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Stupro nel pub di CasaPound, il pm potrebbe richiedere l’incidente probatorio

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L'avvocato Franco Taurchini

L’avvocato Franco Taurchini

 
Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Gli avvocati Domenico Goriziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate all’uscita dal tribunale di Viterbo

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi

Viterbo – Stupro al pub di CasaPound, il pm potrebbe richiedere l’incidente probatorio.

Anziché attendere il processo è possibile che il pm richieda l’incidente probatorio sulla violenza di gruppo che ha portato all’arresto di due militanti di CasaPound, il consigliere comunale a Vallerano Francesco Chiricozzi e il militante Riccardo Licci.

Una vera udienza anticipata, fatta in camera di consiglio, e dunque  protetta, per sentire la parte offesa con valore di prova, proprio come se fosse avvenuta in fase di dibattimento.

E’ questa la prassi nei casi di reati come la violenza sessuale. Per evitare dunque pressioni nei confronti della vittima, e non solo, che viene ascoltata con particolari garanzie. 

Dall’ordinanza di custodia cautelare emergono nel frattempo nuovi dettagli. Nelle dieci pagine del dispositivo il giudice parla di “reiterati abusi sessuali” compiuti da entrambi, “in modo beffardo e sprezzante”.

Ci sono poi video e foto, trovati nei cellulari dei ragazzi, che raccontano la notte trascorsa all’Old Manners, il circolo privato di CasaPound di piazza Sallupara.

Un video sarebbe anche stato condiviso su una chat Whatsapp di Blocco studentesco e tra i destinatati ci sarebbe il padre di Licci che, viste le immagini, lo avrebbe invitato a disfarsi il prima possibile del telefono. Un altro componente del gruppo, invece, avrebbe suggerito di fare “l’hard reset del telefono”.

Quella notte i due ragazzi avrebbero detto alla 36enne: “Divertiamoci un po’…”, ma quando la ragazza si è ribellata, avrebbe ricevuto un pugno all’occhio sinistro. Da quel momento, per lei, come si legge sull’ordinanza del gip, è “black out”.

I due avrebbero minacciato di ammazzarla mentre bestemmiavano perché le immagini riprese erano poco nitide. “Cazzo non se vede niente!”, avrebbero detto.

Intanto, è battaglia tra le difese. Gli avvocati dei due ragazzi, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate, hanno chiesto per entrambi i domiciliari perché la misura cautelare del carcere sarebbe troppo dura e, soprattutto, non ce ne sarebbero i motivi. Sempre secondo la difesa dei due ragazzi, il rapporto è stato interpretato come consensuale dai due giovani e le lesioni sarebbero dovute solo al fatto che è stato consumato su una superficie dura. 

Non è dello stesso avviso l’avvocato della 36enne Franco Taurchini: “Nessuna donna consenziente – ha detto ai microfoni del Tg5 – viene malmenata perché è consenziente. Se viene menata vuol dire che non ci sta. Ha preso le botte perché non voleva. I due, riprendendola col telefonino, hanno fatto una cosa bruttissima e orrenda, ma allo stesso tempo le hanno fatto un favore, perché magari nessuno ci credeva”.

Secondo la procura la ragazza sarebbe stata stordita, aggredita e violentata ripetutamente a turno dai due.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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