Viterbo – “Il colore è per me una forma di coraggio e di espressione”. A parlare è Antonio Moneta che ha debuttato al Pitti Uomo 95 con Moneta Clothing, scegliendo un evento collaterale della kermesse fiorentina per il lancio della sua collezione interamente realizzata in lana casentino.
Peacoat by Moneta Clothing è una collezione di giacconi uomo e donna, realizzata in nove colori, il cui punto di partenza è reinterpretare il capo peacoat sia nelle linee che nei colori.
Da dove nasce la sua linea?
“Tutto nasce da una mia passione adolescenziale per questo capo, ne sono sempre stato innamorato. Avevo molte foto di mio papà da giovane che indossava questo cappotto e anche io nel tempo ne ho avuti diversi modelli. L’ho sempre pensato come un evergreen e, amando molto i colori, mi è sempre rimasta in testa l’idea di volerlo indossare in diverse tonalità: a mia mamma, che faceva la sarta, più volte avevo chiesto di cucirmi questo capo in diversi colori. Insomma questa idea ce l’ho in testa da molto tempo. Un giorno poi, parlando con una persona, mi si è accesa una lampadina e ho deciso di trasformare l’idea in realtà. Ho iniziato a fare ricerche su ricerche per le stoffe e poi è venuto il resto. La mia è stata un’esigenza interiore. E’ stato il riuscire a dare respiro a una fantasia, immettendomi anche in un mondo che non era propriamente il mio. Un percorso che è una sfida e che porto avanti anche grazie a Majakovskij comunicazione per la grafica”.
Come mai la scelta della lana Casentino per realizzare la linea?
“Quando ho iniziato a cercare la stoffa sapevo che volevo un’azienda che mi fornisse una lana di pregio e che mi offrisse allo stesso tempo anche una varietà di toni importante per poter realizzare la mia filosofia del colore. Non è stata un’impresa facile. A un certo punto ho notato la lana Casentino. All’inzio non mi piaceva perché mi ricordava una tipologia di cappotto ‘vecchio’, ma vedendola in azienda, toccandola e ammirando il ventaglio di sfumature, ne sono rimasto affascinato. La sfida è stata togliere un po’ del sapore di antico e l’ho fatto attualizzando le forme e usando il colore. Poi mi sono innamorato anche della storia di questo tessuto: ha origini medievali nel 1300; nel 1800 lo utilizzavano per coprire gli animali da traino. Successivamente un signore lo apprezzò particolarmente e si fece realizzare un cappotto. Nelle prime lavorazioni della stoffa l’intento era realizzarla in colore rosso, ma sbagliarono la tintura e venne fuori un rosso aranciato che poi è il simbolo del successo di questa lana. In seguito hanno continuato sulla tradizione del colore”.
Lei ha parlato di filosofia del colore dietro questa linea. Mi vuole spiegare meglio?
“Quando ho deciso di realizzare questa linea, ho cominciato a scrivere tutto quello che avevo in mente iniziando dalla filosofia e dall’identità che volevo dare al capo. Ho pensato a quello che volevo trasmettere a livello emozionale anche perché quando fai qualcosa devi sempre trasmettere un’emozione. La mia emozione era quella del colore. Era quella di dire provaci. Per me il colore è una forma di coraggio e di espressione e volevo dire di osare indossando il mio cappotto. Insomma il mio invito è di mettere in campo un po’ di sano egocentrismo. Un capo deve avere sempre un’identità sia emozionale che stilistica. Ti devi riconoscere in quello che indossi. Il mio è l’invito a essere coraggioso e autentico. Ovviamente partendo dal presupposto che il capo deve piacerti”.
Colore e dettaglio sono i punti essenziali?
“La linea si contraddistingue perché gioca tanto con il colore. In ogni capo il colore principale ha il suo colore a contrasto. Oltre al colore, c’è poi tutto il discorso sulle particolarità. Non c’è un dettaglio che non venga curato: dal bottone logato, alla fodera logata, fino alle rifiniture delle tasche che riprendono il colore del contrasto che hai fuori e sulle martingala. Guardando il cappotto vedi due millimetri di differenza di cucitura sul collo con colore a contrasto per permettere il gioco del ‘vedo e non vedo’. Sulle martingale e sui polsi ci sono due millimetri che da una parte sono del colore principale e dall’altra di quello del contrasto”.
Altro elemento essenziale è il made in Italy?
“Stiamo cercando di realizzare una filiera 100% made in Italy: dalla materia prima fino all’ultima rifinitura del capotto. Saremo i primi a farlo con la lana Casentino”.
Per chi è questa linea?
“E’ per tutti, ma ti deve piacere. E’ un capo così particolare che o ti piace o non ti piace: un po’ per la tipologia della lana e un po’ per il modello. Però la filosofia è mettilo se ti emoziona. E osa”.
Maurizia Marcoaldi
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