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Comune - Chiara Frontini (Viterbo 2020) dopo l'uccisione di Norveo Fedeli punta l'attenzione sul centro storico

“Più controlli ma vanno combattuti anche abbandono e spopolamento”

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Viterbo - Massimo Mecarini e Chiara Frontini

Viterbo – Massimo Mecarini e Chiara Frontini

Viterbo – (g.f.) – “Servono più controlli ma vanno combattuti anche abbandono e spopolamento del centro storico”. Il giorno dopo la fiaccolata silenziosa per l’uccisione di Norveo Fedeli, Chiara Frontini, consigliera comunale Viterbo 2020, si concentra su quello di cui la città ha bisogno. La sicurezza, ma non solo.

C’è voglia di reagire. La partecipazione di lunedì sera ne è la prova. “La marcia – spiega Frontini – deve essere il punto di partenza di una serie di provvedimenti e iniziative concrete che partono da un maggior presidio del territorio, più controlli sia tramite telecamere, sia con una maggiore presenza di forze dell’ordine, perché è chiaro che nell’immediato c’è necessità”.

I controlli servono. “Non dimentichiamo che il presunto assassino è stato preso perché le forze dell’ordine hanno svolto un lavoro egregio e perché c’erano le telecamere, altrimenti chissà come sarebbe andata”.

Ma il controllo non si può fermare a qualche videocamera in più. “Il tema dei controlli sugli affitti è prioritario – prosegue Frontini – tempo fa fu varato un pool interforze che fece un controllo serrato. Dopo pochi mesi non se n’è più saputo nulla. Adesso la situazione è tornata come prima. Servono interventi strutturali, non spot una tantum”.

Controlli e basta, non basta. “Incuria, sporcizia, scarsa illuminazione, abbandono e spopolamento vanno combattuti alla radice. È un processo più lungo ma strutturale e definitivo, che va guidato e gestito. Combattere il degrado urbano significa combattere la criminalità”.

Poi, pensare a progetti per diffondere la cultura della legalità e del rispetto: “Promuovere una cittadinanza attiva e consapevole. Ci sarà sempre un anfratto che sfuggirà al controllo repressivo, ma se i cittadini per primi diventano parte attiva nel vivere il proprio quartiere, monitorando e non avendo paura di denunciare, perché le istituzioni sono dalla loro parte senza se e senza ma, allora non c’è spazio per la devianza”.

E soprattutto, i quartieri vanno vissuti. “San Faustino – dice ancora Frontini – ha tutte le carte in regola per rappresentare un laboratorio culturale.

I residenti rimasti sono persone attive e appassionate, che tengono al proprio quartiere, più che ben disposti a dare una mano e anzi, spesso in primis sono promotori. Facciamo sinergia e permettiamo a quello che è uno dei punti più ricchi di storia della città di tornare a splendere”.


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8 maggio, 2019

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