nomina dei componenti pensa la prefettura, per estrazione a sorte.
“Il primo è Pietro Brugnoli di Tivoli – ricorda Contardo – quindi, Antonio Verdone di Latina e Paola Parroni di Bracciano”.
Quello in cima di solito è anche presidente. Tuttavia, gli uffici, che hanno selezionato il curriculum di ognuno, ritengono che il ruolo vada a Verdone.
Alvaro Ricci (Pd) non concorda: “Decide il consiglio comunale, non è una pure presa d’atto”. Ci conti pure.
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