Roma – “Mercatone uno, l’obiettivo è attuare subito la Cigs per i lavoratori”. Lo ha detto il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, al termine del tavolo che si è tenuto ieri al ministero dello Sviluppo sulla vicenda del Mercatone Uno, assicurando poi “ce la metteremo tutta”.
Per il 30 maggio, intanto, è fissato un tavolo “con creditori e fornitori” in cui appunto, per il ministro, “l’obiettivo minimo da attuare subito è la Cigs per i lavoratori”. Sono 48 i dipendenti a rischio nella Tuscia, quelli del punto vendita di Monterosi.
“Il tribunale di Bologna – ha detto ancora Di Maio – deve autorizzare la procedura di amministrazione straordinaria e riprendere l’esercizio provvisorio il prima possibile così da consentire il ricorso agli ammortizzatori sociali.
Poi partirà la fase di reindustrializzazione per dare un futuro certo ai lavoratori. Ce la metteremo tutta lavorando collegialmente con le parti sociali e le Regioni”.
Molti lavoratori ieri erano sotto al Mise per manifestare.
“Il ministro – commentano Elvira Fatiganti (Uil-Tucs) e Donatella Ayala (Filcams-Cgil) – ha detto che spingerà per prendere la cassa integrazione. Dice anche che è una corsa contro il tempo, ma come sindacati siamo coi piedi per terra perché poi c’è da tenere conto della burocrazia.
Il ministro poi non ci ha dato risposte chiare su quanto tempo i lavoratori potranno avere la cassa integrazione; i dipendenti erano stati assorbiti da Shernon con un orario ridotto per cui chiedendo l’annullamento dell’accordo con la società, ovviamente devono rientrare in cassa integrazione col contratto originario, quello di quando stavano con Mercatone.
C’è poi ad aprire il bando di gara, perché il ministro vuole anche lo spacchettamento con cui sarebbe più facile vendere.
Insomma, dice che è tutta una corsa contro il tempo, ma alla fine ci sono le tempistiche burocratiche da rispettare. Non è quindi così facile”.
Appuntamento quindi al 30 maggio. “Di Maio l’ha confermato ma solo per i creditori e i fornitori con cui vorrebbe trovare una mediazione perché i punti vendita riprendano una credibilità nei confronti dei clienti, specie quelli che hanno lasciato acconti.
Eravamo in centinaia ieri, c’erano i presidenti delle Regioni Emilia Romagna, che è quella con più punti vendita, Lombardia e Piemonte, poi i segretari regionali e territoriali delle rispettive sigle sindacali. Tanti, tantissimi.
Sarà un percorso lungo e difficile – concludono – ma lo seguiremo, perché ci sono 48 lavoratori da salvaguardare nel nostro territorio che non possiamo lasciare soli”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY