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Viterbo - Cultura - Francesca Turrini della Carrozzeria Orfeo parla dello spettacolo che sabato 4 maggio alle 21 arriva al Teatro Caffeina

“Thanks for vaselina è un’inculata morbida…”

di Paola Pierdomenico
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"Thanks for vaselina"

“Thanks for vaselina”

Viterbo – “Thanks for vaselina è un’inculata morbida…”. Francesca Turrini della Carrozzeria Orfeo, la compagnia di innovazione più importante del territorio nazionale, parla dello spettacolo che sabato 4 maggio alle 21 arriva al Teatro Caffeina.

“E’ un’inculata morbida – dice l’attrice – perché inizialmente la risata è un balsamo, in qualche modo una vasellina, che riesce a entrare nell’animo dello spettatore per poi, a un certo punto, sferrare l’attacco finale mostrando la pochezza dell’umanità e la sua imperfezione. 

E’ al quinto o sento anno di tournée, ha fatto circa 50 date ed è ormai diventato un cult.

Il mio personaggio è Wanda, una ragazza molto insicura, con un rapporto difficile con il padre e un fratello disabile di cui lei si vorrebbe occupare, ma nel sui modo sicuramente poco ortodosso”.

Uno spettacolo brillante e divertente che racconta una storia surreale. “Ha sempre avuto un ottimo riscontro di pubblico che ci viene a vedere sempre molto contento. Certi spettatori lo hanno visto anche tre o 4 volte”.

Racconta di due coltivatori di marijuana. “Sono due amici, Fil e Charlie, che coltivano marijuana nel loro appartamento. Charlie ha una madre ludopatica che si trova in una clinica per disintossicarsi dal gioco compulsivo. Decidono di trasportare la marijuana in Messico per aiutare i fratelli messicani e lo fanno utilizzando inizialmente un carlino. Poi quando a un certo punto quando questo scappa con tutta la marijuana devono trovare un nuovo corriere ed è qui che entra in scena il mio personaggio, Wanda.

Lo spettacolo ha prima i toni della commedia, molto ritmata e anche molto amara perché a un certo punto tutto volge verso la tragedia. Il pubblico è portato a ridere per due quarti dello spettacolo, poi non lo fa proprio più.

Come dice Gabriele Di Luca è una commedia degli ultimi che rimangono tali. In questa loro vita disagiata, riescono comunque a provare sentimenti come l’amore, l’amicizia, la sessualità delle persone disabili e molti altri temi che vengono affrontati. E’ uno spettacolo che per questo piace molto”.

Il pubblico si ritrova nelle dinamiche e nelle storie. “Si tratta di personaggi molto imperfetti che sono vicini all’umanità vera. Non sono degli eroi positivi, ma inappropriati”.

Anche il linguaggio “è molto contemporaneo con ritmi da commedia all’inglese e riferimenti alle serie tv americane con dialoghi che sono serrati e che portano lo spettatore in una centrifuga.

E’ stato molte volte paragonato ad Almodovar ed effettivamente in questo interno cittadino periferico qualcosa c’è. E’ molto contemporaneo e la poetica di Gabriele Di Luca è molto originale. Lo spettacolo è ‘politically scorrect’, perché ci sono molte parolacce, ma si riesce a trascendere dal turpiloquio per immedesimarsi coi personaggi. Quello che ti rimane non sono le parolacce, ma questa umanità che ti pervade”.

C’è di fondo un tentativo di riscatto: “Ogni personaggio affronta il proprio cammino dell’eroe verso il riscatto che è comunque imperfetto. C’è poi un lieto fine e – conclude Turrini – i personaggi riescono a trovare un loro piccolo spazio di amore in tutta questa complicata vicenda”. 

Paola Pierdomenico


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3 maggio, 2019

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