Viterbo – Non accusa il maestro Lino di violenza sessuale, anzi lo difende. Avrebbe però ammesso alcune circostanze, compreso il fatto di essersi masturbata davanti a Pasquale “Lino” Gaeta, il 62enne d’origine napoletana che ad Acquapendente ha dato il via a un progetto, fondando la comunità “Qneud”, acronimo di “Questa non è una democrazia”.
Sono alcune delle indiscrezioni emerse dopo l’incidente probatorio disposto dal gip Francesco Rigato cui è stata sottoposta ieri la 24enne di Monza, la cui madre ha denunciato Gaeta per avere secondo lei plagiato e reso sua schiava sessuale la figlia.
La giovane sarebbe apparsa sicura di sé, intelligente, colta e determinata, raccontando il suo percorso spirituale, che l’ha condotta fino all’Alta Tuscia.
L’uomo, colpito da divieto di avvicinamento alla giovane, è indagato dalla procura della repubblica di Viterbo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.
La pm Paola Conti, dopo avere cristallizzato la versione della presunta vittima, ha disposto una perizia psicologica, che sarà affidata nei prossimi giorni alla dottoressa Anna Maria Giannini, un luminare del settore: professore ordinario, coordinatrice e responsabile del laboratorio di psicologia sperimentale applicata, dipartimento di psicologia dell’università La Sapienza di Roma.
Intanto proseguono le indagini, ampliate ad altre persone venute in contatto con il “maestro”, tra cui le due giovani che, come la 24enne, avrebbero avuto con lui rapporti similari.
In aula, sottratto alla vista della giovane da un paravento, c’era anche il 62enne. Barba lunga, imbiondita (forse) dalla nicotina, kefiah bianca e rossa al collo, un bastone in una mano e la sigaretta nell’altra quando all’uscita è stato accolto dalle telecamere.
Ai cronisti ha dato una lezione di filosofia, rispolverando il mito della caverna di Platone, per dire che a volte non è realtà quello che ci fanno vedere.
“Hanno messo le cimici dentro casa, hanno fatto delle intercettazioni, però non hanno messo delle telecamere, hanno soltanto degli audio. Ma se tu reciti una parte…”, ha detto, sostenendo che quanto si dice in merito alla giovane costretta a bere la sua urina e altri discutibili “esercizi tibetani” non sia vero.
Ai suoi seguaci insegnerebbe a conoscere se stessi.“Gli esercizi tibetani li trovi su Youtube, sono esercizi fisici”, ha spiegato. Poi, usando un linguaggio colorito, si è spinto oltre. “Se io e te facciamo finta di trombare, dall’audio può sembrare che trombiamo. Ma è tutta una messa in scena, una sceneggiata, uno psicodramma, la rappresentazione di qualcosa che non c’è”, ha proseguito.
Non vuole essere chiamato “santone”, il maestro Lino: “Io mi definisco un testimone, insegno alla gente a liberare la propria anima, a mettersi in relazione con la propria anima. E finisce lì. La signora (chiama così la madre della 24enne, ndr) cerca di farmi passare per il santone, io non c’entro niente e la figlia l’ha confermato in aula: è lei che vuole denunciare sua madre”.
“Dovete chiederlo a lei perché chiama i carabinieri quando arriva sua madre”, ha aggiunto Gaeta, sottolineano come la ragazza abbia negato tutte le accuse, dall’essere stata allontanata dal suo fidanzato all’avere riportato lividi sul corpo e segni strani.
“Questo film l’ha scritto qualcuno. Nel momento in cui avrete gli atti vi accorgerete che è un film. Alle Iene la madre della 24enne dice testualmente ‘ho preso le chiavi all’insaputa di mia figlia e ho messo un registratore’. La registrazione audio è una registrazione audio, non è la verità”, ha lungamente sottolineato.
Ha stigmatizzato anche le dichiarazioni che avrebbe rilasciato una delle sue “adepte” in merito a un presunto atteggiamento di sottomissione della presunta vittima: “E’ una bocca di fuoco che ha venti missili che partono a raggiera”.
Ma soprattutto nega che esista alcuna comunità: “C’era un progetto, l’intenzione di costruire un qualcosa. Nessuno sponsor, il progetto lo stavamo mettendo giù”.
Minaccia infine querele ipotizzando possibili reati, a partire dalla violazione di domicilio: “Le intercettazioni sono illegali, devono essere autorizzate da un giudice oppure è un reato da codice penale. Per questo vi dico ‘fate finire questa storia’. Una volta finita vedrai le denunce che partono, e ognuno risponderà delle proprie azioni, ma adesso con un procedimento penale in corso, con un pubblico ministero che si deve creare un proprio convincimento, e il giudice a sua volta, conviene smucinare ne sta merda?”.
Silvana Cortignani
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.




