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Viterbo - L'avvocato Guido Saleppichi durante un convegno a palazzo dei Priori - Ugo Mattei (comitato Rodotà): "Col dare tutto in mano ai privati, lo stato perde la sua sovranità"

“Con la chiusura della Masse di San Sisto si distrugge un bene storico”

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Viterbo - Il convegno sui beni comuni con il sindaco Giovanni Arena

Viterbo – Il convegno sui beni comuni con il sindaco Giovanni Arena

L'avvocato Guido Saleppichi

L’avvocato Guido Saleppichi

Ugo Mattei del Comitato Stefano Rodotà

Ugo Mattei del Comitato Stefano Rodotà

Antonello Ricci

Antonello Ricci

Viterbo - Il convegno sui beni comuni

Viterbo – Il convegno sui beni comuni

Viterbo – La chiusura delle Masse di San Sisto al centro del convegno “Beni comuni, una proposta di legge popolare per i diritti fondamentali della persona” del comitato popolare Difesa beni pubblici e comuni Stefano Rodotà.

Con la pubblicazione sul bollettino ufficiale della regione Lazio del progetto di chiusura-ricondizionamento del pozzo San Sisto, è iniziato l’ultimo atto delle Masse. A giorni infatti, presumibilmente martedì (fino ad allora resteranno aperte), partirà l’intervento di installazione di qualcosa che assomiglia molto a un tappo, con tanto di valvola e impianti di monitoraggio. E l’acqua prenderà la direzione del Paliano. Il Paliano, di cui è titolare, insieme alla concessione mineraria, la Freetime della famiglia Belli, è uno stabilimento in fase di realizzazione. Venendo a mancare l’acqua, il termalismo alle Masse andrà a morire.

“Un imprenditore – afferma l’avvocato Guido Saleppichi durante il convegno a palazzo dei Priori – vuole dare vita a un progetto anacronistico, che nemmeno negli anni ’70 sarebbe stato realizzato, provocando la distruzione di un bene millenario che fino ad ora era dei cittadini: da sempre la Masse di San Sisto erano tra i quindici bagni storici della città di Viterbo”.

L’obiettivo del convegno era quello di “riportare al centro dell’interesse di tutti la questione dei beni comuni”. Partendo dalla proposta di legge popolare sui beni comuni promossa dal comitato che porta il nome del giurista, politico e accademico Stefano Rodotà. Per il comitato, “la privatizzazione del patrimonio naturale e culturale italiano compromette il suo controllo democratico e priva le generazioni future di opportunità e sicurezza. Il futuro dell’Italia dipende da come proteggiamo i beni comuni dalle ondate di privatizzazioni che da decenni interessano il nostro paese. Il comitato Rodotà vuole riconsegnare il futuro dell’Italia in mano ai suoi cittadini, creando i meccanismi giuridici per opporsi alla sua svendita”.

“Le proprietà pubbliche – dice Ugo Mattei, fondatore e presidente del comitato Rodotà – sono diventate proprietà private di chi detiene il potere. Ma che il bene comune sia pubblico o privato non perde di valore né di bellezza, perché il suo valore e la sua bellezza sono più forti del titolo di proprietà. Eppure stiamo vivendo una fase di trasformazione, operata da stato e privati, di trasformazione dei beni comuni in veri e propri capitali. Insomma, i beni sono garantiti ma ormai sono alla mercé dello stato. E tutto ciò, dal punto di vista politico, è bipartisan. E lo è da sempre. Ma dare tutto in mano ai privati prima o poi porta al crollo, perché lo stato perde la sua sovranità”.

Mattei ne è convinto: “Adesso le privatizzazioni dei beni comuni avvengono senza controlli, eppure i controlli servono. Il saccheggio del potere delle cose pubbliche è legalizzato, ma i beni sono legati al nostro essere persone e devono essere governati nell’interesse delle generazioni future”.

Il convegno è stato introdotto dal sindaco di Viterbo Giovanni Arena e concluso dall’artigiana orafa Pina Perazza. Organizzato, oltre che dal comitato Rodotà, dalle associazioni di promozione sociale Tuscia & Friends e Sifà, ha visto la partecipazione di Antonello Ricci. Il docente del master Dibaf-Unitus per narratori di comunità ha spiegato la storia della sala regia di palazzo dei Priori, il bene comune in cui si è tenuto il convegno.


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23 giugno, 2019

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