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Camera penale - Osservatorio carcere - Avvocati in visita ai reparti detentivi di Mammagialla - Carenza di spazi compensata con le "celle aperte" - Bene le attività rieducative

“Dietro le sbarre troppi detenuti che potrebbero scontare pene alternative”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo -Camera penale “Ettore Mangani Camilli”

Viterbo -Camera penale “Ettore Mangani Camilli”

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Si è tenuta giovedì 23 maggio presso la casa circondariale di Viterbo, la programmata visita dell’Osservatorio nazionale carcere dell’Unione della camere penali italiane, l’associazione che riunisce gli avvocati penalisti Italiani, in collaborazione con la camera penale di Viterbo “Ettore Mangani Camilli”.

Erano presenti il responsabile nazionale, avvocato Riccardo Polidoro ed i responsabili regionali per il Lazio, avvocato Roberta Giannini di Roma e avvocato Marco Russo di Viterbo che ha costituito da collettore con la locale camera penale, rappresentata da tutto il consiglio direttivo in persona del presidente Roberto Alabiso, dal vice Remigio Sicilia e dagli avvocati Ada Baiocchini e Carlo Mezzetti. Era altresì presente il past-president Mirko Bandiera ed alcuni giovani avvocati iscritti (avvocati Corrado Cocchi, Ilaria Biscetti e Rachele Fazzi).

L’Osservatorio Carcere, costituito nel 2006, è una struttura che si prefigge l’obiettivo di studiare i problemi normativi e pratici dell’ordinamento penitenziario e della realtà carceraria, seguire la produzione legislativa in materia penitenziaria, organizzare ed attuare il monitoraggio della situazione carceraria attraverso le visite dei singoli istituti penitenziari. Ha stabilito in questi anni un rapporto permanente con le associazioni che si occupano di carcere, al fine di consolidare il proprio ruolo politico attraverso lo scambio di esperienze e conoscenze nel settore e per promuovere dibattiti e convegni.

La visita si è protratta per circa tre ore ed è stata particolarmente approfondita ed ha riguardato i reparti detentivi (ad eccezione del famigerato reparto del 41 bis contrariamente a quanto avvenuto nella precedente visita del 2013) anche grazie alla collaborazione dell’ufficio comando rappresentato dal vice comandante commissario Tullio Volpi e della responsabile dell’area del trattamento, dottoressa Natalina Fanti.

Le buone notizie derivano da una palpabile attenzione al trattamento rieducativo dei detenuti. Numerose le attività sia lavorative che di studio che consentono ad un numero a rotazione di detenuti di impiegare il tempo proficuamente in vista di un futuro reinserimento nel tessuto sociale. Certamente il privilegio non è per tutti e la annosa carenza di fondi porta ad un impiego limitato della forza lavoro, rispetto alle esigenze concrete dell’istituto.

Veri fiori all’occhiello sono apparsi il laboratorio di falegnameria, le coltivazioni in serra di germogli, la produzione di olio e miele.

Nelle sale dei colloqui familiari, si è avvertita una particolare attenzione ai minori, figli dei detenuti, che accedono in carcere in sale confortevoli ed adeguate dove trascorrono in un ambiente consono le ore di colloquio con i genitori ristretti.

Altra iniziativa lodevole è costituita dall’attività di rivendita di piccoli generi alimentari di bar e lavaggio auto posta all’ingresso del carcere e nella quale sono impiegati i detenuti che beneficiano del lavoro all’esterno.

Alcune evidenti criticità sono state invece riscontrate nei reparti detentivi. In alcuni casi la precarietà di taluni locali è palpabile in conseguenza delle riferita carenza di fondi per le ristrutturazioni che vengono impiegati nel tempo e contingentati; inadeguati i locali docce di alcuni reparti, in altri casi, ristrutturati di recente.

Le cosiddette camere di pernottamento, nome con il quale vengono oggi indicate le celle, pagano il prezzo della atavica carenza di spazio vitale per i detenuti. Pur non potendosi definire il carcere di Viterbo, un carcere sovraffollato le celle sono state originariamente pensate per accogliere un solo detenuto, pur essendo oggi tutte occupate da due persone in uno spazio di tre metri per due, da cui va detratto lo spazio per gli arredi.

Tale percepibile carenza di spazio è solo in parte compensata dal rimedio compensativo delle cosiddette celle aperte. La possibilità cioè per i detenuti di socializzare tra loro per alcune ore aggiuntive rispetto a quelle deputate al cosiddetto passeggio. Dopo la nota condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia europea nella vicenda Torreggiani, si è pensato infatti di compensare la carenza di spazio nei locali di contenzione, con maggiori libertà di movimento all’interno dei singoli reparti, con risultati che tuttavia non appaiono sempre confortanti.

La sensazione che la visita ha lasciato in tutti i partecipanti è che certamente vi è tanto da fare in un ottica di attuazione concreta ed effettiva del precetto costituzionale che affida all’esecuzione della pena una finalità di rieducazione, piuttosto che di vendetta sociale. Oggi sembra procedersi in una direzione opposta.

Tra gli obiettivi precipui dell’Osservatorio Carcere vi è proprio quello di avvicinare l’opinione pubblica alle problematiche relative alla detenzione, per una grande sfida culturale di modifica del concetto di esecuzione della pena.

Spesso si finisce con il confondere il piano della certezza della pena con quello dell’esecuzione penale che passa attraverso una concreta attuazione dell’ordinamento penitenziario e degli strumenti alternativi che, ove attuati, hanno dimostrato di funzionare con un bassissimo grado di recidiva.

L’Italia è certamente all’avanguardia nel mondo.

L’emergenza riguarda l’ingiustificata esecuzione in carcere di tante pene che potrebbero e dovrebbero essere eseguite attraverso misure alternative.

La situazione di Viterbo che va verso un sovraffollamento ritenuto ancora tollerabile, è paradigmatica di una situazione più generale che a livello nazionale, vorrebbe privilegiare l’esecuzione carceraria a discapito dei principi fondanti la nostra carta costituzionale.

Camera penale di Viterbo “Ettore Mangani Camilli”  


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25 maggio, 2019

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