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Montefiascone - Il giovane Leonardo Tacchi racconta la sua storia dopo essere rimasto coinvolto in un gravissimo incidente lo scorso dicembre

“Una parte della mia scatola cranica conservata a – 80 gradi… grazie a Belcolle sono vivo”

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Leonardo Tacchi

Leonardo Tacchi

Montefiascone - L'auto fuori strada in località Poggeri

Montefiascone – L’auto fuori strada in località Poggeri

Montefiascone - L'auto fuori strada in località Poggeri

Montefiascone – L’auto fuori strada in località Poggeri

Montefiascone - L'auto fuori strada in località Poggeri

Montefiascone – L’auto fuori strada in località Poggeri

Montefiascone – “Una parte della mia scatola cranica conservata a – 80 gradi… le mie condizioni erano critiche, ma grazie a Belcolle sono tornato alla mia vita di sempre”. Quel 16 dicembre per Leonardo Tacchi, 22enne di Montefiascone laureato come tecnico di radiologia, è ormai solo un ricordo.

Stava rientrando a casa quando la macchina è finita fuori strada. In un campo, senza potesse essere vista da chi passava. Se ne sono accorti i carabinieri che hanno allertato i soccorsi. Una folle corsa verso l’ospedale e poi le operazioni, la rianimazione e il coma farmacologico.

Oggi, Leonardo racconta quei momenti e, nel farlo, non smette di ringraziare quanti a Belcolle gli hanno permesso di riprendere la sua vita. In primis, “il neurochirurgo Luigi Pentimalli, il primario della Neurochirurgia Riccardo Antonio Ricciuti e Daniele Marruzzo, poi in generale tutti“, tiene a precisare il giovane.

Ripensando a quella sera: “Ho avuto un incidente ai Poggeri all’una di notte – racconta -. Stavo rientrando a casa, ma ho trovato una lastra di ghiaccio, forse dovuta a una perdita di acqua, e sono uscito fuori strada, finendo in un campo che, rispetto alla strada, aveva un dislivello di 3 o 4 metri.

Sono passati i carabinieri e hanno visto la macchina, così hanno chiamato il 118 che mi ha subito soccorso portandomi a Belcolle. All’ospedale, dopo la tac, il neurochirurgo ha deciso di operarmi d’urgenza per un edema subdurale.

Sono stato quindi in rianimazione, per 8 giorni in coma farmacologico e poi mi hanno risvegliato.

Durante la prima operazione, mi hanno tolto una parte di osso della scatola cranica che è stato conservato a – 80 gradi alla banca dell’osso all’ospedale Sant’Andrea di Roma per poi reimpiantarmelo.

In passato, anche fino a un anno fa, la parte di osso asportata era conservata, a livello addominale, in pratica nella pancia. Siccome però così c’è possibilità di infezioni, allora è stata creata la banca dell’osso dove viene tenuto congelato.

La situazione, all’inizio, era critica e c’erano poche speranze che mi risvegliassi, soprattutto non sapevano come mi sarei risvegliato e se avessi subìto danni a livello cerebrale. Poi tutto è andato bene, sono quindi stato ricoverato in neurochirurgia fino al 14 gennaio e dopo un po’ di riabilitazione a Roma, il 14 febbraio sono finalmente rientrato a casa”.

Leonardo ringrazia chi ha permesso tutto questo. “A partire dai soccorsi del 118 che subito si sono resi conto della situazione e hanno così avvertito l’ospedale per cercare il neurochirurgo reperibile. Sono infatti arrivato che già erano pronti.

Poi il neurochirurgo Luigi Pentimalli, il primario della Neurochirurgia Riccardo Antonio Ricciuti e Daniele Marruzzo. Poi, piùin generale, dalla Radiologia per la tempestività con cui hanno operato, alla Rianimazione e tutto il reparto di Neurochirurgia perché – conclude il giovane – è grazie a loro se adesso sto conducendo di nuovo una vita normale”.


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13 maggio, 2019

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