San Martino al Cimino – “Stefano è stato picchiato. Punto”. Ilaria Cucchi, la sorella del 30enne romano morto nel 2009, lo ha ribadito a margine del processo ai carabinieri imputati di omicidio preterintenzionale. Tra questi anche Raffaele D’Alessandro, che nell’ottobre di dieci anni fa era in servizio alla stazione di Roma Appia. Per poi passare a quella di San Martino al Cimino. E nel Viterbese è rimasto fino al settembre del 2014, quando è stato trasferito al battaglione carabinieri Campania.
“Udienza dopo udienza – ha detto Ilaria Cucchi – veniamo a conoscenza di ulteriori dettagli su quanto accaduto la notte del pestaggio a Stefano. E ogni volta è sempre più agghiacciante e terrificante. Sono grata all’avvocato Lampitella, che è la difensore del carabiniere D’Alessandro, che in aula ha introdotto un ulteriore elemento, estremamente significativo, su quella notte. Stefano avrebbe detto: Io muoio, ma a te levano la divisa. Stefano è stato picchiato. Punto. Quello dell’avvocato Lampitella è stato un modo per ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, che Stefano è stato picchiato e che stava malissimo. Ha detto: Io muoio. E in effetti dopo sei giorni è morto”.
Durante l’udienza, celebrata ieri nell’aula della corte d’assise di Roma, l’avvocato Maria Lampitella ha chiesto a Francesco Tedesco, il carabiniere imputato e supertestimone, che ha accusato del pestaggio gli altri due militari coimputati, se ricordasse che “Stefano Cucchi” gli aveva detto “Io muoio, ma a te tolgono la divisa. E glielo disse più volte – continua la difensore di D’Alessandro -. In qualche modo, Cucchi l’ha minacciata”. Tedesco ha risposto: “Non ha mai detto questo frase e non mi ha mai minacciato”.
In merito alla domanda dell’avvocato Lampitella, su Facebook Ilaria Cucchi ha scritto: “Vorrei ringraziare l’avvocato Lampitella, difensore di D’Alessandro, che ci ha fornito un ulteriore e rilevante elemento. Stefano, in auto con i carabinieri, al rientro dalla stazione Casilina, avrebbe detto: Io muoio, ma a te levano la divisa. Stefano era stato appena picchiato e stava proprio male”.
Nella sua deposizione il carabiniere Francesco Tedesco ha detto: “Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo si sono nascosti per dieci anni dietro le mie spalle. A differenza mia non hanno mai dovuto affrontare un pm. L’unico ad affrontare la situazione e ad avere delle conseguenze ero io. In tutti questi anni l’unica persona che aveva da perdere ero io, ero l’unico minacciato”. Al termine della deposizione Tedesco si è avvicinato a Ilaria Cucchi e, stringendole per la prima volta la mano, le ha detto: “Mi dispiace”. La sorella di Stefano ha poi commentato: “È stato un momento forte, difficile da spiegare. Gli sono stata grata, almeno per questo gesto”.
Rispondendo alle domande delle difese, Tedesco ha spiegato perché ha aspettato tanti anni per fare le sue rivelazioni. “Ho cominciato a maturare la convinzione di dover parlare il 30 luglio 2015, quando sono stato convocato dal pm”, ha spiegato. Tedesco in aula ha anche ricostruito le fasi dell’arresto di Cucchi dicendo di aver visto personalmente lo scambio droga-denaro del 30enne con il suo cliente e indicando tutti i componenti del gruppo che hanno realizzato le varie perquisizioni del giovane quella notte.
“Subito dopo la morte di Cucchi sono stato minacciato di essere licenziato, quindi non ho chiesto nulla perché avevo capito l’andazzo. Dopo il 22 ottobre 2009 mi sono trovato incastrato ed ero l’unico ad avere tutto da perdere”, ha aggiunto Tedesco.
“Dopo il primo schiaffo di Di Bernardo – ha detto il vicebrigadiere ribadendo quanto già affermato nella precedente udienza -, Stefano non ha avuto il tempo di lamentarsi, non ha gridato. È caduto in terra, come fosse stordito, e non ha urlato neppure dopo il calcio che gli è stato sferrato a terra da D’Alessandro. Poi, quando l’ho aiutato a rialzarsi, gli ho chiesto come stava e lui mi ha detto di stare tranquillo perché era un pugile. Ma si vedeva che non stava bene”.
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