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Viterbo - Carabinieri - Le dosi venivano preparate in un nascondiglio raggiungibile solo a piedi nella zona archeologico-termale - Il diciottenne, libero dopo la convalida, chiede la messa in prova

Studente arrestato per spaccio, in un casale di Castel d’Asso la centrale della droga

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Viterbo - Le dosi di droga sequestrate dai carabinieri

Viterbo – Le dosi di droga sequestrate dai carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – In un casale abbandonato raggiungibile solo a piedi nelle campagne di Castel d’Asso la centrale per il confezionamento della droga.

E’ la vicenda del diciottenne finito in manette la vigilia della liberazione. Per lui, anche in virtù della giovanissima età, si profila la sospensione del processo e la messa in prova. Nel frattempo è stato rimesso in libertà, dopo due giorni ai domiciliari, perché possa tornare in classe e terminare regolarmente l’anno scolastico.

All’interno del nascondiglio, situato tra la vegetazione in una zona impervia dell’area archeologico-termale, i carabinieri del Norm della compagnia di Viterbo hanno trovato tutto il materiale per la preparazione delle dosi.

E’ stato l’epilogo dell’operazione antidroga sfociata, il pomeriggio del 24 aprile, nell’arresto di un diciottenne viterbese, residente nel quartiere di Santa Barbara e studente al terzo anno delle superiori in un istituto del capoluogo.

Il giovane, appena maggiorenne, è stato intercettato verso le 15,30 di mercoledì nel quartiere situato nell’immediata periferia di Viterbo mentre viaggiava a bordo di uno scooter Scarabeo.

Alla vista dei militari, invece di fermarsi, ha cercato di schivare il controllo, dandosi alla fuga col motorino, inseguito dai carabinieri per le vie di Santa Barbara dove in breve è stato bloccato, nonostante il tentativo di seminare a tutta velocità la pattuglia facendo zig zag tra le auto.

Il diciottenne è stato trovato in possesso di una ventina di grammi di cocaina e di alcuni grammi di hashish, per un totale di 50 dosi. Nel casale di Castel d’Asso. sottoposto a perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto tutto il necessario per il confezionamento dello stupefacente da immettere sul mercato.

Le manette sono scattate con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, secondo il comma 1, ovvero con l’esclusione della lieve entità, riconosciuta invece ieri dal giudice Silvia Mattei durante l’udienza di convalida dell’arresto.

Il difensore Marco Valerio Mazzatosta, oltre ad ottenere la qualificazione del reato in termini di minore gravità, dopo la convalida dell’arresto ha chiesto per il giovane la messa in prova, le cui modalità saranno discusse nell’udienza del prossimo 24 maggio. Nel frattempo il diciottenne, che ha trascorso due notti agli arresti domiciliari nell’abitazione dive vive coi genitori, è stato rimesso in libertà. 


– 18enne trovato con 50 dosi di hashish e coca


Che cosa è la messa in prova

La sospensione del processo con messa alla prova è una modalità alternativa di definizione del processo, attivabile sin dalla fase delle indagini preliminari, mediante la quale è possibile pervenire ad una pronuncia di proscioglimento per estinzione del reato, laddove il periodo di prova cui acceda l’indagato-imputato, ammesso dal giudice in presenza di determinati presupposti normativi, si concluda con esito positivo.

Si tratta di un istituto che ha natura consensuale e funzione di riparazione sociale e individuale del torto connesso alla consumazione del reato.

Conosciuto già dall’ordinamento processuale italiano, in ambito minorile e in fase di esecuzione nel procedimento per adulti, l’istituto in questione è stato esteso per ovviare alle criticità del sistema penale, riconducibili sostanzialmente all’inflazione procedimentale e al sovraffolamento carcerario.

La condicio sine qua non dell’ammissione all’istituto è costituita dal lavoro di pubblica utilità ovvero da una prestazione non retribuita in favore della collettività, da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le aziende sanitarie o presso enti od organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.

Il lavoro di pubblica utilità non deve pregiudicare le esigenze di studio, lavoro, famiglia e salute dell’imputato e deve essere disposto per una durata giornaliera non superiore ad otto ore e per un minimo di dieci giorni, anche non continuativi. 


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27 aprile, 2019

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