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Viterbo - Ieri pomeriggio il convegno sulle scoperte fatte nei butti di tre comuni a nord della Tuscia - La mostra sulle ceramiche del borgo fantasma resterà aperta fino al 14 luglio

Quando a Celleno mangiavano i cani… e a Tessennano le tartarughe

di Daniele Camilli
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Viterbo – A Celleno si mangiavano i cani. E a Tessennano le tartarughe. Nel medioevo. Il bello del butto. E delle sue viscere. Quelle, appunto, di Celleno, che il comune del borgo fantasma, la fondazione Carivit e l’università degli studi della Tuscia, nomi e cognomi, Marco Bianchi, Marco Lazzari e Giuseppe Romagnoli, stanno restituendo alla storia della Tuscia. Portando alla luce un patrimonio di straordinario valore e conoscenze strappato più di quarant’anni fa dalle mani dei tombaroli.

Ieri pomeriggio la conferenza sul butto di Celleno. Dopo l’apertura della mostra a Palazzo Brugiotti dove ha sede lo splendido museo della ceramica gestito dalla Fondazione presieduta da Lazzari. Fra l’altro, come Lazzari stesso ha detto, “la mostra sul butto si potrà visitare fino al 14 luglio. Abbiamo allungato i tempi perché è stata un vero e proprio successo di pubblico”.


Viterbo - I butti della Tuscia

Viterbo – I butti della Tuscia


Il convegno si è concentrato su tre butti della Tuscia scavati dall’università di Santa Maria in gradi. Celleno, Tessennano e Graffignano. Nel cuore del medioevo viterbese. Ieri, seduti al tavolo, assieme a Lazzari e Romagnoli, che all’unitis fa il docente di metodologia della ricerca archeologica e di archeologia dei paesaggi, c’erano anche Francesca Alhaique, docente anch’essa all’università della Tuscia, Giovanni Chiellini, professore di biotecnologie e di scienze e tecnologie alimentari, e il ceramologo Romualdo Luzi. In sala anche i sindaci di Celleno, Graffignano, Piero Rossi, e Tessennano, Ermanno Nicolai.


Viterbo - Romualdo Luzi, Francesca Alhaique, Giovanni Chiellini e Giuseppe Romagnoli

Viterbo – Romualdo Luzi, Francesca Alhaique, Giovanni Chiellini e Giuseppe Romagnoli


Il butto di Celleno venne scoperto all’inizio di febbraio 1975. Di fatto, grazie alla soffiata di un tombarolo coinvolto nello scavo clandestino del butto. Da quel punto di Celleno vecchia vennero portati via e spediti in tutta Italia almeno 10 camion di reperti archeologici. Poi qualcosa tra i tombaroli non funzionò. Fecero prima a cazzotti, poi a palate. E infine si presero a pistolettate. Uno di loro fece la spiata e tutti vennero sbattuti in galera. Da quel momento per i pezzi di ceramica inizia un’altra odissea. Finché, quasi quarant’anni dopo, l’università e il comune di Celleno non se li ritrovano a Tuscania. Da dove sono state portate via con le utilitarie degli archeologi della soprintendenza che se li andarono a riprendere senza neanche pensarci due volte. E quella fu la salvezza dei reperti, oltre ottomila, scoperti a Celleno. Da quel momento in avanti sono stati studiati, analizzati e oggi una parte è esposta al museo della ceramica in via Cavour a Viterbo.


Viterbo - In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo – In mostra il leggendario butto di Celleno


“Una scoperta, come quelle fatte a Celleno, Tessennano e Graffignano – ha detto il ceramologo Luzi che ha moderato l’incontro – che ci permettono di ricostruire la vita e le abitudini quotidiane nella Tuscia durante il medioevo. Vita e abitudini anche di famiglie nobiliari, come quella dei Gatti cui apparteneva il butto di Celleno”.

“Nei tre butti – ha spiegato Alhaique – ci sono molluschi, crostacei, pesci, anfibi, conigli, lepri, martore. Ci sono poi volpi, asini, maiali. C’è pure un cane, che è stato macellato. A Celleno. Quindi è possibile ipotizzare che sia finito sulla tavola di qualcuno. Diverse sono invece le tartarughe ritrovate a Tessennano con segni inequivocabili di cottura…”.

I molluschi, molto presenti nei butti, venivano usati anche come assorbenti e amuleti.


Viterbo - Giuseppe Romagnoli

Viterbo – Giuseppe Romagnoli


In un butto il quotidiano del medioevo e i suoi gusti. La storia orale della terra. La prima delle fonti, quella di diretta derivazione dallo scavo. I frammenti che vengono alla luce. Poi ci sono le fonti scritte, manualetti di bon ton medievale e ricettari vari. Fondamentali per ricostruire le abitudini alimentari delle terre di Tuscia.

Le tartarughe ritrovate nei butti sono in tutto 14. Dieci a Tessennano e quattro a Celleno. Nel medioevo circolava pure una ricetta sulle poverelle. “Piglia le testudine più grosse che sono migliore. Et falle pulire cusi vive in un caldaro. He lessale tanto pulire finche sia ben cotte he poi cazale dal grasso he taglia via la testa he la coda he li piedi he natale bene che non li resta alcuna immonditia”.


Viterbo - Francesca Alhaique

Viterbo – Francesca Alhaique


I butti sono importanti e la mostra a palazzo Brugiotti merita il successo che ha avuto. “E i butti sono importanti per la comprensione del territorio – ha detto infine Romagnoli – perché sono contesti chiusi, rimasti sigillati e inalterati. Contesti che riflettono i consumi di una società del passato”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Nelle viscere del butto – Le ceramiche del leggendario butto di Celleno – Il borgo fantasma di Celleno

Articoli: Il “romanzo criminale” del leggendario butto di Celleno – In mostra a Palazzo Brugiotti le ceramiche del leggendario butto di Celleno


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15 giugno, 2019

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