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La madre di Chiricozzi: “Mio figlio mi è stato sottratto da quattro farneticanti di CasaPound”

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Francesco Chiricozzi

Francesco Chiricozzi

Casapound - I post sui social di Francesco Chiricozzi

Casapound – I post sui social di Francesco Chiricozzi

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Casapound – I post sui social di Francesco Chiricozzi

Viterbo – Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi, 21 anni il primo e 19 il secondo, entrambi militanti di CasaPound (Chiricozzi è pure consigliere comunale del partito neofascista a Vallerano) erano già noti alla forze dell’ordine. I poliziotti della questura di Viterbo, che lunedì li hanno arrestati per violenza sessuale di gruppo e lesioni, avevano gli scatti dei loro volti anche nell’album con tutte le foto dei giovani dell’estrema destra viterbese. È grazie a quelle immagini che la 36enne vittima del presunto stupro della notte tra l’11 e il 12 aprile all’Old Manners, li ha riconosciuti.

Nell’ordinanza che li ha fatti finire in carcere il gip parla di “negativa personalità degli indagati”. “Risultano iscritti a carico di entrambi – scrive -, nonostante la loro giovane età, precedenti di polizia per i reati di percosse, minacce e danneggiamento aggravato risalenti allo scorso gennaio”. Chiricozzi, inoltre, a fine marzo è stato raggiunto da un avviso orale (una sorta di invito a cambiare condotta) del questore e da due anni è indagato dalla procura dei minorenni di Roma per aver partecipato al pestaggio neofascista di Vignanello.

È la notte tra l’11 e il 12 febbraio 2017 quando l’allora 24enne Paolo, giovane di Vallerano, viene ferocemente picchiato all’uscita da una pizzeria. Nel registro degli indagati vengono iscritti in cinque, tra cui Chiricozzi, che non ha neppure 17 anni. Uno di loro finisce anche ai domiciliari. È Jacopo Polidori, il presidente di CasaPound Cimini da giugno consigliere comunale a Vallerano al fianco di Chiricozzi. Polidori, insieme al militante Luca Santini, è già stato condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi di reclusione per aver preso a pugni e cinghiate Paolo, colpevole di aver condiviso su Facebook due vignette satiriche sgradite ai neofascisti: “Chi mette il parmigiano sulla pasta col tonno non merita rispetto” e “Chi scappa dalla guerra*, abbandonando genitori, mogli e figli, non merita rispetto. *Tipo il Duce”.

Nella sentenza in cui spiega perché ha condannato Polidori e Santini, il gip di Viterbo fa più volte riferimento a Chiricozzi. “Per primo – scrive il giudice – ha picchiato selvaggiamente Paolo sotto gli occhi di altri giovani, con lo scopo di intimidirlo e di impedirgli di criticare ulteriormente il movimento di CasaPound”.

Anche in questo caso, come in quello del presunto stupro, con i video degli abusi condivisi su Whatsapp, i social hanno avuto un ruolo importante. “Dai messaggi memorizzati – riepiloga il gip – emerge che Francesco Chiricozzi ha svolto l’evidente funzione di palo e traspare esplicitamente la preoccupazione per le conseguenze che l’attività potrebbe determinargli”. Inoltre, nell’informativa che i carabinieri che hanno indagato sul pestaggio hanno inviato in procura finisce pure un post pubblicato da Chiricozzi sul suo profilo Facebook: la foto della frase “Jacopo (Polidori, ndr) libero!”, scritta sul muro di un’abitazione. L’immagine è accompagnata dal commento: “Tremino infami, traditori e spie!”. È il 17 marzo 2017. Quel giorno Chiricozzi condivide lo stesso scatto pure su Instagram, ma con il commento: “Daje Preside’!”. La foto viene ripostata su Instagram anche il 5 (“Le vostre opinioni mettetevele nel culo!!”) e il 12 ottobre (“Daje che manca poco, carogne”). A Polidori i domiciliari vengono revocati il 18 ottobre 2017, giorno in cui Chiricozzi pubblica sui social uno scatto con il presidente di CasaPound Cimini accompagnato dalla frase “Sul fronte dell’essere”, dall’omonima canzone della band del partito neofascista Zetazeroalfa.

Con il figlio indagato, la madre di Chiricozzi, Silvia, professoressa 57enne, si lascia andare a uno sfogo che condivide sui social. “Il fatto di avere un figlio sottrattomi in maniera subdola da quattro farneticanti di CasaPound, sia locale che provinciale, ritrovo di falliti e violenti che si cibano di luoghi comuni e scemenze varie, non esclude di farmi schierare dalla parte di Paolo e di sua madre che conosco personalmente e con cui mi scuso per ciò che ha dovuto subire. ‘La banalità del male’ colpisce sempre e, vedere come trasforma i propri figli, toglie il respiro. So per certo che questi quattro deficienti hanno bisogno di visibilità per esistere e per sentirsi appagati. Togliamogliela e isoliamoli il più possibile. Devono stare da soli e cibarsi le loro Acca Larentia, le ‘loro’ foibe, le spade di Thor, le loro cinghiamattanze, i loro falsi miti romani. Dico alle mamme di controllare i loro figli. So per certo che ci sono nuove prede attratte dal miele di questi quattro soggetti deliranti. Non li fate avvicinare a loro. Vi parlo per esperienza diretta”.

Un mese dopo aggiunge: “Giovedì 23 marzo, in onore della fondazione dei fasci di combattimento (così recita il post di CasaPound), si terrà la seconda festa del tesseramento presso la Tenebrosa, sede locale del movimento. In questo momento così delicato, nel momento in cui un’inchiesta su un pestaggio subìto da un ragazzo di Vallerano ha portato ad arresti, a informazioni di garanzia e perquisizioni, noi permettiamo ancora ai quattro attivisti rimasti di farsi belli e di rinvigorirsi con queste pagliacciate. Ma tutte le autorità preposte che insieme ai cittadini di tre paesi hanno sfilato contro la barbarie effettuata, possibile che non trovino una soluzione per far chiudere quel covo di deficienti, fomentatori di disordine e di odio? Non parlo per me, perché la mia famiglia è già compromessa. Ma le famiglie delle nuove leve le volete lasciare sole a combattere contro questi folli che eccitano l’immaginario adolescenziale dei loro figli con tutte queste ‘picciottate’? Il tentativo di mettere a tacere CasaPound con una bomba davanti alla loro sede è sicuramente un atto deplorevole. Ma la mente esasperata di una mamma coinvolta aveva sperato che almeno così si giungesse a una chiusura forzata del covo. Invece stanno ancora lì ad aspettare nuove prede. Svegliamoci. Una piccola forzatura democratica può mettere a tacere chi per vocazione chiude la bocca al libero pensiero con minacce e cinghiate”.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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