Roma – “Sì alla cittadinanza a Rami perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo Paese”.
Questa la posizione odierna di Matteo Salvini sulla possibilità di dare la cittadinanza a Rami, lo studente di origine egiziane che durante il dirottamento dello scuolabus, dello scorso 20 marzo, è riuscito ad avvertire i soccorsi mettendo così in salvo la scolaresca.
Ieri il ministro dell’Interno aveva dichiarato qualche perplessità in merito, facendo riferimento a presunti precedenti penali nella famiglia di Rami, ma oggi la versione sembrerebbe essere diversa.
“Il ministro è tenuto a far rispettare le leggi – ha aggiunto Salvini – ma per atti di bravura o coraggio, le leggi si possono superare”.
Secondo quanto riporta l’Ansa, il padre di Rami avrebbe precedenti, ma non risultano condanne. A suo carico, a quanto si è saputo, il reato di permanenza irregolare in Italia, una denuncia per rapina nel ’99 e il fatto di aver falsamente attestato di essere un pubblico ufficiale.
In merito alla vicenda della cittadinanza a Rami anche il vicepremier Luigi Di Maio è nuovamente intervenuto.
“Nei giorni scorsi avevo inviato una lettera proprio ai ministeri competenti per chiedere loro di conferire la cittadinanza per meriti speciali al piccolo Rami – ha detto. – Sono felice di aver convinto anche Salvini sulla cittadinanza a questo bambino”.
E intanto Salvini ha invitato al ministero 5 ragazzi e 12 carabinieri, che fanno parte del gruppo coinvolto nella vicenda del dirottamento dello scuolabus a San Donato Milanese. I ragazzi che incontrerà sono Adam, che è riuscito a chiamare i carabinieri; Aurora, che è stata presa come ostaggio; Fabio, che ha parlato con il terrorista cercando di dissuaderlo; Nicolò, che si è offerto come ostaggio, dopo la richiesta del terrorista; Rami, il secondo studente che è riuscito a chiamare i carabinieri.
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