Viterbo – “Sono arrivata alla fine di questo Vietnam parlamentare, che ho dovuto affrontare con l’elmetto della pazienza e le armi della mediazione e dell’ascolto, perché ho avuto quello che la Sinistra, il mio stesso partito, non ha più: coraggio”. La voce si incrina leggermente a Monica Cirinnà, senatrice eletta nelle liste del Partito democratico, intervenuta martedì sera al Caffeina Festival per la presentazione del libro L’Italia che non c’era, edito dalla Fandango Libri.
Prima firmataria e relatrice della legge che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze di fatto, Monica Cirinnà racconta nel suo libro, che è un diario e una cronaca parlamentare, tutti i retroscena del percorso legislativo: gli accordi, i tradimenti, i voltafaccia, le prove di forza, gli insulti, le ironie, a volte pesantissimi
“”Forse la Cirinnà ha un figlio omosessuale” o “È stata omosessuale lei stessa ed è per questo che si dà tanto da fare”. Questo è un piccolo esempio delle allusioni che venivano continuamente fatti nei miei riguardi – dice la senatrice – e che ho dovuto incassare. Io sono un’eterosessuale, sposata, con quattro figli, e se mi sono data da fare è perché è dal 1988 che si cercava di fare una legge che riconoscesse alle coppie dello stesso sesso una vita famigliare. Non nego che quando il presidente della commissione giustizia mi convocò e disse di volermi nominare relatrice per il disegno di legge sulle unioni civili, coppie di fatto e convivenze, mi siano tremate le vene dei polsi.
Ho subito pensato che avessero scelto me, una neofita, per far arenare la legge, per affossarla, dando a me tutte le colpe. Sono uscita dall’ufficio del presidente con una frase sulle labbra, ”mi dia ventiquattro ore”, e molti interrogativi nella testa”.
Con un interrogativo che dominava su tutto.
“Come coniugare in un testo di legge, asettico per definizione, amore e diritto, sentimenti e termini giuridici? Mi era stata affidato qualcosa di grande e insolito: una legge sull’amore – racconta Cirinna -. Un amore taciuto e discriminato. Un amore vessato e colpito da pregiudizi e stereotipi. Ho avuto paura, il coraggio è venuto dalla casella di posta elettronica pubblica, assegnata insieme alla nomina di senatrice, dove sono arrivate centinaia di lettere, che mi chiedevano di rispettare le attese dei tanti che, da assenti, chiedevano di diventare presenti. Ho accettato l’incarico per divenire il loro tramite.
Per me, la parola “potere” è l’infinito del verbo potere. Potere far qualcosa per migliorare il mio paese, per permettere ai tanti di vivere qui, e non altrove, con dignità, libertà e laicità la loro relazione”.
Sull’esodo nascosto e silenzioso dei tanti omosessuali, che lasciano le piccole province italiane per trasferirsi nelle grandi città o all’estero, dove sperano di trovare una nuova dimensione senza essere discriminati, è intervenuto Stefano Scatena, psicoterapeuta viterbese, che da anni si occupa di queste difficili tematiche: “Sono anni che nella mia professione assisto, impotente, a questo triste fenomeno. Conosco tanti, tantissimi ragazzi, maschi e femmine, nella provincia di Viterbo, una tipica provincia italiana, che scoperto il loro orientamento sessuale, decidono, talvolta a malincuore, di sradicarsi, per non essere stigmatizzati. Stigmatizzati per cosa, poi?
Una mole enorme di studi scientifici, fatti indipendentemente in diversi paesi, dimostrano che la sessualità della specie umana è “fluida”, complicata, e che esiste una predisposizione genetica all’omosessualità. L’orientamento sessuale non è una scelta. Lo si eredita con il proprio corredo genetico. Recenti ricerche rivelano che una coppia omosessuale può crescere figli sani. Non c’è nessuna differenza tra i figli cresciuti da coppie etero e quelli cresciuti da coppie omo. Se delle differenze ci sono, sono dovute allo stigma. Quanto affermo è scienza non opinione e, men che meno, opinione politica”.
Cirinnà torna sulla legge.
“La legge Cirinnà è solo il primo passo verso il matrimonio egualitario – aggiunge Cirinnà -, un tentativo per far capire a tanti che essa non contiene nessun germe catastrofico, paventato da alcuni. Certo ci sono ancora buchi da colmare, il riconoscimento genitoriale del secondo partner è un insopportabile vuoto normativo, ma non dispero. Abbiamo gettato delle buone basi.
Sono contenta del lavoro fatto. E la felicità è la vendetta verso chi ha remato contro. Come dice la Merini: “Niente fa più impazzire la gente che vederti felice””.
Giuseppina Ruggiero – Tusciaweb academy
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