Viterbo – Il maltempo non ha fermato la festa della Madonna Liberatrice. Anche se la pioggia ha fatto saltare il corteo religioso, che avrebbe dovuto attraversare le vie del centro della città, i fedeli si sono comunque ritrovati, ieri pomeriggio, alla chiesa della santissima Trinità per le celebrazioni.
Esposta in chiesa la macchina barocca del 17esimo secolo con l’effigie della Vergine. Accanto alla macchina i Fedelissimi della Liberatrice che avrebbero dovuto trasportarla in spalla. Poco distante una rappresentanza del sodalizio dei facchini di Santa Rosa, con il presidente Massimo Mecarini, che per la seconda volta ha partecipato alle celebrazioni. Tra i primi banchi il sindaco Giovanni Arena e il vescovo Lino Fumagalli, la confraternita del Gonfalone, i volontari dell’Ordine di Malta e i cavalieri Costantiniani di San Giorgio.
Ad accogliere i fedeli la banda ‘Musichiamo’ di Santa Maria dell’Edera del Paradiso. La chiesa della Trinità era piena. In tanti hanno voluto rinnovare il culto di un’intera comunità verso la Liberatrice che da sette secoli è la protettrice della città.
La processione è infatti una delle più antiche devozioni mariana dei viterbesi.
I cittadini iniziarono a venerare la Madonna Liberatrice il 28 maggio 1320 per la protezione accordata dalla Vergine alla città, al tempo colpita da violente calamità naturali e da problematiche interne.
Le cronache del tempo riferiscono di “una pace ritrovata” grazie alle preghiere dei viterbesi ai piedi dell’immagine sacra della Madonna, da quel momento proclamata la loro Liberatrice. L’antico statuto del 1344 riporta la festa in maniera ufficiale con la trascrizione della sua celebrazione ogni anno nel lunedì di Pentecoste.
A ricordare il legame dei cittadini di Viterbo con la Madonna Liberatrice è stato padre Mario che, leggendo documenti storici, ha raccontato come “il 28 maggio del 1320 apparvero a Viterbo segni di terrore e figure di demoni” per poi risolversi con l’apparizione “della figura della Madonna” e per “sua grazia fummo liberati”.
Poi il saluto del sindaco Giovanni Arena che ha in parte paragonato la situazione del 1320 a quella di oggi. “Nel 1320 la città stava vivendo tempi difficili per calamità naturali e per contrasti interni – ha detto il sindaco nel suo discorso-. Devo dire però che in qualche modo anche oggi abbiamo una situazione simile. Purtroppo abbiamo dovuto subire alcuni episodi di violenza in città ed è per questo che certe tradizioni vanno rinnovate. Ci vuole la fede, e allora qualcosa di miracoloso può avvenire”.
Il sindaco ha poi ricordato come il prossimo anno ricorrerà il settimo centenario di questa tradizione cristiana. Al centro della celebrazione anche una rappresentazione di Antonello Ricci per vivere più intensamente il dramma dei fatti del 1320. Una novità che è stata introdotta per la prima volta quest’anno.
Al termine, prima della messa, le parole del vescovo Lino Fumagalli con l’invito a “impegnarsi costantemente nella ricerca del bene” perché “dandoci tutti da fare possiamo avere una città migliore” e questo è possibile se “seguiamo la voce della coscienza e la voce di Dio”.
“Tutti – ha concluso il vescovo – abbiamo da guadagnare con questa impostazione di vita. Tutti possiamo immaginare un futuro migliore”.
Maurizia Marcoaldi
Gallery: La festa della Madonna Liberatrice
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY