Proceno – Non un terremoto ma l’esplosione in una cava, quella che l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato venerdì a Proceno. Alle 12,52 del 10 maggio l’Ingv ha rilevato un evento sismico di magnitudo 0,9 a un chilometro dal centro abitato del comune in provincia di Viterbo. Inizialmente localizzato e valutato come un piccolo terremoto strumentale, è poi stato catalogato come un’esplosione in cava.
“L’evento – spiega Roberto Pinzi, vicesindaco di Proceno – è stato percepito solo da chi vive nei pressi della cava di basalto in località Franciola. In centro non è stato avvertito nulla. Un’esplosione c’è stata, ma non ci sono state assolutamente conseguenze a persone o cose. Di preciso non so cosa sia successo, non essendo di mia competenza. Ma ho parlato con i proprietari della cava che mi hanno assicurato di aver avuto l’autorizzazione dalla prefettura per far brillare delle cariche per l’estrazione del basalto e di aver eseguito tutto regolarmente. Anche il comune era stato preventivamente informato e l’allarme è subito rientrato”.
L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ricostruisce: “Le stazioni della Rete sismica nazionale dell’Ingv hanno registrato venerdì 10 maggio alle 12,52 un evento sismico di magnitudo 0,9 inizialmente localizzato e valutato come un piccolo terremoto strumentale. Una successiva analisi più approfondita dei sismogrammi delle stazioni sismiche che avevano concorso alla localizzazione ipocentrale dell’evento ha consentito di rivalutare il piccolo terremoto come la probabile registrazione di uno scoppio in cava, quindi direttamente collegato ad attività antropica nell’area circostante l’abitato di Proceno”.
Proceno è il comune più a nord del Lazio, ed è poco distante dall’Umbria e dalla Toscana. “Data la sua posizione – sottolinea l’Ingv – l’evento è stato registrato da nove stazioni sismiche ubicate nell’alto Lazio, in Toscana e in Umbria. Va precisato che l’incertezza con cui può essere effettuata una determinazione ipocentrale con i pochi dati a disposizione per un piccolo evento come quello descritto, non può essere minore di 1/2 chilometri. Per questo motivo non è possibile asserire con certezza assoluta che la sorgente dell’evento sia una specifica cava. Se però esaminiamo i dintorni dell’epicentro calcolato, troviamo una cava poco più a sud (a circa un chilometro). È quindi ragionevole ipotizzare che sia quella la sorgente dei segnali rilevati”.
L’Ingv prosegue: “Le caratteristiche salienti che consentono di discriminare un piccolo terremoto da un evento legato ad attività di estrazione in cava (scoppio) non sono sempre così evidenti nelle registrazioni. Le registrazioni di eventi legati ad attività antropica appaiono generalmente differenti rispetto a un normale segnale sismico di origine tettonica. I segnali di esplosioni si presentano solitamente più ‘monocromatici’ di un terremoto, a causa del tipo di impulso che genera le onde. Inoltre, sulla componente della registrazione che mostra il movimento verticale del terreno il primo arrivo è generalmente caratterizzato da un impulso verso l’alto, tipico dei segnali causati da un’esplosione. Nel caso di un terremoto, al contrario, si hanno sia primi impulsi verso l’alto che verso il basso, a causa del movimento di due blocchi ai lati della faglia e delle caratteristiche della distribuzione di radiazione delle onde”.
L’Ingv conclude: “L’analisi di migliaia di terremoti che avvengono ogni anno in Italia consente di riconoscere numerose sorgenti di eventi sismici anomali, tra cui molte cave in diverse regioni italiane e alcuni cementifici. Si tratta comunque di eventi di bassa magnitudo, generalmente inferiore a 2,0, che raramente vengono avvertiti, tranne nei casi in cui le cave si trovano in prossimità di centri abitati, come per l’evento descritto. Mediamente negli ultimi dieci anni la percentuale di eventi di origine antropica rispetto a quelli di origine tettonica è stata tra il 2 e il 3%”.
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