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Tarquinia - L’avvocato penalista Nicodemo Gentile ha presentato il libro "Nella terra del niente"

“Scrivo per sfogarmi, leggo per difendermi”

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L'avvocato Nicodemo Gentile

L’avvocato Nicodemo Gentile

Il pubblico

Il pubblico

Da sinistra: Baldi, Gentile e Pirani

Da sinistra: Baldi, Gentile e Pirani

L'avvocato Paolo Pirani

L’avvocato Paolo Pirani

La genetista forense Marina Baldi

La genetista forense Marina Baldi

Tarquinia – “Scrivo per sfogarmi, leggo per difendermi”.

Dieci casi di persone scomparse. Dieci casi visti dall’occhio di Nicodemo Gentile, uno dei più noti penalisti italiani che a Tarquinia, alla libreria caffè Vita Nova, ha presentato il 28 marzo il libro “Nella terra del niente. Storie di scomparse, storie di famiglie”.

Lo ha fatto con l’avvocato Paolo Pirani e la genetista forense Marina Baldi, ripercorrendo dieci storie di persone improvvisamente sparite nel nulla. Storie che si sono concluse in modo tragico o rimaste avvolte nel mistero. Tutte con un unico comune denominatore: l’impossibilità di spiegare quanto è accaduto.

“Credo nella forza terapeutica della scrittura – dice Gentile -. Ho quasi cinquant’anni e gli ultimi venti li ho dedicati a questa professione che mi ha dato tanto ma che ha anche voluto molto. Cosa vuol dire? Vuol dire che le storie che segui le vivi da uomo e da professionista. Non stacchi la spina e lasci alle spalle il tuo lavoro. Sei sempre tu. Scrivendo, cerco di far uscire tutto quello che ho dentro”.

Il libro non ha delle verità, ma non ha nulla che non sia veritiero. “Sono esperienze che ho fatto sul campo, come un inviato di guerra che dalla trincea racconta cosa significhi per una famiglia l’irruzione di una scomparsa – afferma –. La terra del niente è un’immagine fosca, come qualcuno che viene inghiottito dalla nebbia. La scomparsa non si fa anticipare da una notifica. Non arriva la busta verde, o l’ufficiale giudiziario, o il postino, o una pec. C’è soltanto una persona che esce da casa e non fa più ritorno“.

I dieci racconti, tra i più conosciuti quelli di Irene Cristinzio e Roberta Ragusa, sono storie che non succedono solo agli altri ma possono accadere a chiunque. “Non ci sono persone geneticamente predisposte all’allontanamento, quartieri più a rischio di altri, professioni o mestieri immuni, famiglie con dispensa – sottolinea il penalista -. Ancora oggi ci chiediamo la fine di Ettore Majorana o Federico Caffè. La scomparsa è qualcosa di doloroso e incompreso che fa parte della storia dell’uomo. Dal 1974 a oggi sono 10mila le persone italiane scomparse. Prima non esisteva una banca dati“.

Ci sono scomparse che i tecnici chiamano “modello 45”, ovvero un “binario morto”. “La terra del niente – dichiara l’avvocato -. Significa che si apre un procedimento ma il fatto non è costituente reato. Quindi non si può fare nulla. Ma l’avvocato può aiutare la famiglia a mantenere viva la fiammella della speranza”.

Il dramma della scomparsa è il paradosso che le famiglie delle persone sparite provano invidia verso chi ritrova i resti dei propri cari. “L’elaborazione del lutto è fondamentale – conclude Gentile –. Tutte le case delle persone scomparse sono simili. La persona è assente ma tutto parla di lei. Si parla di mancanza ambigua“.

La presentazione del libro è stata poi l’occasione per sottolineare l’importanza delle analisi genetiche forensi e per illustrare il lavoro dell’associazione Penelope, che sostiene chi si trova a vivere la scomparsa di una persona cara.

Daniele Aiello Belardinelli


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30 marzo, 2019

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