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Stato di diritto - A proposito di libertà di stampa e di finali a tarallucci e vino

Alcuni punti fermi…

di Carlo Galeotti
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Il prefetto Giovanni Bruno in visita alla redazione di Tusciaweb

Il prefetto Giovanni Bruno in visita alla redazione di Tusciaweb

Viterbo – Vogliamo chiarire alcuni aspetti della vicenda che ci ha visto in prima linea in questi giorni in difesa della libertà di stampa.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito, un po’ attoniti, a certi comportamenti del prefetto di Viterbo Giovanni Bruno che a nostro parere ledevano il nostro lavoro dal punto di vista della libertà.

Abbiamo rivendicato punto su punto i nostri diritti garantiti dall’articolo 21 della costituzione. Senza se e senza ma.

La nostra non era una battaglia ad personam. Era una battaglia, certo in provincia ma con risonanza nazionale, in difesa di un diritto. Il diritto di cronaca.

Non ce l’avevamo quindi con Giovanni Bruno, ma con un prefetto.

Ieri il prefetto Giovanni Bruno ha deciso di venirci a trovare per cercare di dare una spiegazione. Come nostra tradizione l’abbiamo incontrato. Nella nostra sede. Abbiamo spiegato al prefetto nuovamente che cosa dei suoi comportamenti non era, secondo noi, consono al suo ruolo e soprattutto al dettato costituzionale. Senza infingimenti. Ribadendo punto su punto ciò che abbiamo scritto.

E abbiamo messo in chiaro che la nostra redazione non transige sulla questione dei diritti. Sul diritto di cronaca. Sulla libertà di stampa. Che non è solo libertà dei giornalisti, ma di tutti i cittadini. Quando si mette al bavaglio alla stampa, in qualsiasi forma, sono tempi duri per lo stato di diritto. Tempi duri per i cittadini. Diceva un grande italiano: “Dove c’è strage di legalità c’è strage di popoli”.

Ora abbiamo messo un punto fermo. I giornalisti possono fare il loro lavoro senza che nessuno ci si ponga in mezzo. Sia anche un prefetto. Anche nella Tuscia. Che è tornata a essere territorio della repubblica.

Il prefetto ha avuto il coraggio morale di venirci a incontrare. Va detto, senza la prosopopea del ruolo. Ha discusso e tentato di chiarire. Senza ovviamente scalfire le nostre convinzioni.

Ma, sempre come è nostra tradizione, concediamo volentieri l’onore delle armi a un prefetto che ha deciso di aprire un dialogo. E di cercare di chiarire alcuni comportamenti.

Come dire: fissati i punti fermi inderogabili che abbiamo illustrato sopra e al prefetto, per noi l’incidente si chiude. Nella certezza, come ci ha garantito il prefetto, che certi episodi non si ripetano più.

Non si tratta di un finale a “tarallucci e vino”, ma nel segno dello stato di diritto. Della libertà. Della libertà di stampa. Tutte cose che, ne siamo certi, non possono non essere in cima anche ai pensieri di un prefetto.

E quindi buon lavoro a tutti.

Carlo Galeotti


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4 giugno, 2019

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