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“Non sono un pedofilo, è stata una vendetta della mia ex”

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L'avvocato Paolo Delle Monache

L’avvocato Paolo Delle Monache – Difensore con Valentina Micheli dell’imputato

Viterbo – (sil.co.) – “Non sono un pedofilo, è stata una vendetta della mia ex”. La ex, nella fattispecie, è la zia della vittima, all’epoca compagna ancora per poco del presunto pedofilo e sorella della madre della piccola. Lui si è difeso così, ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.

E’ l’uomo di 63 anni a processo per violenza sessuale aggravata su minori perché, secondo l’accusa, nell’estate del 2016 avrebbe molestato sessualmente una bambina di 10 anni residente in un centro della provincia. Parti civili i genitori della vittima, della quale il presunto pedofilo era lo zio acquisito. 

L’imputato, che è difeso dagli avvocati Paolo Delle Monache e Valentina Micheli, nell’estate di tre anni fa, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – secondo la procura – in numerose occasioni compiva atti sessuali con la minore, consistiti nel farsi toccare i genitali, nel toccarle il seno e i genitali inserendo la mano sotto la biancheria e nel farsi praticare rapporti orali”.

Accuse terribili che l’imputato ha rigettato in toto. “Non sono un pedofilo. E’ partito tutto dalla denuncia della mia ex compagna, che ce l’aveva con me perché aveva scoperto un tradimento, infatti ci stavamo lasciando”, ha detto il sessantenne ai giudici nel corso dell’udienza che, come tutte le altre, si è svolta a porte chiuse. Il sessantenne ha quindi spiegato come i presunti luoghi dove, secondo la descrizione  della bambina, sarebbero avvenuti gli abusi nella realtà non esistano. “Non ci sono cantine sotto il palazzo, né c’è un ricovero chiuso vicino al pollaio”, ha sottolineato.

Oltre alla querela presentata ai carabinieri dai genitori della piccola il 29 luglio 2016, sono agli atti anche i referti medici dei sanitari dell’ospedale di Belcolle che hanno visitato la piccola, le cui dichiarazioni sono state cristallizzate nell’incidente probatorio disposto dalla pm Chiara Capezzuto, cui ha fatto seguito un’ulteriore perizia sull’attendibilità della piccina.

Durante l’udienza di ieri la psicologa Laura Ballaré ha confermato il suo giudizio sulla capacità a testimoniare della minore. 

Nel primo pomeriggio di un giorno di luglio, l’ex compagna dell’imputato avrebbe visto l’uomo seduto in giardino con la nipotina di 10 anni, mentre teneva una mano della piccola sulle sue parti intime. La donna si sarebbe poi confidata con la cognata, madre della bambina, raccontandole l’episodio. La bimba non solo avrebbe confermato quanto intravisto dalla zia, nascosta dietro uno stendino, ma avrebbe raccontato di altri due episodi analoghi: uno in casa e l’altro sempre in giardino. Le molestie da parte dell’uomo, zio della vittima, sarebbero avvenute in una palazzina popolare di un centro della provincia. Il presunto pedofilo e la compagna, residenti sul litorale, avrebbero frequentato abitualmente l’abitazione.

Al termine dell’udienza, durante la quale sono stati sentiti anche alcuni testimoni della difesa, il processo èstato rinviato alprossimo 2 ottobre per la sentenza. 


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