Prato – Ex professoressa dell’Unitus trovata morta in casa.
Nel pomeriggio del 25 aprile, Mirella Billi di 81 anni, professoressa universitaria in pensione, è stata trovata morta nella sua casa di Prato, dove viveva da sola.
“A fare la scoperta – come riporta il Tirreno – sono stati i vigili del fuoco, intervenuti insieme a un’ambulanza della pubblica assistenza perché la professoressa non dava più notizie di sé da alcuni giorni. Sul posto anche la nipote della donna che ha chiesto l’intervento dell’ambulanza.
I carabinieri hanno informato il magistrato di turno, che non ha ritenuto necessario disporre l’autopsia. L’anziana docente presentava infatti una ferita alla testa, che però è compatibile con una caduta dovuta a un malore, che è stata la causa della morte. Il decesso risale ad alcuni giorni fa e per questo il corpo è stato portato all’obitorio dell’ospedale”.
Mirella Billi era stata professoressa emerita all’Università di Viterbo. Esperta di letteratura inglese, è autrice di molte opere tra cui “Le strutture narrative nel romanzo di Henry Fielding” (Milano, Bompiani, 1974) e “Virginia Woolf” (Firenze, La Nuova Italia, 1975).
Anche l’Aia, Associazione italiana di anglistica, esprime cordoglio con un post su Facebook. “E’ venuta a mancare all’improvviso Mirella Billi – si legge -, per anni professore ordinario di Letteratura Inglese all’Università della Tuscia, dove ha fondato e coordinato per decenni gli insegnamenti di anglistica e americanistica.
Gli scritti di Mirella, una delle maggiori angliste italiane, allieva di Marcello Pagnini, spaziano da Shakespeare alla poesia contemporanea; ha parlato con uguale capacità e con visione critica unica di teatro e di poesia, di cinema e di romanzo.
La sua precisione metodologica, la perspicacia e una curiosità intellettuale ineguagliabile sono stati modello ed ispirazione per tanti anglisti, di vecchia e nuova scuola. Durante gli anni di formazione e di insegnamento, passati tra Firenze, Udine e infine Viterbo, Mirella ci ha donato una bibliografia vasta e ricchissima, ma più di ogni altra cosa ci ha donato quell’arguzia, quella velocità di pensiero, quell’amore per la nostra disciplina a cui tutti noi abbiamo attinto in qualche fase delle nostre carriere e delle nostre vite.
La porteremo nei nostri ricordi e nei nostri lavori per sempre, con gratitudine per quello – di scienza e di vita – che ha saputo generosamente condividere con noi”.
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